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L’ANALISI | Muro Duncan e marcature: così Semplici ha ribaltato il Cagliari

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La normalità portata da Leonardo Semplici non può, e non deve, essere un concetto riduttivo. Il nuovo allenatore del Cagliari, infatti, ha messo in campo alcuni cambiamenti anche tattici che sono una delle ragioni del doppio successo dei rossoblù contro Crotone e Bologna. Non solo mentalità e serenità dunque, ma anche piccoli accorgimenti che tanto piccoli non sono visti i risultati.

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Corti e tradizionali – Chi è pro e chi è contro. Il tema? La costruzione dal basso. La sfida contro il Bologna l’occasione per Semplici di schierarsi senza se e senza ma dalla parte di quelli per i quali un rinvio lungo del portiere non è lesa maestà. Avendo di fronte una compagine che proprio tra le linee trova la propria linfa vitale, il Cagliari ha evitato ciò che è accaduto nella gara di andata in occasione del gol di Soriano.

Rinvio lungo senza dubbi di sorta, questa la scelta dei rossoblù di fronte al pericolo seconde palle e trequartisti felsinei. Soriano, Sansone, Orsolini e la variabile Barrow avrebbero potuto far male su palle vaganti, con la squadra lunga sarebbe stato un invito a nozze. Il Cagliari versione Di Francesco spesso e volentieri abbozzava la partenza palla a terra dalle retrovie, a volte rinunciando al passaggio corto di Cragno, ma senza avere il tempo di accorciare il campo con la salita in avanti dei difensori per il rinvio. Semplici, come si vede nella prima immagine proposta, sceglie di puntare sul rilancio lungo del suo portiere e la squadra è racchiusa tutta in circa venti metri. Difficile dunque per il Bologna trovare lo spazio per sorprendere tra i reparti vista l’assenza di campo libero .

Difesa di corsa – I tre centrali come prima arma di corsa. Curioso, ma questo dicono i dati e andando a vedere i particolari la conferma arriva anche dal campo. Quando si pensa ai chilometri percorsi non può che venire in mente il nome di Nández, in seconda battuta quello di Marin. Contro il Bologna, però, a macinare più campo è stato Ragnar Klavan e dietro di lui Diego Godín. Rugani ha disputato soltanto il primo tempo e probabilmente anche lui salirebbe sul podio al posto di Duncan – terzo – se avesse giocato l’intera gara.

Nel caso proposto è Klavan a seguire come un’ombra Barrow fino alla linea di metà campo. Si è trattato però di una costante di tutta la partita vedere i centrali rossoblù andare quasi a uomo fino alla mediana sui propri avversari diretti. Rugani prima e Ceppitelli poi su Sansone, il centrale estone su Orsolini e su Skov Olsen, Godín su Barrow, senza dimenticare il lavoro più che prezioso di Duncan su Soriano e l’aiuto di Zappa da un lato e di Nández dall’altro nei raddopi. Sincronismi perfetti tra i cosiddetti braccetti e i quinti, ma anche tra il mediano ghanese e le mezzali al suo fianco. Squadra corta, difesa a uomo nella zona fatta di marcature strette, poco respiro ai bolognesi anche quando provavano a scendere tra le linee per liberarsi.

Il soldato Alfred – Il centro di gravità difensivo del Cagliari è stato Duncan. Il ghanese è risultato fondamentale sotto numerosi aspetti, sia in fase di possesso che di non possesso. Un lavoro certosino di cucitura dei reparti in una sorta di rombo difensivo atipico, con Godín vertice basso, Rugani prima e Ceppitelli poi come punto laterale a destra e Klavan a sinistra, Duncan vertice alto. Una disposizione che ha favorito diversi scenari.

Il primo ricalca perfettamente quanto metteva in campo Semplici in quel di Ferrara. I quinti di centrocampo non solo come preziosa arma difensiva per una squadra che si schiera quando bassa con il 5-3-2, ma arma offensiva senza alternarsi, anzi, dando presenza in attacco contemporaneamente. Il tutto grazie al ruolo di Duncan come quarto difensore aggiunto, mediano che dà equilibrio e che permette ai compagni di preoccuparsi meno in copertura. Sia nel primo che nel secondo tempo, infatti, è spesso capitato che con Nández al cross a sinistra arrivasse in area sul lato opposto Zappa e viceversa.

Sempre in fase di possesso la solidità tattica del ghanese ha permesso a Marin di essere più libero. Non che il romeno si sia visto particolarmente, ma spesso e volentieri la sua corsa verticale ha aperto lo spazio per l’impostazione palla al piede di Klavan o Godín, consapevoli peraltro di essere coperti proprio da Duncan. In occasione della conclusione di Simeone a tu per tu con Skorupski la giocata parte proprio dal difensore estone, si sviluppa grazie alla presenza del mediano in copertura – e in marcatura preventiva su Soriano – e Klavan può aprire sull’esterno verso Zappa il cui spazio si libera grazie al movimento a L rovesciata di Marin. Il romeno prima va in verticale e poi si apre sull’esterno per lasciare l’interno al compagno quinto di destra che può così servire in verticale una delle due punte

Palle scoperte – Uno dei punti dolenti del Cagliari di Di Francesco era la gestione delle palle scoperte in combinazione con una difesa a volte troppo alta e incapace di scappare all’indietro al momento giusto. Semplici ha portato maggiore aggressività sul portatore avversario come dimostrano le marcature strette dei difensori e del mediano, ma non ha paura, quando la marcatura salta, di chiedere ai suoi un baricentro nettamente più basso.

Il tutto grazie ancora una volta a Duncan. Il mediano sosta davanti al trio di difensori, i quinti si abbassano sulla linea dei centrali di difesa, l’aggressività sul portatore resta elevata, ma non c’è comunque il pericolo di essere sorpresi alle spalle dalla palla in verticale. Reparti corti – tranne le punte che provano a far tenere l’attenzione alta alla difesa avversaria – e nessuna paura di difendere bassi se necessario.

Sei punti in due partite e una salvezza che non appare più un miraggio. Segnali importanti, ma appunto segnali che non possono essere definitivi. Semplici sa bene che l’esame del campo non finisce con le vittorie su Crotone e Bologna, ma che altre conferme saranno necessarie fin dalla gara di Genova contro la Sampdoria dell’ex Claudio Ranieri. Restano però aspetti positivi importanti che non si limitano alla sola mentalità, ma anche a una nuova normalità tattica che ha riportato il sereno anche in campo e non solo nello spogliatoio. La salvezza non è più una chimera, ma abbassare la guardia resta un rischio che vista la classifica non si può affatto correre.

Matteo Zizola

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