Leonardo Pavoletti | Foto Luigi Canu

L’ANALISI TATTICA | Cagliari camaleontico, ma poco spettacolo

Questione di equilibrio e di scelte. Il pareggio tra Cagliari e Udinese ha regalato diversi spunti tattici anche grazie alle decisioni di Di Francesco, senza dimenticare i singoli nelle situazioni chiave della gara.

Cambio in corsa – Il tecnico abruzzese ha messo in campo l’ormai classico 4-2-3-1 chiedendo a Joao Pedro un supporto costante in fase di non possesso per compensare la densità maggiore nella zona mediana del campo dei friulani.

Le difficoltà alle quali è andato incontro il Cagliari sia in apertura sia nei primi venti minuti della ripresa nascono proprio dal sacrificio di Joao Pedro. Il numero dieci brasiliano ha seguito il compito di controllare Walace in fase di non possesso, ma così facendo la libertà di Samir ha creato problemi. Nández, che teoricamente avrebbe potuto accorciare sul brasiliano come Sottil sul lato opposto su Becao, si trovava in mezzo a tre fuochi, quello del difensore e quello del duo Zeegelaar – Pereyra.

Joao Pedro è stato così costretto a scegliere spesso e volentieri se attaccare Samir o al contrario controllare Walace finendo altrettanto spesso per occupare la cosiddetta terra di nessuno ed essere messo in mezzo dal duo. Come si vede nell’immagine sopra, quando il rossoblù ha deciso di puntare sul difensore si liberava lo scarico per il regista e si è venuto a creare un buco a metà campo che ha reso vita facile ai movimenti in profondità delle due punte veloci Pussetto e Deulofeu.

Di Francesco, vista anche la pressione dell’Udinese nella seconda frazione, ha così optato al 64′ per il cambio tattico con l’inserimento di Ceppitelli in luogo di Pavoletti e il passaggio al 3-5-2. Una mossa che si è rivelata corretta, da quel momento in poi gli uomini di Gotti non hanno più creato pericoli mentre alcune critiche si potrebbero muovere sulla scelta di tenere in campo fino all’88’ Joao Pedro, apparso sottotono e stanco.

Con il 3-5-2 sia Zappa (in alto a dx) sia Lykogiannis (fuori immagine in alto a sx) trovavano maggiore libertà di spinta e la conseguenza sono stati soprattutto gli affondi del greco che però non hanno trovato gli avanti pronti ad attaccare i suoi palloni in mezzo all’area. Marin è passato al ruolo di vertice basso del triangolo di centrocampo, mentre Carboni è cresciuto fino a cercare anche l’affondo in verticale.

Proprio il centrale di Tonara è stato protagonista in negativo nelle due azioni più importanti create dall’Udinese, la prima in apertura e successivamente in occasione del pareggio firmato da Lasagna.

Ahi Carboni, ma non solo

Con Samir libero di impostare grazie a quanto visto con la prima immagine (Joao Pedro su Walace), ecco che il difensore friulano ha potuto tranquillamente eseguire il lancio in verticale. Palla scoperta, facile lettura, il difensore di norma dovrebbe “scappare” all’indietro per evitare di essere preso d’infilata soprattutto quando il proprio avversario ha tutt’altro passo come nel caso del duello Carboni – Pussetto. Il giovane classe 2001 si fa sorprendere, legge in ritardo la giocata e solo grazie a Cragno è stato evitato lo svantaggio fin dal terzo minuto.

Ed è proprio la prestazione di Carboni finché il Cagliari è rimasto schierato con la difesa a 4 che ha lasciato più di qualche dubbio. Non solo l’occasione del 3′ minuto, ma anche il gol di Lasagna vedono il centrale di Tonara evidenziare alcune difficoltà.

Come si può notare nelle immagini riportate, Carboni viene sorpreso dallo sviluppo dell’azione che nasce da una palla lasciata dall’arbitro all’Udinese dopo lo stop per l’infortunio di Nández. Una situazione che tutta la squadra non ha saputo leggere forse dimenticando un aspetto del nuovo regolamento e aspettando una restituzione del pallone alla difesa friulana da parte di Sottil piuttosto che la giocata immediata di De Paul. A prescindere da ciò è però il movimento di Carboni ad accorciare su Pussetto – già controllato da Godín – a favorire lo scatto in profondità di Lasagna e infine la rete dell’attaccante.

L’errore di Carboni è abbastanza grave, ma anche la predisposizione dei compagni nel momento in cui l’arbitro lascia il pallone a De Paul non è delle migliori per usare un eufemismo. Tutti sulle gambe, il buco centrale lasciato dai due mediani senza che nessuno dei due scali verso la difesa – restano piatti in linea – e infine Sottil che copre un ipotetico passaggio esterno piuttosto che frapporsi tra De Paul e la soluzione centrale.

In vista della gara contro la Roma, da ex per Di Francesco, il Cagliari dovrà ancora una volta lavorare su alcuni aspetti, uno su tutti quello della poca densità in mezzo al campo che ha spesso penalizzato la squadra di fronte ad avversari con la difesa a tre e la mediana a cinque. Non solo, ma anche la concentrazione dovrà giocoforza salire perché il gol subito contro l’Udinese se da un lato ha in Carboni il colpevole individuale, dall’altro ha nella mentalità la responsabilità collettiva. Staccare la spina anche solo per trenta secondi è qualcosa che in Serie A si paga salato e contro i giallorossi, ricchi di campioni, il rischio è anche maggiore rispetto a quanto accaduto contro l’Udinese.

Matteo Zizola

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