agenzia-garau-centotrentuno
Il gol di D'Ambrosio dell' 1-2 | Foto Emanuele Perrone

L’ANALISI TATTICA | Cagliari, carattere ma troppi errori sui calci da fermo

Scopri il nostro canale su Telegramle-notizie-di-centotrentuno-su-telegram

Nella ormai nota diatribe tra Massimiliano Allegri e Daniele Adani l’ex allenatore rossoblù sottolineava l’importanza delle individualità sulle teorie tattiche. Prima di analizzare la gara persa per tre a uno dal Cagliari contro l’Inter è doveroso dare la copertina ad Alessio Cragno, vero e proprio protagonista della partita della Sardegna Arena.

L’intervento su Sanchez è solo una delle parate che il portiere di Fiesole ha dovuto effettuare per tenere a galla la sua squadra, poi passata in vantaggio e infine rimontata e battuta dai nerazzurri. Una prestazione maiuscola che non può essere inficiata da una certa indecisione soprattutto sul secondo gol siglato da D’Ambrosio e che merita il fotogramma rappresentativo della sfida.

Percorso di crescita – Di Francesco ha messo in campo gli stessi undici di Verona tranne uno, con Lykogiannis che ha ripreso il suo posto a sinistra in luogo di Tripaldelli. Un 4-2-3-1 che per lunghi tratti, in occasione del possesso manovrato dell’Inter, si trasformava in un 4-4-1-1 grazie al lavoro di Zappa e Sottil.

La difesa giovane vista al Bentegodi è stata confermata anche contro la squadra di Conte. Walukiewicz se l’è cavata discretamente, mentre Carboni ha rappresentato l’anello debole della linea. Un passo comunque importante e necessario per un ragazzo che ha dalla sua l’età e che deve passare anche da prestazioni difficili contro avversari importanti come Lukaku. Il belga lo ha scelto come target, il 2001 di Tonara ha sofferto sia dal punto di vista tecnico che mentale. La prima occasione in cui l’Inter mette alla prova Cragno nasce da un errore abbastanza grossolano di Carboni che rinvia di destro sui piedi di Eriksen innescando la giocata nerazzurra.

Tante, troppe volte Lukaku ha utilizzato Carboni come perno sul quale far ruotare la manovra offensiva dei compagni. Il centrale rossoblù veniva spesso attirato fuori dalla linea in pressione alta, ma praticamente mai è stato in grado di vincere il duello contro il più prestante ed esperto belga. Perso di fisico restava il provare a giocare d’anticipo, ma anche in quel caso Carboni non è stato in grado di prendere mai il tempo al gigante nerazzurro. Infine dai falli ingenui a quelli che mancano. Carboni in almeno una delle diverse occasioni nelle quali ha provato a fermare alto Lukaku avrebbe potuto spendere anche un giallo, i troppi cartellini presi nelle prime gare di Serie A stanno forse mettendo la museruola al ragazzo che deve ancora migliorare nelle scelte.

Anche nella gestione degli spazi tra lui e i compagni di difesa Carboni deve migliorare alcune letture. Sul cross a servire Sanchez, fermato poi con il piede da Cragno, il giovane centrale è troppo concentrato sul pallone perdendo così di vista il cileno, abile a trovare il buco tra i due difensori rossoblù.

Joao a sprazzi – Leader assoluto a Verona, alla caccia di conferme contro l’Inter. Joao Pedro ha provato anche di fronte ai nerazzurri a mettere in campo la stessa prestazione vista al Bentegodi, ma solo in poche occasioni ha trovato spunto – e spazi – pur non facendo mancare l’impegno.

Quando Zappa con il suo tiro sporco serve di fatto Pavoletti si chiudono le porte scorrevoli della partita del Cagliari. Il centravanti spedisce a lato, i rossoblù non vanno sul due a zero poco prima del riposo e l’Inter riesce a salvarsi da un uno-due che avrebbe probabilmente cambiato il secondo tempo. L’azione però nasce da una giocata del nuovo Joao Pedro, un trequartista moderno capace sia di chiudere le azioni che di aprirle. La nuova veste del brasiliano metà stoccatore metà regista avanzato se contro l’Inter non si è vista con continuità per il futuro può diventare sicuramente una chiave per la manovra offensiva del Cagliari.

Cragno o zona? – Prima il passaggio al 5-3-2 che, a posteriori, può essere visto come il momento in cui la partita ha cambiato verso. Poi i due gol, entrambi da azione da calcio d’angolo ed entrambi a prima vista con apparenti responsabilità di Cragno. Se la terza e definitiva rete di Lukaku è figlia di una richiesta del portiere accettata dall’allenatore e ha poco di tattico, il pareggio di Barella e il raddoppio di D’Ambrosio nascono da piccoli errori individuali ed enormi errori tattici.

Calcio d’angolo, palla spostata dopo corner corto, cross. Il Cagliari difende a zona, dieci uomini più Cragno sono racchiusi tra la linea di porta e gli undici metri. Densità, evitare che i giganti nerazzurri possano colpire da vicino, ma anche un prestare il fianco all’altrui terzo tempo cestistico e soprattutto lasciare libera la zona tra il dischetto del rigore e il limite dell’area. Né Nández né Marin hanno la prontezza per attaccare Barella, ma è a monte che la disposizione sembra eccessivamente improntata alla difesa dell’area piccola. Certo, c’è una respinta con i pugni di Cragno non efficace che esce centralmente proprio sull’ex di turno, ma il problema principale resta una tattica che aveva già fatto vedere limiti nelle precedenti gare.

Se poi alla densità all’altezza dell’area piccola non corrispondono aggressività e attenzione ecco che la frittata può avvenire anche a pochi passi da Cragno. Il secondo gol è un’altra azione d’angolo, un altro pallone mosso, un altro cross questa volta sul secondo palo. Difficile la lettura, il portiere rossoblù deve prima pensare al primo palo poi muoversi rapidamente seguendo la traiettoria – peraltro perfetta – creata da Barella. Difficile, ma non impossibile e non è lesa maestà dire che Cragno avrebbe forse potuto superarsi anche in questa situazione. Resta però il nodo tattico, ancora una volta, resta una difesa a zona sui calci piazzati molto bassa che permette così il terzo tempo a D’Ambrosio. Resta, infine, un Klavan che forse convinto della buona posizione di Cragno decide di non accorciare sull’avversario, mentre Walukiewicz a copertura dello spazio oltre il secondo palo non ha la reazione necessaria per cambiare compito in corsa.

Un Cagliari che deve dunque migliorare prima di tutto la gestione dei calci piazzati in difesa, dettaglio spesso decisivo che ha visto i rossoblù soffrire parecchio in questo primo scorcio di campionato. La sensazione è però che la strada intrapresa sia quella giusta e che ora serva l’accelerata dopo la fase di apprendimento, con il rientro degli assenti o dei giocatori a mezzo servizio – Nández, Simeone, Godin su tutti – ecco che il Cagliari e il suo mister avranno il compito di far seguire al positivo anche la concretezza dei punti.

Matteo Zizola

 

Al bar dello sport

1 Commento
Inline Feedbacks
Vedi tutti i commenti