L’ANALISI TATTICA | Cagliari: più difensivo, ma sempre poco compatto

Un cambio sorprendente pur se per certi versi annunciato alla vigilia. Di Francesco ha rimodellato il suo Cagliari nei primi quarantacinque minuti della sfida contro la Juventus, ma il risultato non è stato quello sperato. Di fronte i campioni d’Italia, quindi tutto va riportato alle giuste proporzioni, ma più che il punteggio è la prestazione ad aver lasciato l’amaro in bocca. Una manifesta inferiorità, nel palleggio, fisica, atletica, tattica. Non che i rossoblù non abbiano provato a incidere e a dare il massimo, ma la sensazione è che il cambio di disposizione non abbia agevolato la squadra, già priva di tre certezze – Godín, Nández e Lykogiannis – e che ne ha perso ulteriori con il 3-4-2-1 del primo tempo.

Questione di spazi – Il Cagliari ha sofferto prevalentemente tra le linee. Poco da dire sulla fase offensiva, lo zero alla casella dei tiri in porta parla da sé, ma aver aumentato la densità difensiva non ha prodotto meno patemi, anzi.

Quando la Juventus attaccava la linea rossoblù passava a cinque con l’abbassamento da un lato di Zappa e dall’altro di Tripaldelli. Il problema però nasceva nel momento in cui uno dei due attaccanti puri bianconeri, Ronaldo o Morata, uscivano dalla linea difensiva per portarsi sulla trequarti. La scelta di Di Francesco è stata quella di far salire uno dei centrali, spesso uno tra Pisacane e Klavan, lasciando così lo spazio agli inserimenti degli esterni bianconeri e costringendo così quelli difensivi rossoblù a movimenti a fisarmonica, dalla fascia al centro e viceversa. Da notare anche la posizione di Joao Pedro e Ounas che portavano la squadra a disporsi con una sorta di 541 o, più spesso, 5221.

Quanto scritto sopra diventa evidente quando la Juventus riusciva a far spingere Cuadrado e Tripaldelli si trovava a dover scegliere tra chiudere lo spazio apertosi con l’uscita di uno dei centrali e andare ad accorciare sul colombiano. L’ingresso di Sottil nella ripresa e il ritorno al classico 4231 ha parzialmente ovviato a questa situazione, ma per 45 minuti il giovane terzino all’esordio dal primo minuto ha patito non poco questo tipo di movimenti anche perché Joao Pedro non aveva la forza di andare a supportarlo in copertura. Dall’altro lato la coppia Zappa – Ounas ha sofferto degli stessi problemi, senza per questo incidere in fase offensiva.

Compattezza perduta

L’uscita di uno dei centrali sulla trequarti è ancora più chiara in occasione del vantaggio della Juventus. Klavan va ad accorciare su Bernardeschi e a quel punto di crea un due contro due tra Morata e Ronaldo contro Pisacane e Zappa. Il dubbio a posteriori è se sia stata la scelta corretta chiedere a uno dei tre difensori di andare a prendere l’uomo tra le linee piuttosto che domandare lo stesso compito a Rog o Marin, senza mettere in difficoltà tutta la linea arretrata.

L’evoluzione del vantaggio siglato da Ronaldo vede comunque un Cagliari ben piazzato nel contrastare il portoghese. Tre uomini sul numero sette bianconero senza che nessuno riesca a chiudere l’angolo di tiro. Certo, Ronaldo può concludere indistintamente di destro e di sinistro, Zappa fa il suo temporeggiando, mentre è Pisacane che sbaglia decisamente la posizione mettendo anche in difficoltà il più giovane compagno che non ha la forza di spingere il difensore napoletano per chiudere lo spazio. Anche Rog ci mette del suo, troppo leggero nel provare a supportare la marcatura sull’avversario.

Calci piazzati dolenti

Non solo difficoltà nel contrastare la manovra degli uomini di Pirlo, ma anche tante sui calci piazzati a sfavore. Il gol del raddoppio della Juventus è un esempio, ma anche la traversa di Demiral così come altre occasioni hanno sottolineato lo strapotere fisico dei bianconeri sui rossoblù. In particolare sul secondo gol di Ronaldo si aggiunge anche un difetto di concentrazione, sul calcio d’angolo tanti giocatori del Cagliari sono poco reattivi e sulle gambe e il resto lo fanno la staticità di Zappa e la distrazione di Pisacane. Guardando al movimento di Ronaldo che passa proprio alle spalle del giovane terzino, si nota come lo sguardo di Pisacane sia tutto rivolto al pallone e per nulla a quanto avviene dietro di lui. È così un gioco da ragazzi per il portoghese mettere dentro il pallone alle spalle di Cragno.

Una sconfitta che comunque non deve lasciare segni, contro la Juventus è nell’ordine delle cose tornare senza punti da Torino, anche se la prestazione deve essere un campanello d’allarme per il futuro. La ricerca dei famosi equilibri può anche passare da un sana follia nelle scelte, lasciare la strada vecchie per la nuova non ha dato i risultati sperati e può essere un ulteriore insegnamento per Di Francesco in caso di nuove assenze nel prosieguo del campionato.

Matteo Zizola

 

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