L’ANALISI TATTICA | Cagliari, tra crescita ed errori che si ripetono

Un punto che vale più di quanto dica il numero, un piccolo passo per la classifica un grande passo per il morale. Verona non è stata fatale, campo spesso ostico secondo tradizione e che in una domenica piovosa di dicembre ha regalato al Cagliari risposte positive soprattutto considerando le assenze. Risposte positive arrivate sia sul piano individuale sia su quello collettivo, anche se non si possono dimenticare i primi 45 minuti di difficoltà, se si vuole anche fisiologiche, e alcuni errori che si ripetono come nel recente passato.

Da Ronaldo alla traversa – Contro la Juventus il campanello d’allarme, al Bentegodi la conferma. Il Cagliari soffre sui calci piazzati, una questione non solo fisica ma anche se non soprattutto di concentrazione. Il gol annullato giustamente a Di Carmine viene preceduto dalla traversa colpita dall’attaccante gialloblù.

Come accaduto contro Cristiano Ronaldo è nuovamente Zappa a lasciarsi sfilare alle spalle la punta avversaria. Non c’è Pisacane, ma Rog a fare da spalla al compagno e dividersi le responsabilità anche se è più che altro il terzino classe ’99 a sbagliare lettura. Come a Torino così a Verona Zappa guarda sempre e soltanto il pallone che arriva dal corner sul lato opposto, né prova a sentire fisicamente Di Carmine – la distanza è troppo ampia tra i due – né volta lo sguardo sull’avversario che ha vita facile nel sorprenderlo.

Difesa alta – Tra i dettami del calcio di Di Francesco il principale è forse la posizione della linea difensiva che deve essere sempre pronta ad accorciare fino ad arrivare alla linea di metà campo. Una difesa alta, a volte utile a recuperare palla già nella zona mediana altre volte foriera di attacchi alle spalle degli avversari. Il gol del vantaggio del Verona nasce proprio dalla bravura della squadra di Juric nel sorprendere in velocità i rossoblù.

Carboni accorcia altissimo su Di Carmine, Faraoni parte da lontano con un Sottil che non prova nemmeno a disturbarne la corsa. Come da immagine sopra, Faragò è in pieno controllo di Zaccagni – l’autore del gol dopo lo sviluppo della giocata – mentre Walukiewicz è forse troppo distante da Tripaldelli vista la scelta di Carboni di uscire dalla linea.

Dopo la prima verticale su Barak, Faraoni appare lanciato e ormai irrecuperabile. Sul lato opposto Faragò è ancora in controllo e con circa due metri di vantaggio, mentre si apprezza maggiormente la posizione leggermente errata di Walukiewicz. Dubbi anche sulla scelta di Cragno di restare troppo tra i pali fin dall’alba della giocata gialloblù, il pallone messo in verticale da Barak sembrava di facile lettura e, pur non avendo la controprova, resta l’interrogativo sulla possibilità che il portiere rossoblù anticipasse Faraoni prima dell’assist decisivo a Zaccagni.

 

Difesa alta che può essere croce, come in occasione del vantaggio veronese, e delizia come nel gol del pareggio siglato da Marin. L’azione parte da Walukiewicz che recupera il pallone sulla linea di metà campo, lo conduce per qualche metro e poi trova Pavoletti. Una giocata simile per certi versi a quella del gol di Simeone contro il Crotone, anche se a differenza di quell’occasione con Pavoletti centravanti non è l’attaccante ad andare in profondità ma uno dei centrocampisti.

Marin box to box – Il gol del pareggio del Cagliari è la ciliegina sulla torta di una prestazione finalmente convincente di Razvan Marin. Non solo sprazzi di regia come avvenuto nelle prime partite, ma continuità di corsa, di presenza sia offensiva che difensiva e soprattutto la capacità di attaccare lo spazio verticale sia con i passaggi che con lo scatto.

La rete del classe ’96 romeno arriva con una giocata che ricorda quelle delle mezzali inglesi box to box. Un gol alla Gerrard o alla Lampard, con Marin che si inserisce tra le linee, resiste alle diverse cariche e batte il portiere in uscita. Non quindi un muovere la palla tra le linee, ma un muovere se stessi alla ricerca del triangolo lungo con Walukiewicz e Pavoletti.

Joao Meravigliao – Numero dieci sulla maglia, una prestazione totale che pur senza il gol ha mostrato un leader tecnico, tattico e umano. Se Marin ha disputato la sua migliore gara da quando è arrivato in Sardegna lo deve anche all’apporto dato collettivamente da parte di Joao Pedro. Una partita fatta di regia a tutto campo, movimenti a liberare gli inserimenti dei compagni, intelligenza calcistica servita sul prato del Bentegodi.

L’esempio è in una delle tante proiezioni sulla destra d’attacco da parte del Cagliari nella ripresa. Walukiewicz, ancora lui, gioca il pallone in verticale tra le linee, trova Joao Pedro che a memoria serve sul lungo Zappa che nel frattempo aveva lasciato partire la propria corsa. Importante anche la posizione di Pavoletti che, per tutta la gara, ha creato spazi alle proprie spalle lottando continuamente con la difesa scaligera.

Un Cagliari dunque che esce dal Bentegodi con il sorriso, un punto importante che vale anche di più per via della prestazione con cui è stato ottenuto. Una base solida da cui partire in attesa di recuperare i tanti assenti, con l’Inter all’orizzonte un buon viatico per andare a caccia di conferme contro i nerazzurri. Di Francesco spera di ritrovare Nández e Godin (almeno), ma la crescita del collettivo e di chi ha giocato meno è la migliore notizia che arriva dalla trasferta di Verona.

Matteo Zizola

3 Commenti
Inline Feedbacks
Vedi tutti i commenti