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L’ANALISI | Un Cagliari vittima di se stesso butta via la vittoria

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Il pareggio subito al novantesimo, unico tiro in porta degli avversari. I tre punti che diventano uno solo, l’ultimo posto in coabitazione che resta tale. Il Cagliari fermato dalla Salernitana più che di un’analisi tattica avrebbe bisogno di un’analisi psicologica. Perché l’abbassamento dopo il meritato vantaggio è una costante e le parole di Mazzarri dopo la gara evidenziano una reazione figlia più del subconscio che di una scelta.

Ritorno al passato
Resta però una partita dai tre volti da guardare alla lavagna. Un primo tempo non all’altezza dell’importanza della sfida, un secondo più propositivo che ha portato al vantaggio siglato da Pavoletti. Infine un ultimo quarto d’ora con il baricentro che piano piano si è avvicinato verso Cragno, fino a invitare la Salernitana all’assalto finale.

Mazzarri sceglie di tornare alla difesa a tre, puntando su Bellanova e il rientrante Dalbert come esterni e Nández interno destro di centrocampo. Questo nel primo tempo, perché nel secondo il canovaccio cambia. Il baricentro nella prima frazione è basso, la squadra compatta centralmente, Marin gioca quasi da seconda punta grazie alle incursioni verticali che lo portano spesso sulla stessa linea di Keita o Joao Pedro.

Nella ripresa l’ingresso di Strootman, ma non solo, porta il Cagliari ad alzare decisamente le linee. La difesa è oltre la metà campo – secondo le posizioni media – la squadra è più allungata e larga, il tentativo di far aprire la Salernitana evidente. Dalbert si posiziona da ala più che da terzino, Bellanova da quinto di centrocampo più che di difesa, Carboni da braccetto con licenza di avanzare più che da marcatore. L’asimmetria con una disposizione più spostata sul lato mancino è evidente. Da un 5-3-2 si passa dunque a un 3-5-2, quasi un 3-4-3 grazie al movimento di Dalbert. Con l’ingresso di Pavoletti per il brasiliano, dopo un po’ di confusione iniziale, Mazzarri invita al 4-2-3-1, spesso un 4-1-4-1 grazie alle incursioni ancora di Marin.

Costante
Il vantaggio, come detto, porta a un abbassamento del baricentro pericoloso. Il gol di Bonazzoli, per quanto logica conseguenza di una squadra troppo chiusa in difesa, nasce però da due errori individuali.

Intanto si può notare la densità nell’area rossoblù, con tanti, troppi uomini tra il dischetto del rigore e Cragno. Proprio il portiere non riesce con uscite liberatorie a far rifiatare la retroguardia sui cross da lato a lato che si ripetono. Eppure, nonostante tutto, le marcature sono attente, strette e la difesa ben schierata al netto della vicinanza alla propria porta.

A far saltare il banco ci pensa Bonazzoli. La punta ex Sampdoria gioca a nascondino con Nández e l’uruguaiano si fa sorprendere clamorosamente. Quando parte il cross dal lato opposto il León è concentrato soltanto sul pallone e non guarda l’avversario. È qui che Bonazzoli capisce di poter prendere il tempo al numero 18 rossoblù.

Il momento esatto in cui Bonazzoli crea i presupposti per l’anticipo su Nández è quando l’uruguaiano per la prima volta si accorge di lui alle proprie spalle. Il bilanciamento del corpo del rossoblù, però, è per un leggero spostamento all’indietro, nel tentativo di tagliare fuori Bonazzoli. Ma, sulle gambe, non riesce a contrastare l’attaccante che è partito con netto anticipo e può prendergli il tempo con facilità. Il resto lo fa Cragno che sì non vede il pallone – è coperto da Joao Pedro – ma è colpevole di non riuscire a intercettare il tiro nell’unico punto in cui può terminare in rete, il suo palo.

Sprazzi di positività
Il Cagliari ha dominato la gara soprattutto nella ripresa. Non solo per possesso palla, ma per la capacità di aprire la difesa avversaria mancata nella prima frazione.

Nel primo tempo l’unica soluzione era quella del duo Bellanova-Nández, anche se Marin e compagni spesso non hanno assecondato la catena laterale di destra. Il León era bravo a partire dalla posizione di mezzala per allargarsi e creare la superiorità numerica con il compagno, mentre in mezzo Keita e Joao Pedro si alternavano nella verticale, uno da numero 10 – spesso Keita – e uno da centravanti – il capitano.

Spinta
Nella ripresa il Cagliari spinge con maggiore convinzione. La cartina di tornasole sono le posizioni degli esterni, di Carboni e di Marin.

Il movimento di Keita a uscire dalla linea difensiva avversaria per poi attaccare la profondità, il supporto con sovrapposizione interna di Carboni alla spunta di Dalbert, la ricerca di Marin nello spazio che si creava nella trequarti centrale offensiva, Bellanova sul lato opposto pronto a chiudere. Questi i dettagli che Mazzarri ha provato a utilizzare per sbloccare la gara, riuscendoci con l’ingresso di Pavoletti.

Razvan Marin non è stato preciso al momento della conclusione, né su punizione né nelle azioni che lo hanno portato al limite dell’area. Ma il cambio di raggio d’azione, da mediano a incursore, è forse l’unica bella notizia della serata della Unipol Domus. In tante occasioni, sia nel primo che nel secondo tempo, il romeno è stato presente nel cuore della fase offensiva, creando sia da regista occulto che provando a cucire negli ultimi venti metri da numero dieci aggiunto.

Il gol del momentaneo vantaggio, oltre i gesti tecnici di Carboni – tunnel a Obi – e di Joao – bravo a trovare con il tempo giusto Pavoletti, ha come dettaglio importante la quantità di uomini rossoblù sulla trequarti avversaria. Sono sette, con Joao Pedro che ha tre opzioni di giocata e altri tre compagni pronti ad attaccare l’eventuale seconda palla. Il linguaggio del corpo, tutti hanno una disposizione propositiva e non dimessa, è sintomatico di una mentalità in quel momento corretta.

La situazione di classifica non dà adito a trovare aspetti positivi. Il finale con il fiatone, ma soprattutto con un blocco mentale che ormai va avanti da diversi mesi, è difficilmente correggibile sul campo. Questione più di uomini che di calciatori, più di tensione che di tattica. Mazzarri avrà pochi giorni per presentare a Verona una squadra che reagisca, il tempo per sterzare c’è, ma le giornate passano.

Matteo Zizola

 

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