Maran, 5 spunti su cui riflettere

Il Cagliari inizia il campionato con una sconfitta pesante alla Sardegna Arena contro il Brescia degli ex Cellino e Dessena.

Battuta d’arresto importante non tanto per il risultato, ma per la prestazione assolutamente incolore e che ha mostrato una squadra indietro sia dal punto di vista fisico sia, soprattutto, da quello del gioco. Maran è stato battuto su tutti i piani dal collega Corini, il rigore più che dubbio e l’infortunio di Pavoletti a fine primo tempo non possono essere alibi di fronte a una partita dominata per grandi tratti dalle rondinelle. La gara ha regalato alcuni spunti, più che altro negativi, sui quali ci sarà da lavorare in vista dell’Inter per ovviare a una falsa partenza sulla stessa falsa riga di quella di un anno fa a Empoli.

1) I CALCI PIAZZATI – Se tutti gli angoli a favore sono stati sprecati con battute non all’altezza, non è andata affatto meglio sui corner calciati dal Brescia. La difesa a zona ha fatto acqua, il Brescia ha sfruttato al massimo il posizionamento fin troppo compatto della retroguardia rossoblù. Sia in occasione dei due gol annullati sia in quella del rigore causato da Cerri è risultata evidente la totale mancanza di copertura sul secondo palo così come la disattenzione sulle sponde di testa dei saltatori bresciani. Inoltre anche lo schieramento sul possibile corner corto lasciava sempre un solo uomo a fronteggiare i due avversari, spesso addirittura supportati da un terzo elemento. Se l’anno passato la zona totale aveva regalato pochi gol agli avversari, quest’anno l’inizio non è stato dei più promettenti per usare un eufemismo.

2) IL RISCALDAMENTO PREPARTITA – Ha lasciato più di un dubbio il modo in cui il Cagliari si è allenato sui tiri in porta nel riscaldamento. Non le classiche conclusioni a turno dei giocatori, ma la squadra schierata esattamente come in campo (4-3-1-2) che si allenava sul giro palla prima di impostare l’azione d’attacco dopo il fischio di uno dei preparatori. Mostrare a tutti i movimenti offensivi, con la palla che dal centro veniva scaricata sull’esterno per il cross di certo non aiuta a sorprendere l’avversario di turno, anzi. Le difficoltà della gara in fase d’attacco, se non determinate da questo aspetto, non sono state sicuramente evitate mostrando le proprie armi fin dal riscaldamento

3) LA FASCIA SINISTRA – Dopo un inizio promettente, il Cagliari ha iniziato a soffrire soprattutto sul lato sinistro della propria difesa. Fra un Ionita forse in difficoltà dopo la botta in testa e un Lykogiannis che ha mostrato i suoi limiti ormai noti, le rondinelle hanno fatto il bello e il cattivo tempo con le incursioni di Sabelli, appoggiato da Dessena e dalle punte che a turno si allargavano sulla fascia. Inspiegabilmente Lykogiannis si stringeva quasi come terzo centrale costringendo così Ionita a un lavoro enorme di copertura di una porzione di campo troppo ampia. Richiesta del tecnico o errori di posizionamento del terzino greco?

4) LE DIFFICOLTÀ IN COSTRUZIONE – Maran ha deciso di schierare Nainggolan in cabina di regia, relegando Cigarini e Oliva in panchina e rinunciando così alle capacità del belga sulla trequarti dove Birsa, peraltro, ha vagato senza costrutto. La differenza abissale fra la partita di Tonali e quella del Ninja in costruzione è stata una delle chiavi della gara: il giovane bresciano trovava sfogo costante sugli esterni, non riceveva l’adeguata pressione degli avversari ed era libero di muoversi fra gli spazi, mentre Nainggolan era chiuso nella morsa bresciana e non aiutato dal movimento delle mezzali e soprattutto di Birsa e Joao Pedro, così come Pinna e Lykogiannis nel lungo termine hanno faticato in fase di spinta. Da qui il costante ricorso al lancio lungo con Ceppitelli e Klavan veri registi e troppo spesso chiamati alla palla verticale.

5) LE SCELTE E IL MERCATO – Lykogiannis per Pellegrini, nessun regista di ruolo, i cambi in corsa, le assenze che hanno riportato a galla i problemi di rosa corta, la mancanza di ricambi in attacco con Despodov e Han in tribuna forse per forzarne la cessione. Maran ha operati scelte conservative, è stato sfortunato con l’infortunio di Pavoletti, ha inserito troppo tardi Castro nonostante, parole sue, i 45 minuti di autonomia, ha messo Ragatzu nel finale ma come trequartista, lasciando Joao Pedro come seconda punta. Il rientro di Rog, lo spostamento di Nainggolan sulla trequarti e l’arrivo di una seconda punta che dia alternative diventano quasi obbligatori per il futuro.

Maran ha una rosa di livello e personalità, la prima partita non deve portare a giudizi affrettati, ma la continuità con le prestazioni peggiori dell’anno passato preoccupa e non poco. Una certa testardaggine tattica, la difficoltà nel modificare il canovaccio in corsa quando gli avversari creano problemi, il subire forse la personalità forte di alcuni nuovi elementi come Nainggolan e Nandez sono temi da non sottovalutare. Infine insistere su chi ha già ampiamente deluso, la titolarità per diritto più che per meriti indiscussi, la paura nel lanciare giocatori più freschi e che diano vitalità al gioco sono limiti del tecnico che andranno, senza dubbio, rivisti e modificati se non si vuol far spegnere l’entusiasmo di un ambiente che, comunque, ha applaudito i ragazzi al fischio finale certificandone l’impegno profuso. Un segnale non da poco, l’Inter domenica prossima darà ulteriori risposte.

Matteo Zizola

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