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Mekowulu e la cura Bucchi, il centro si prende la Dinamo?

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Sembrava avere le valige pronte Christian Mekowulu. Sembrava, che dopo un inizio positivo il verso della sua parabola fosse diventato senza spiegazioni discendente. Discontinuo, poco coinvolto negli schemi offensivi e con qualche distrazione difensiva sulle spalle di troppo, il centro nigeriano secondo molte voci sembrava pronto ad andar via. Poi, il cambio in panchina, la partita contro Napoli e un protagonismo ritrovato. Con le valige che potrebbero rimanere definitivamente chiuse ma per restare.

Più energia
Era chiaro che l’arrivo di Piero Bucchi sulla panchina di Sassari avrebbe portato a qualche cambiamento. Poco, in realtà, poteva essere fatto sul piano del gioco visti i tempi stretti per l’ex coach di Cantù che troverà nella sosta il primo momento reale di lavoro. Qualcosa però è stato diverso: perché la ricerca del vantaggio sotto le plance e un maggior coinvolgimento complessivo dei lunghi biancoblù ci sono stati. Così Mekowulu è tornato protagonista di una partita del Banco, sin dalla prima azione offensiva: rimbalzo in attacco, uso del corpo per farsi spazio e due punti sicuri appoggiandosi a tabellone. Un’energia che non si vedeva da tempo e che alla Dinamo è estremamente mancata in uno dei momenti più complicati mai vissuti da quando a Sassari si respira aria di Serie A. Otto punti nel solo primo quarto, diventati venti a fine partita e accompagnati da dodici rimbalzi, di cui cinque offensivi. Ma al di là del tabellino, l’ex Treviso è sembrato soprattutto più presente mentalmente: la sola palla persa è un segnale per un giocatore che spesso è andato alla ricerca di soluzioni poco semplici, così come lo è un linguaggio del corpo – uso della voce compreso – più positivo.

Amore non sbocciato
Eppure, era stato proprio Cavina a chiedere fortemente l’arrivo di Mekowulu. Il coach ex Torino non aveva mai fatto mistero della sua predilezione per il centro nigeriano, osservato e affrontato durante la sua prima stagione in Italia con la maglia di Orzinuovi e subito cercato per approdare in Piemonte alla Reale Mutua. L’incontro è stato solo rimandato di un anno ma la realtà si è dimostrata profondamente diversa da quanto i due avevano immaginato. La poca partecipazione in attacco e a rimbalzo del giocatore, così come le accuse pubbliche dell’allenatore già dalla conferenza stampa post-partita contro Milano, hanno reso complesso un rapporto parso irrecuperabile dopo il ritiro deciso dalla società. Il taglio di Clemmons aveva fatto pensare a una sorte simile per numero 21 biancoblù, così come le voci secondo cui gli agenti sarebbero stati scontenti del suo utilizzo. Il cambio di timoniere in panchina però sembra aver calmato definitivamente le acque, oltre che aver ridato al giocatore più centralità nel progetto.

Tuttavia, alcune lacune individuali rimangono e il lavoro dell’esperto coach sarà importante. I problemi in difesa sono gli stessi, anche se mascherati da una maggiore propensione alla lotta rispetto al recentissimo passato: la ricerca continua della stoppata, anche quando non ve ne sono i presupposti, è solo un esempio di come l’atleticità si possa trasformare in un’irruenza dannosa in alcuni momenti della partita. È proprio la lettura delle diverse situazioni e dei diversi momenti della partita, il lato su cui il centro nigeriano dovrà necessariamente migliorare per fare quel salto di qualità ricercato sin da quando è sbarcato a Sassari.

Matteo Cardia

 

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