#4 | L’arrivo degli americani

Quarto appuntamento con la storia della boxe in Sardegna a cura di Carmelo Alfonso.

Altri giovani talenti, nell’immediato dopoguerra, affollarono le palestre di pugilato che venivano aperte in quei centri dove avevano sostato i militari americani catapultati in Italia (molti in Sardegna) come truppe di occupazione. Giovani militari felici di poter dimenticare, in una terra per loro assolutamente sconosciuta, gli orrori di un conflitto che nessuno avrebbe voluto vivere. Così, nella nostra isola, si scoprì il baseball, sport molto popolare tra quei soldati, ed ebbero molta notorietà il basket ed appunto il pugilato, che peraltro già contava qualche campione. Le prime partite di baseball, a Cagliari, si disputarono nel campo di calcio di via Pola, una struttura realizzata nel 1924, dove giocò il Cagliari prima di trasferirsi allo stadio Amsicora (e conquistare lo scudetto tricolore). Seguitissime le partite di basket che si disputavano su un campo realizzato in prossimità dell’ingresso del Comando Marina in viale Colombo: inizialmente i due quintetti erano composti quasi esclusivamente da marinai Usa, imbarcati sulle navi ancorate in rada; poi da americani e da meno esperti cestisti cagliaritani. Proprio questi confronti consentirono a tanti nostri ragazzi di acquisire importanti fondamentali, indispensabili nel basket come in altre specialità, e di crescere tecnicamente.

Gli incontri di boxe tra pugili americani si svolsero, inizialmente, sul ring montato in una piazzola dello stesso Comando Marina: le manifestazioni, programmate esclusivamente per il sabato pomeriggio, ebbero grande successo (anche di pubblico) nonostante l’ingresso vietato perché “zona militare”. Proprio un cartello dov’era scritto “ingresso vietato ai non aventi diritto” stimolò la fantasia dei cagliaritani che aprirono palestre e montarono quadrati all’aperto per consentire a tutti di seguire liberamente gli incontri di boxe. Gli aspiranti campioni, in quel periodo, non si contavano: erano molti a salire sui ring ma quasi tutti pronti  a scendere immediatamente. Scarsa tecnica e, soprattutto, nessuna voglia di subire pugni. Non mancava, naturalmente, chi credeva di potersi creare un futuro con i pugni. Questa convinzione, alla lunga, contagiò non pochi ragazzi. E a quelli di cui abbiamo già detto, si aggiunsero Giulio Macioccu, un peso piuma che fallì di poco l’assalto alla corona nazionale professionisti (fu sconfitto ai punti, al termine di dodici riprese, da Bruno Grisoni); Efisio Aru, peso gallo, fece parte della nazionale militare; Piero Randazzo, peso welter: da dilettante indossò più volte la maglia azzurra e con la rappresentativa militare conquistò la medaglia d’argento. Altri giovani si affermarono in altre parti della Sardegna e non pochi indossarono più volte la maglia della nazionale italiana. Alghero, Porto Torres e Sassari, oltre a Cagliari, i centri dove per tanti anni il pugilato risultò lo sport più seguito.

Carmelo Alfonso

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