#15 | Burruni, che talento!

Gli algheresi hanno sempre avuto un ruolo importante nella storia del pugilato sardo e mondiale.

Ancora oggi, dopo molti anni, si parla di Paolo Spinetti, il primo italiano ad avere sconfitto, da dilettante, un pugile dell’Unione Sovietica a Mosca. Era il 1957. Il giovane algherese, definito dal maestro Franco Mulas “Un grande pugile” , nel Festival della Gioventù si impose sul pugile locale Zasukin e conquistò la medaglia d’oro nella categoria dei gallo. Arrivò in finale dopo avere eliminato il francese Kamara Diop ( da professionista molto noto anche in Sardegna per essersi battuto contro Ernesto Miranda, Zuddas, Rollo e Burruni), lo jugoslavo Mitrovic ed il polacco Koverski, tutti pugili di prestigio e dati favoriti per la vittoria finale. Spinetti, pur in possesso di ottime qualità tecniche (a Mosca si presentò con all’attivo soltanto sei combattimenti), per motivi di salute non passò mai tra i professionisti; con grande dispiacere del suo Maestro Mulas, che vedeva nel suo allievo un sicuro campione.

In quegli stessi anni andava affermandosi un altro giovane di nome Tore Burruni. Spopolava nella palestra di piazza del Ginnasio che proprio Mulas, con  alcuni amici, aveva messo su con molta fatica e pochi aiuti dalle amministrazioni pubbliche. Mulas capì subito che quel ragazzo, che si era presentato in palestra in cerca di notorietà, aveva qualità per diventare qualcuno, e comunque distinguersi dagli altri nel mondo della boxe. E così fu. Tore incantava per il suo innegabile talento.

Da dilettante conquistò il titolo di campione italiano dei mosca negli anni 1954 e 1955; vinse i Giochi del Mediterraneo nel 1955 e si laureò campione del mondo militari nel 1955 e 1956. Passato professionista nel 1957, la Sardegna trovò ben presto l’erede del sassarese Gavino Matta (diventato campione italiano dei mosca nel 1945) e del turritano Mario Solinas (campione d’Italia nel 1946), i due pesi mosca che spopolavano nell’immediato dopoguerra. Dopo dodici combattimenti (dieci vinti, uno pareggiato con Giacomo Spano ed un altro perduto con Aristide Pozzali ), Tore Burruni divenne campione d’Italia nel settembre del ’58 (vittoria ai punti su Giacomo Spano ad Alghero). Dopo questo successo, l’organizzatore cagliaritano Antonino Picciau, che per tanto tempo aveva ignorato l’algherese, inserì Burruni nel programma di una riunione che si svolse a Cagliari nel mese di ottobre;  avversario Oracio Accavallo, un argentino chiamato in Italia da Umberto Branchini, sconosciuto ai più (ma non a Branchini). Per presentare Accavallo al grande pubblico della boxe, Branchini e Picciau coinvolsero Burruni, e Klaus, procuratore del sardo, pur non conoscendo le qualità dell’argentino, accettò l’invito. Accavallo,  veloce e grande picchiatore, riuscì a prevalere sul campione d’Italia. Una autentica sorpresa che, fortunatamente, non ebbe conseguenze né sui rapporti tra Burruni, Klaus e Mulas, né sulla carrierta del campione italiano che a distanza di dieci mesi si prese la rivincita su Accavallo, battuto al termine di uno spettacolare combattimento che si svolse a Sassari. Burruni difese il titolo quattro volte: contro Salvatore Manca, a Milano, nel maggio del ’59; a dicembre  dello stesso anno, ad Alghero,  respinse l’assalto di Giacomo Spano; sempre col titolo in palio, nel 1960, sconfisse prima Angelo Rampin, ad Alghero, poi Salvatore Manca a Cagliari. Dopo una  lunga serie di combattimenti vinti e una sola sconfitta (a Milano, contro Albert Youmsy,  poi sconfitto ad Alghero), a Burruni fu proposto di battersi contro Risto Luukkonen per il titolo europeo .

Era il 29 giugno del 1961 e Alghero in festa si strinse attorno al suo campione che rispose con una grande prestazione e la conquista del titolo continentale. L’Italia aveva trovato l’erede di Enrico Urbinati, un peso mosca che spopolò tra gli anni trenta e quaranta fino a quando abbandonò l’europeo dopo avere battuto il sassarese Gavino Matta, per abbandono all’undicesima ripresa, e Fortunato Ortega costretto al ritiro al tredicesimo round. Tore Burruni dominò in  Europa per molti anni. Difese il titolo, e vinse, contro Derek Lloyd a S. Remo (Kot alla sesta, match trasmesso dalla Rai ); Mimou Ben Ali ( vittoria ai punti a S. Vincent); Pierre Rossi a Milano (altra vittoria ai punti); Renè Libeer ad Alessandria (successo ai punti); infine, a Roma, nell’aprile del 1964, ebbe la meglio sul  promettentissimo inglese Walter Mc Gowan.  La lunga serie di successi tra il 1957 ed i primi mesi del’65 ( Burruni disputò 81 combattimenti perdendone soltanto tre contro Pozzali, Accavallo e Albert Younsy) convinse Branchini a lanciare la sfida al campione del mondo Pone Kingpetch, che per un bel po’ di soldi ( diverse decine di milioni di lire) accettò l’offerta dell’organizzatore Rino Tommasi, oltre che la sede, Roma. Burruni, dal canto suo, si accontentò di una “borsa” modestissima. Vinse e Alghero festeggiò adeguatamente il suo prestigioso concittadino divenuto campione il 23 aprile del 1965. Dopo avere difeso il titolo contro Gattellari a Sidney, Burruni venne sconfitto a Londra dall’inglese Mc Gowan.

Per qualche difficoltà nel peso, Burruni passò tra i gallo, conquistò l’europeo battendo Ben Alì, a Napoli, e poi lo difese contro Franco Zurlo e Pierre  Vetroff, quindi decise di dedicarsi all’insegnamento della boxe: per la gioia della sua amatissima moglie, Rosetta Paulesu, e dei figli  Gianfranco e Pierpaolo. Centonove i combattimenti sostenuti, di cui 98 vinti (31 prima del limite), 9 perduti ed uno pareggiato. Dopo avere dedicato a Tore Burruni la piazza e il viale che porta a Fertilia, la città di Alghero pensa ancora al suo illustre concittadino. Nella piazza Ginnasio, li dove affacciava la palestra frequentata da Burruni, ora in fase di riordino, potrebbe essere collocata una statua del campione.La proposta del giornalista Carlo Branca non ha lasciato insensibili gli amministratori locali.

Carmelo Alfonso

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