Radja Nainggolan in Cagliari-Parma | Foto Emanuele Perrone

Nainggolan III: dove giocherà nel Cagliari di Di Francesco?

Un ritorno atteso tre mesi, una trattativa che da lunga ed estenuante a ottobre è diventata lampo a fine dicembre. Radja Nainggolan torna in Sardegna, le visite mediche di rito in tarda mattinata a Villa Stuart e poi l’attesa per l’arrivo nell’isola per vestire nuovamente la maglia numero 4 rossoblù.

Non c’è due senza tre – Quella che inizierà ufficialmente il 4 gennaio con la riapertura del mercato sarà la terza volta del Ninja a Cagliari. Un Nainggolan distante dal giocatore che esordì in Serie A con la squadra allenata da Max Allegri, distante anche da quello che è diventato un centrocampista di livello europeo con la maglia della Roma. L’esperienza in nerazzurro da cancellare, forse uno degli affari più deludenti per rapporti resa – aspettative negli ultimi anni della Serie A. Il Nainggolan calciatore dal punto di vista tecnico e mentale non si discute, mentre da quello tattico e atletico apre legittimamente la strada a delle domande. Di Francesco in primis dovrà capire che collocazione dare al centrocampista belga che ha tanto voluto fin dal suo approdo sulla panchina rossoblù e che è un calciatore differente da quello che incontrò in giallorosso.

Come Joao Pedro  – Il tecnico abruzzese dovrà così capire che strada intraprendere per il suo Cagliari formato 2021. Il nodo tattico diventa il più importante da dirimere e dando per scontato che un posto nell’undici titolare per il Ninja dovrà essere trovato, ecco che, come accaduto per Joao Pedro, Di Francesco potrebbe cambiare volto alla squadra. Obiettivo utilizzare al meglio la rosa a disposizione e permettere ai giocatori più rappresentativi di incidere al massimo. Così come dal 4-3-3 si è passati al 4-2-3-1 per riportare il numero dieci brasiliano al centro della manovra offensiva, allo stesso modo l’arrivo di Nainggolan potrebbe imporre un restyling che da un lato non snaturi la squadra e dall’altro permetta al Ninja di esprimersi per quelle che sono le sue caratteristiche attuali.

Cancellare il passato – Nainggolan è stato senza dubbio nei suoi anni migliori una delle mezzali più decisive e dirompenti non solo del campionato italiano, ma del calcio europeo. Quel Nainggolan però appartiene al passato e Di Francesco dovrà dimenticare il Ninja di Roma per capire il prima possibile dove poter inserire il suo leader designato. Con il passare degli anni l’ormai prossimo numero 4 rossoblù ha via via avanzato il proprio raggio d’azione, trasformandosi da vero e proprio tuttocampista a collante tra centrocampo e attacco, un regista avanzato moderno, trequartista atipico comunque più portato alla fase offensiva che a quella di rottura.

Quale veste? – Pensare a un Nainggolan davanti alla difesa assieme a Marin e in sostituzione dell’infortunato di lungo corso Rog non sembrerebbe la soluzione ideale. Due i motivi, il primo la tenuta fisica dell’ex nerazzurro che non garantirebbe l’adeguato filtro in una posizione critica del campo, il secondo un Marin che ha dimostrato di preferire il fioretto alla spada e che dunque ha bisogno di una spalla di battaglia.Il Nainggolan maraniano appare la soluzione più appropriata, vertice alto del rombo con l’ex allenatore rossoblù e “sottopunta” nel 4-2-3-1 di Di Francesco. Il problema, però, diventerebbe dove schierare Joao Pedro che proprio in quella posizione ha ritrovato se stesso dopo l’inizio difficile da esterno d’attacco del 4-3-3.

La possibile soluzione – Guardando alla rosa del Cagliari e senza considerare eventuali ulteriori nuovi innesti la soluzione dell’enigma tattico potrebbe così essere il 3-4-1-2 o 3-5-2 a seconda delle situazioni di gioco. Uno schema che Di Francesco ha già messo in mostra come alternativa sia nella seconda parte delle gare contro Inter e Udinese sia soprattutto nell’ultima trasferta del 2020 a Roma. Uno schema che, peraltro, è un dolce ricordo del rapporto tra il tecnico e il suo sodale Nainggolan e che rimanda a quella serata di Champions contro il Barcellona che resta il punto più alto della carriera dell’allenatore abruzzese. Da un Lykogiannis che potrebbe tornare a svolgere quel ruolo di terzo a sinistra con cui fece bene nell’era Zenga a un Ceppitelli che sembra trovarsi meglio come centrale con due scudieri ai lati, arrivando all’altra faccia della medaglia di un Godín che proprio nella difesa a tre ha faticato in nerazzurro. In mezzo al campo però ogni tassello sarebbe al proprio posto, Nández e Marin a fare da cerniera, Zappa o Faragò sulla corsia destra, Tripaldelli sulla sinistra dove si aprirebbe l’unico buco da colmare sul mercato (Lykogiannis ha dimostrato anche a Roma di non essere a proprio agio in quella posizione).

Bocche di fuoco – Con l’1-2 offensivo ecco che ogni tessera sarebbe al proprio posto. Nainggolan potrebbe vestire i suoi panni migliori dietro le due punte proprio come fatto nella passata stagione, Joao Pedro resterebbe centrale nel gioco, Simeone la spalla ideale del brasiliano. A venire penalizzati sarebbero gli esterni d’attacco, da Sottil a Ounas passando per Pereiro e il giovane Luvumbo. L’ex Fiorentina ha già giocato proprio in viola come esterno a cinque di centrocampo, con alterne fortune e più bassi che alti. L’algerino diventerebbe un’alternativa da sfruttare in corsa o da trequartista o in un ipotetico 3-4-3 da utilizzare a seconda delle situazioni, Pereiro tornerebbe a quel ruolo di sottopunta che Zenga aveva definito la sua posizione ideale. Proprio il 3-4-3 alla Gasperini diventerebbe un’altra alternativa praticabile soprattutto senza Nainggolan in campo, anche se l’equivoco Joao Pedro tornerebbe alla luce con prepotenza.

Qualunque sarà la decisione di Di Francesco dal punto di vista tattico va da sé che la collocazione di Nainggolan è un falso problema, soprattutto per un allenatore che fin dai primi giorni a Cagliari non ha mai nascosto il forte desiderio di averlo con sé. Un problema che è meglio avere piuttosto che non avere a maggior ragione dopo l’infortunio occorso a Rog. Nainggolan è il primo passo verso un Cagliari che vuole tornare a stupire e mettersi alle spalle un 2020 negativo, ora tocca a Di Francesco trovare la quadra.

Matteo Zizola

 
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