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Olbia: bando agli isterismi, ma ora serve un cambio di passo

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Bene ma non benissimo. All’indomani della sconfitta esterna col Pescara (1-0) è tempo di riflessioni per l’Olbia di mister Canzi che, al di là del valore indubbio dell’avversario e del risultato maturato allo scadere (Drudi al 84’), deve fare i conti con un’emorragia di 4 sconfitte nelle ultime 5 partite e un attacco asfittico con appena 2 gol all’attivo nello stesso periodo, con la squadra che è scivolata nella seconda metà di classifica dopo il primo quarto di stagione. Senza voler buttare via il bambino insieme all’acqua sporca è opportuno partire con un’osservazione e qualche numero.

Bianchi spuntati – Partiamo dall’osservazione: dal momento che si è perso è evidente che qualcosa è mancato, e senza troppi giri di parole possiamo dire che manca una fase offensiva consistente che permetta alla squadra di alzare il proprio baricentro spostando la pressione sulla squadra avversaria. A voler essere precisi questo è successo poco anche contro il Montevarchi, nella trasferta vinta 2-0 dai bianchi, dove fu letale Udoh in contropiede per sbloccare il risultato e incanalare la partita sui binari giusti, ma appena il livello degli avversari si fa più consistente ecco che le difficoltà si fanno palesi. Unica eccezione la sfida contro l’Imolese (0-2 al Nespoli), in cui solo un grande portiere Malgrati ha negato il gol ai bianchi.
Oltretutto, detto che il Pescara è indubbiamente una delle formazioni più accreditate per il salto di categoria, va evidenziato anche che gli abruzzesi finora avevano sempre subito gol, dando speranze a poter provare a fare male. Invece nessuna reale palla gol creata, una traversa colpita in modo abbastanza rocambolesco da Brignani e un’occasione per Demarcus lanciato in area e fermato da Di Gennaro in uscita. Decisamente troppo poco.

I numeri – Per descrivere meglio le difficoltà incontrate finora citiamo i freddi numeri: i bianchi hanno rimediato 7 sconfitte in 12 partite con la seconda peggior difesa del girone, accumulando ben 20 gol al passivo. Soltanto Pontedera e Montevarchi hanno fatto peggio dei bianchi, che per quanto stiano provando a curare meglio la protezione della propria porta sono ancora pericolosamente vicini alla media di 2 gol subiti a partita con cui hanno iniziato la stagione. Troppi per qualsiasi obiettivo si intenda raggiungere a maggior ragione se, come già detto, dall’altra parte del campo la fase offensiva fa tremendamente fatica a segnare.
Anche in questo caso i numeri sono piuttosto espliciti: se è vero che in totale i bianchi hanno segnato 14 gol in 12 uscite, bisogna evidenziare che nelle ultime 5 partite sono stati appena 2 (entrambi contro il Montevarchi), che diventano 3 nelle ultime 6 includendo la vittoria col Gubbio (1-0).

Cosa manca – Al netto che un pareggio sul campo del Pescara sarebbe stato salutato come un eccellente risultato da tutto l’ambiente gallurese, è chiaro che il cammino complessivo lascia qualche perplessità sulla crescita della squadra: l’inizio complicato della fase difensiva potrebbe esser stato il sintomo di qualche problema d’equilibrio, la cui ricerca ha portato ad una maggiore attenzione a coprirsi a discapito della produzione offensiva, con le tre punte spesso lasciate un po’ troppo isolate e costrette ad “inventare” una giocata per provare a sbloccare la situazione. Contro il Montevarchi Udoh fu bravo ad involarsi in contropiede, ma non si può sperare in un assolo ogni domenica.
Oltretutto appare ancora indietro di condizione Roberto Biancu, elemento chiave della stagione scora e figura portante dello spartito bianco per la capacità di fare da raccordo tra mediana e attacco avvicinando Ragatzu alla porta avversaria. Il suo pieno recupero sarà senza dubbio fondamentale per il futuro dei guardiani del faro, a partire dal prossimo impegno casalingo quando al Nespoli sarà di scena la Carrarese di Totò di Natale.

Claudio Inconis

TAG:  Olbia Serie C
 

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