Christian Oliva in azione contro il Leeds

Oliva: “Cagliari, diventerò titolare! E Nandez…”

Intervista fiume del Toto Oliva al giornale uruguaiano Ovacion: il numero 17 rossoblù ha parlato di vita privata e del sogno Celeste, passando per il rapporto con i sudamericani dello spogliatoio.

LA VITA A CAGLIARI – “Vengono spesso a trovarmi gli amici del quartiere, quelli di sempre. Ora sono con uno di loro. Vivo in un appartamento a circa 15 minuti dal centro di allenamento. La Sardegna è un posto bellissimo, ma è molto tranquilla: prima ero sempre nel casino del quartiere…non è facile, dato che vivo da solo per la prima volta, ma l’ho presa abbastanza bene. Con il cibo non ho grossi problemi, perché a mezzogiorno mangio al centro sportivo, solo merenda e cena a casa, ma mi arrangio per cucinare: più o meno qualsiasi cosa, se è buono o cattivo cambia poco, lo mangerò comunque (ride, ndr)”. 

L’APPROCCIO TATTICO –Ho giocato solo un anno al Nacional: ero nelle giovanili, non è come stare tra professionisti, ma io non torno indietro. C’è tempo per quello. Arrivare a Cagliari è stato un grande cambiamento, a cominciare dall’allenamento. Anche se con il Cacique Medina ci siamo allenati duramente, con metodi diversi e molte pretese, però qui in Italia tutto cambia. Per esempio, si gioca sempre su campi bellissimi. Puoi sempre fare la linea di gioco che ti sei immaginato, perché il campo lo consente. Cambia l’intensità, il modo di lavorare, tutto. Qua si lavora a livello tattico e su campo ridotto ogni giorno. Il giorno prima della partita non fai solo la rifinitura ma giochi sempre anche a campo ridotto. all’inizio lo pagavo un po’ e finivo stanco le partite. Questo approccio ti fa crescere e ti fa diventare un giocatore completo. Modulo? Il Cagliari gioca con il 4-3-2-1 o 4-3-1-2. All’inizio dell’anno stavo imparando a giocare da mezzala, in un’altra posizione ma ora sto giocando da volante. Ho giocato due partite da titolare e penso di aver fatto bene, spero di continuare così. È uno stile di gioco diverso rispetto al Nacional, perché il calcio italiano è molto tattico e intenso, ma penso di essermi adattato abbastanza rapidamente”. 

IL RAPPORTO CON I SUDAMERICANI – “Sono felice. Sono arrivato dieci mesi fa e ho giocato due gare molto impegnative: abbiamo vinto 1-0 al Napoli e 2-0 con l’Atalanta, entrambe da titolare, più altre gare da subentrato. Nandez? Non conoscevo Nahitan prima, ma è un crack come persona e come giocatore. Ci incontriamo spesso anche fuori dal campo, mangiamo insieme una o due volte a settimana, spesso anche con gli argentini. Ci siamo già organizzati per trascorrere la fine dell’anno insieme. I dirigenti si sono congratulati con me quando ho giocato. Voglio solo sempre giocare e giocare, punto a conquistare la titolarità in questa stagione, perché un giocatore che non gioca e un giocatore scontento. Per fortuna stiamo andando bene e la squadra sta girando”

LA NAZIONALE – “Spero di arrivare in nazionale: come ho sempre detto, ho fede ovunque io vada. Ovviamente la squadra ha grandi giocatori a centrocampo, ma ho fiducia e spero di arrivare. Cerco sempre di lottare per questo, ma se non dovesse essere possibile sono comunque tranquillo, perché so che ho dato il massimo. Poi, si sa: se sei in Europa e giochi bene, prima o poi arriverà la chiamata per la Celeste. Dipende da te stesso: se giochi bene, verrà il momento. A volte Nahitan mi dice che mi porterà in nazionale. Ma prima penso a giocare bene con il Cagliari, perché poi arriverà la convocazione”.

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