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Poca fiducia e tanta fatica: Dinamo, ancora in alto mare

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Credere in sé stessi è la missione più difficile da compiere per tutti. In una squadra assume un valore diverso, ancora più importante. Da quel sentimento che si costruisce nel tempo, negli alti e nei bassi, passa tutta una stagione. La Dinamo, anche nella sconfitta contro Brescia per 65-76, ha dimostrato di essere ancora nel mezzo di quel percorso che porta a costruire sicurezze e spregiudicatezza necessari a un gruppo che ambisce ad essere protagonista ai playoff.

Questione di testa
Oltre agli evidenti problemi offensivi, il primo sembra essere quello psicologico. Dopo aver parzialmente risolto il problema di approccio alla gara, il Banco sembra aver solo allontanato di dieci minuti il calo mentale, presentando contro Brescia lo stesso problema visto contro Reggio Emilia. La squadra di Cavina non è riuscita a tamponare con la difesa le difficoltà al tiro, evidenziate dal 3/14 dai 6.75 a fine secondo quarto, e si è ritrovata ad andare sotto di 11 punti prima di riuscire a reagire e a ricucire solo in parte lo strappo. Troppa poca l’intensità sul lato difensivo, che mostra solo a tratti le sue potenzialità: a fine primo quarto, la palla recuperata da Mekowulu e la sua schiacciata in contropiede sono state un assaggio di una portata finale mai arrivata. Manca la costanza nella convinzione di poter assorbire i colpi a livello di squadra, di poter incassare e ribattere non grazie alle singole individualità ma grazie a una divisione delle responsabilità. Assenza di fiducia che si nota dalle palle perse – 17 – ma anche dal linguaggio del corpo assunto in alcune situazioni di difficoltà, vedasi Gentile sul passaggio sbagliato nel possesso del possibile meno otto nell’ultimo periodo o di Burnell sempre nell’ultimo quarto mentre tornava in panchina.

Pacchetto piccoli in affanno
Per vincere contro Brescia serviva una prestazione all’altezza del pacchetto piccoli, reparto su cui la società e la gestione tecnica hanno deciso di puntare. La Leonessa ha impostato una difesa dura, preparata sulle varie situazioni d’uscita e con tante mani addosso, trovando in attacco le risposte che cercava sin dall’inizio dell’anno. Risposte che sul lato biancoblù non sono arrivate. Gentile e Logan ci hanno provato. Entrambi hanno avuto problemi in difesa su Della Valle, ma hanno provato a mettere energia ed esperienza, insieme a Bendzius, nei momenti in cui la Dinamo pareva poter rientrare in partita. Aspetti che sembrano mancare a Battle e soprattutto Clemmons. L’ex Syracuse, dopo una prima parte di stagione molto positiva, sembra non essere riuscito ad alzare il livello delle sue prestazioni e dimostra troppa poca confidenza al tiro. Manca anche un suo impatto in difesa, lato su cui anche Anthony Clemmons sembra aver sorprendentemente difficoltà. Nel confronto con Mitrou-Long, l’ex Monaco ha lasciato troppa libertà al punto di riferimento bresciano, che ha dominato i ritmi della gara non solo grazie al suo talento. In attacco, spesso ha forzato le situazioni, dimostrandosi ancora una volta più guardia che playmaker. “Deve capire quanto è importante per noi” ha dichiarato coach Cavina nella conferenza post-partita, confermando la sensazione di un numero 5 non interamente entrato nel sistema.

Dopo la prima settimana piena di lavoro Cavina stesso si aspettava una diversa prova dai suoi. Gli unici a dare risposte chiare sono stati Bendzius e soprattutto Treier, in crescita nell’ultimo periodo. La classifica sorride ancora perché la Dinamo, nonostante le due sconfitte, è quarta. Rimangono però alcuni aspetti su cui solo lui può dare direzione: regole certe in attacco e difesa, che aiutino a mettere in ritmo tutti i componenti del gruppo, Mekowulu su tutti, apparso ancora una volta troppo fuori dal match nonostante l’impatto positivo dei primi due quarti a livello offensivo. Dalle scelte e dalla questione mentale, passa il futuro di questa Dinamo che già mercoledì avrà l’occasione per rimettersi in moto: tornano la Champions League e Miro Bilan al PalaSerradimigni per riprendere il lavoro interrotto dalla brusca frenata contro Brescia.

Matteo Cardia

 

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