ANALISI TATTICA | Pressing, gol e spavalderia

Il Cagliari che ha vinto contro l’Inter ha messo in campo la migliore prestazione stagionale, in assoluto e, a maggior ragione, considerando l’avversario.

Una partita preparata e gestita alla perfezione da Maran e che dal punto di vista tattico ha dato segnali che confermano da un lato i miglioramenti già visti contro Parma e Sampdoria per quel che riguarda l’atteggiamento, dall’altro un’evoluzione positiva anche in fase di possesso palla, il cosiddetto gioco. Maran ha schierato i rossoblù con il classico rombo di centrocampo per gran parte della partita:

Soltanto quando Spalletti ha disposto i suoi con la difesa a tre, allargando il centrocampo con l’ingresso di Candreva, Maran ha cambiato la linea di centrocampo disponendola in linea: dentro Padoin a sinistra, Faragò ha scalato a destra mentre Bradaric e Barella si sono posizionati centralmente:

Il vero aspetto chiave dell’interpretazione della gara da parte del Cagliari è stato il pressing, organizzato e intelligente.

La novità più importante è stata la capacità di capire i tempi, il cosiddetto “momento”, giocando altissimi in prima battuta e arretrando immediatamente non appena la prima pressione veniva elusa dall’Inter. La prima regola di questo tipo di atteggiamento, infatti, è cercare di rubare palla il più vicino alla porta avversaria, ma disporsi con più uomini possibili dietro la linea del pallone una volta che si viene superati, così da evitare situazioni di inferiorità numerica e difesa scoperta.

Nel momento della pressione dell’Inter, il Cagliari è stato capace di compattarsi, con sugli scudi un Cigarini attentissimo nel bloccare gli inserimenti centrali di Nainggolan pur rischiando il doppio giallo in pochi minuti. La sua importanza però è ben evidenziata da un intervento su tutti:

Detto della fase difensiva, da sempre organizzata al netto di alcune disattenzioni fisiologiche, un altro passo avanti importante è stato l’atteggiamento spavaldo determinato da due fattori che hanno cambiato faccia al Cagliari rispetto ai mesi di crisi profonda. Il primo, senza dubbio, è la contemporanea presenza in campo di due terzini che hanno abbinato spinta e attenzione difensiva, eliminando così la prevedibilità degli attacchi mono fascia visti praticamente in tutta la stagione:

Il secondo fattore è stato invece l’inserimento costante delle mezzali a supporto di Pavoletti e Joao Pedro sui cross che arrivavano dalle fasce, sulla falsa riga di quanto avvenuto nell’ultima mezzora contro il Parma. Faragò è arrivato due volte alla conclusione da distanza ravvicinata, Ionita è andato vicino al gol di testa: solo l’imprecisione ha tolto la gioia del gol ai centrocampisti, ma la strada intrapresa è quella giusta.

Se il gol del vantaggio è arrivato da palla inattiva, altro grande classico del maranismo sul quale è ormai inutile ripetersi, il raddoppio rispecchia pienamente l’atteggiamento propositivo sia delle mezzali che soprattutto degli esterni, che con il loro lavoro hanno permesso al gioco di svilupparsi arioso e palla a terra riducendo al minimo il lancio lungo dalla retrovie. La rete spettacolare di Pavoletti arriva grazie a una giocata di squadra e sarebbe riduttivo limitarne la bellezza all’acrobazia del centravanti rossoblù:

 

Per trovare dei difetti nella prestazione del Cagliari si deve andare a rivedere sia quanto accaduto nel gol subito, sia un’altra occasione capitata sulla testa di Lautaro Martinez. Nel primo caso è bravo l’attaccante a fare un movimento perfetto, ma è anche disattento Ceppitelli che non copre l’unica zona dell’area dove potrebbe finire il pallone teso di Nainggolan, nonché rimane sorpreso anche Cragno che sembra aspettarsi una palla più verso il dischetto:

Nel secondo caso si tratta di una disattenzione tipica della difesa rossoblù, che si fa sorprendere dall’inserimento nello spazio del centravanti: classica situazione nella quale l’avversario sfrutta il buco fra il terzino che fa la diagonale e il centrale troppo concentrato sul pallone e poco sull’uomo di riferimento.

Ci sarebbero altre annotazioni, come ad esempio l’azione del rigore poi fallito da Barella e procurato da Despodov, o ancora il lavoro importante di Joao Pedro dal punto di vista tattico: in settimana ulteriori approfondimenti.

È stato, dunque, un Cagliari quasi perfetto che, in attesa dei risultati delle concorrenti, può comunque guardare con fiducia e tranquillità alla gara di Bologna, sulla carta meno proibitiva di quella contro l’Inter, ma che presenta due aspetti da non sottovalutare: la fisicità degli avversari e soprattutto le difficoltà ormai croniche dei rossoblù in trasferta, ancora di più quando alla prese contro dirette concorrenti che sanno chiudersi bene.

Resta da affrontare uno scontro diretto con il morale alto e con la classifica che sorride non può che essere positivo, ma attenzione, perché il Cagliari ha abituato a fare passi indietro non appena messa la testa fuori dalle sabbie mobili.

Matteo Zizola

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