Rally Italia Sardegna, si lavora per salvare l’edizione 2020

Futuro ancora in bilico, ma il Rally di Sardegna 2020 vuole rientrare a tutti i costi nel mini-calendario che assegnerà il titolo mondiale.

Regnano ancora delle incertezze per la manifestazione isolana che fa diventare da 15 anni la Sardegna il centro del mondo per gli appassionati di rally almeno per una settimana: la pandemia ha inevitabilmente scombinato tutti i piani degli organizzatori che avrebbero visto la propria creatura in corso di svolgimento esattamente in questi giorni. Come spiegato dal presidente dell’ACI Angelo Sticchi Damiani rimangono ancora da sciogliere parecchi nodi per la riproposizione della gara in una nuova data, alcuni non direttamente legati a motivi meramente sportivi: “C’è da trovare una nuova data e probabilmente riusciremo a trovarla a ottobre, anche se ci sono già rally importanti, se non sarà possibile l’ultimo weekend di settembre  Per farlo abbiamo però bisogno che la Regione Sardegna voglia fare questo rally, abbiamo una buona disponibilità da parte loro ma abbiamo bisogno di certezze, abbiamo bisogno di sostegno: è stato un anno difficile per tutti e anche per noi, stiamo sopportando dei costi importanti per il GP di Italia di Formula 1 e non avremo il ritorno dai biglietti. Ci devono essere delle entrate sufficienti da parte della Regione e spero vengano riviste le tasse di iscrizione di FIA e promotore: ci sarà poi da capire se ci sarà un numero sufficiente di gare affinché si possa avere la validità per il mondiale. Sono una serie di elementi che non dipendono solo da noi”.

Nella stessa diretta Facebook dell’Acisport, è intervenuto anche Antonio Turitto uno degli organizzatori del rally che ha confermato il massimo impegno: “Sarà importante stabilire un numero di prove, sette come dice Matton, per la validità del campionato. La Regione Sardegna è disposta ad allungare la stagione turistica fino a novembre vista la crisi del settore turistico. L’ipotesi del certificato sanitario di Solinas è decaduta, ora serve un’autocertificazione. Noi saremmo anche pronti ad organizzare un rally a porte chiuse anche se è uno sconvolgimento totale, oppure a porte semi-aperte con ingressi contingentati: però siamo convinti e fiduciosi che potremmo farlo anche come se non fosse successo nulla“. In Sardegna si respira un’aria ottimistica e c’è una certa apertura anche da parte del promoter: “Faremo il possibile per trovare un’altra data– le parole di Oliver Ciesla amministratore delegato del WRC- è un appuntamento molto bello e sentito per il campionato, al di là dei paesaggi si tratta di un rally molto duro. Non possiamo però avere la sfera di cristallo e prevedere quello che succede nei prossimi mesi, se sarà possibile viaggiare in Europa e in Sardegna per i team senza trascorrere in quarantena. Ci sono tante cose da valutare, logistica e spettatori: dovremo capire cosa succede in questo mese per poter finire questa stagione., ma una data in settembre o in ottobre potrebbe essere possibile. Un cambio della data, un cambio del format con un rally più corto e delle facilitazioni economiche sono tutte cose che valutiamo insieme agli organizzatori”. 

Non tutto è perduto, ma il recente annullamento dei rally di Nuova Zelanda e Finlandia riduce ai minimi termini le gare che ancora potrebbero essere recuperate affinché il campionato mondiale possa avere la sua validità: la FIA comunque ha dato di nuovo il via libera ai test delle squadre e guarda con fiducia al futuro. La prima prova alla ripresa della serie dovrebbe essere in Turchia a settembre, poi saranno proprio gli sterrati sardi ad accogliere il circus iridato (prima o seconda settimana di ottobre?). Saranno giorni di lavoro e speranza per tutte le parti in causa.

Matteo Porcu

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