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Riecco il vero Marin: il Cagliari ha il suo centro di gravità permanente

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Arrivare ovunque, tappare le falle per ripartire e creare senza fermarsi mai. La partita di Razvan Marin contro la Sampdoria, vinta per 1-2 dal Cagliari nel giorno dell’Epifania, potrebbe essere riassunta in diversi modi. In ognuna delle descrizioni possibili però un ingrediente non mancherebbe mai, quello del moto continuo in entrambe le fasi, a tarpare le ali altrui e a spiegare quelle dei compagni.

Protagonista

L’ex Ajax, dopo il turno di squalifica scontato contro la Juventus a causa del rosso rimediato contro l’Udinese, è tornato protagonista in mezzo al campo al fianco di Grassi. Come tutta la squadra, anche quella del giocatore rumeno contro i doriani è stata una gara dai due volti: un primo tempo in difficoltà, nonostante qualche strappo tentato e un secondo tempo in cui improvvisamente gambe e testa si sono liberate. Le maggiori distanze dal regista ex Parma hanno consentito al numero 8 rossoblù di accendere i motori e di condurre la maggior parte delle transizioni offensive che hanno caratterizzato la seconda frazione isolana. Il gol di Alessandro Deiola ne è stata la prova perfetta: recupero poco oltre la metà campo dopo il contrasto con Ekdal, corsa in pieno controllo della sfera fino al limite dell’area e filtrante per il sangavinese che solo per la prima respinta di Audero non si è trasformato in assist. Un’azione non troppo diversa da quella che avrebbe potuto consegnare l’1-3 al Cagliari, quando dopo il recupero di Joao Pedro, il giocatore rumeno ha corso per quasi cinquanta metri palla al piede per scaricare poi al capitano – con una piccola speranza di vedersi ripassare il pallone – ipnotizzato dal numero 1 avversario. Le statistiche della partita di Marin però rimangono positive e descrivono il peso di un giocatore che, come nella parte finale di annata 2020-2021 a guida Semplici, potrebbe essere fondamentale nella lotta salvezza: sette recuperi, sessantaquattro palloni giocati – solo uno in meno rispetto al metronomo Grassi – e quarantuno passaggi completati, cinque azioni create e cinque passaggi chiave. E proprio le cinque verticalizzazioni a smarcare il compagno giusto hanno portato Marin a quota 35 passaggi chiave in stagione, dato che lo colloca al quarto posto in classifica in Serie A, dietro ai soli Candreva, Calhanoglu e Pellegrini.

Tuttocampista

Marcare, costruire, creare. Sembra essere diventato questo il mantra di Razvan Marin, oggi una delle poche armi imprescindibili in mano a Mazzarri. Prima Semplici e poi il suo sostituto l’hanno messo al centro dei propri progetti. Il primo gli ha dato quella libertà che era mancata nella prima parte di stagione, schiacciato da responsabilità troppo circoscritte e poco adatte al giocatore, il secondo – come intravisto sul terreno di Marassi – ha disegnato un ruolo da tuttocampista che piace al giocatore, protagonista sia in fase di possesso – con responsabilità marcate nel far girare palla e nel rifinire – che in fase di interdizione. Il dato che evidenzia l’importanza del nazionale rumeno è però quello dei km percorsi in media a partita: Marin è il primo giocatore del Cagliari in questo dato ed è diciannovesimo in Serie A con una distanza di 10,708 km mediamente percorsa ogni 90’. Numeri raggiunti anche grazie alla costante presenza dal primo minuto, con una sola partita da subentrato – contro il Verona – e una sola assenza per squalifica contro la Juventus il 21 dicembre scorso. Dopo un inizio importante con tre assist nelle prime quattro giornate, l’ex Standard Liegi era finito dentro il vortice di difficoltà che aveva assorbito tutto il gruppo rossoblù. Spinta e precisione hanno avuto momenti di intermittenza e la necessità di attendere gli avversari più che aggredirli vista in più frangenti ha portato via enfasi al giocatore. Mazzarri però, dopo avergli ridato fiducia in fase di costruzione, ha lasciato Marin libero di rompere il gioco avversario e di creare per i compagni, dandogli tutte le carte per diventare un giocatore ideale per il suo calcio. Ad oggi, sembra solo mancare un ingrediente fondamentale nella stagione del numero 8 isolano, il gol. La consapevolezza della propria importanza e il poter esprimere un proprio mix di cattiveria agonistica e tasso tecnico, potrebbero essere la chiave per ripetere quanto fatto nella scorsa stagione, quando due gol del rumeno – contro Parma e Roma – furono fondamentali per mantenere la categoria e mettere in luce il talento di un giocatore rimasto fondamentale per il Cagliari e per le sue sorti.

Matteo Cardia

 

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