Risparmio, la pensione integrativa fai da te?

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Risparmio, la pensione integrativa fai da te?

Non è certo facile, per un lavoratore con un reddito medio, pianificare il proprio futuro, specie per quanto riguarda il momento in cui uscirà dal mondo del lavoro. Già la fase che sta attraversando il nostro paese non è delle più rosee, con un ciclo di difficoltà macroeconomiche che non accenna a sperimentare una controtendenza; si aggiungano poi le carenze strutturali in termini di welfare state; si concluda con un mucchio di riforme pensionistiche che hanno ingolfato uno spazio asfittico per natura. Insomma, bisogna avere abilità da sciatori per schivare i paletti di un destino, il più delle volte, cinico e baro. Fortunatamente, l’ingegnoso popolo italiano ha in sé gli anticorpi per sopravvivere in qualsiasi situazione. Sulle pensioni, possiamo dire con orgoglio, abbiamo fatto delle ottime nozze con i fichi secchi.

Lo Stato, si è accennato, non ne è uscito con la faccia pulita. Le orecchie da mercante con cui ha risposto al malessere sociale in tema di pensioni ne hanno ampiamente umiliato la natura assistenziale, riducendolo ad arena di scontri tra opposti interessi individuali. Ormai, andare in pensione e ottenere un reddito dignitoso è un lusso non per tutti. Il compromesso che aveva lanciato l’Italia nel XXI secolo è saltato, e con esso i cardini degli equilibri tra le classi.

D’altra parte, però, la risposta è arrivata proprio dal mercato, con il benestare del legislatore. Sono sorti nel tempo, ed attualmente sono in costante crescita, moltissimi strumenti finanziari che giocano la parte della pensione integrativa. Con un po’ di fortuna, molta attenzione, e il consulente giusto, qualsiasi lavoratore può realmente pianificare a lungo termine. Le opportunità non mancano. Dai classici fondi pensione, che nella variante aperta sfondano il limite delle categorie lavorative tipiche dei fondi negoziali, ancora molto amati, si è passati ai PIP (Piani individuali pensionistici), strumenti flessibili e pensati per venire incontro alle specifiche esigenze; per non parlare, naturalmente, dei PAC (Piani di accumulo capitale), che non sono tarati solo sulle pensioni ma ne costituiscono un eccellente surrogato. I vantaggi, in termini di rendimenti, non sono altissimi, ma lo Stato ha pensato bene di modellare delle agevolazioni fiscali per incentivare i cittadini a sperimentare le nuove vie del risparmio (o per lavarsene le mani). Già, il risparmio. Il vero fiore all’occhiello del nostro paese.

A leggere approfonditamente i dati, come dicevamo, nessuno degli strumenti integrativi offre molto sul piano del ritorno economico. Siamo attorno allo 0, qualcosa, se non in negativo a volte (ma sono casi abbastanza rari). Allora, dove sta il vantaggio? Il vantaggio sta nella pianificazione del risparmio, che significa organizzare la propria vita al meglio. I 100€, cifra indicativa, che versiamo mensilmente nel nostro piano di accumulo, sono 100€ che non spendiamo, e che potranno tornare utili, magari aumentati con un po’ di buona sorte, in futuro. Pensiamo, ad esempio, ad una famiglia con un figlio di 5 anni. Programmare a 15 anni, vuol dire mettere da parte, come in un grosso salvadanaio, un gruzzoletto per gli studi del proprio figlio, in modo tale da affrontare più serenamente il presente che verrà.

Si può fare? Certamente sì. Il risparmio è da sempre il punto di forza di questo paese, sul risparmio è stata costruita la solidità durante gli anni della grande crescita, e la resistenza durante quelli delle grandi difficoltà. La pensione integrativa aiuta a risparmiare, ossia a programmare, ossia a pensare a lungo termine. Ed ecco che immaginare il proprio futuro non si rivela più così complicato.

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