Calcio, sarà rivoluzione europea?

C’è fermento nel calcio europeo, alla vigilia di una settimana importante tra vari confronti che riguarderanno i club. Oggetto dei vertici i format delle coppe europee e ovviamente le questioni economiche.

Dal 2024 verranno rivisti struttura, formula, liste d’accesso, calendario, premi finanziari della Champions League, con la possibilità che il tutto venga stravolto e vada ad intaccare i campionati nazionali. Già oggi, è sotto gli occhi di tutti, gli equilibri sono fortemente condizionati da quanto accade a livello europeo.

Le Leghe nazionali del Vecchio Continente hanno convocato tutti i club europei (ci sarà anche il Cagliari) per martedì a Madrid. Saranno oltre 200 le società presenti, da più di 30 paesi. Dall’Italia mancheranno Roma, Inter, Milan e Juventus (che però sarà presente con Andrea Agnelli nelle vesti di presidente della Eca, l’associazione dei club europei). Come spiega oggi la Gazzetta dello Sport, il format attuale (4 squadre dei 4 principali campionati ai gironi di Champions League) scadrà nel 2021, ma nel triennio 2021-2024 non ci saranno cambiamenti sostanziali se non la creazione della terza coppa europea. L’obiettivo – spiega la Rosea – è quello di avere tre competizioni europee da 96 club (32 ciascuna) tutti con la formula della attuale Champions League. Dal 2024, poi, potrebbero arrivare modifiche forti, partorendo competizioni con partecipazioni “fisse”, promozioni e retrocessioni, playoff, gruppi più ampi, partite nei weekend.

Le frizioni, alcune solo eventuali altre conclamate ma ancora sotto le foglie, riguardano proprio il progetto che potrebbe prevedere (obbligatorio usare il condizionale) una Champions League sempre con 32 squadre ma divise in 4 gruppi da 8 squadre, aumentando le partite che si giocherebbero anche nei weekend, andando a “pestare i piedi” alle Leghe nazionali e prevedendo liste di accesso bloccate accanto a quelle legate al piazzamento nei campionati nazionali. I club europei (che si riuniscono a Madrid nonostante l’Uefa avesse invitato ad incontrarsi a Nyon, generando mugugni presso il massimo organismo europeo) temono che si stia preparando il terreno per una vera e propria Superlega.

Le Leghe nazionali chiedono che si acceda alle coppe solo attraverso i piazzamenti nei campionati, che le coppe si giochino durante la settimana, che gli utili vengano distribuiti in modo solidale anche a chi non si qualifica per le coppe, che vengano aumentati i premi per le altre coppe rispetto a quelli “super” previsti per la Champions League. L’Eca – nella volontà di Agnelli espressa agli oltre 230 club rappresentati – di fatto spinge per una lega paneuropea con più partite continentali di livello superiore. Non è un mistero che una parte consistente del calcio europeo, quello più ricco, punti al modello di una lega chiusa, stile Nba o – per rimanere all’Europa – come l’Eurolega di basket, con un sistema “piramidale” e fatto di licenze pluriennali in base alle quali definire la partecipazione alle varie manifestazioni. L’obiettivo sarebbe quello di creare un prodotto appetibile per il mercato non solo europeo, ma anche americano e asiatico (Cina, Indonesia, Sud-Est asiatico) per quello che è il torneo più spettacolare e visto nel mondo (a parte i Mondiali che hanno cadenza quadriennale). La Uefa (presidente Ceferin) assicura di essere contro la Superlega e garante di una Champions “aperta”, ma le Leghe nazionali temono che anche questa possa dilatare ulteriormente i divari come già sta succedendo negli ultimi anni.

Una diatriba lunga e datata, ancora lontana dal risolversi ma che in questi giorni vedrà alcune tappe molto importanti verso gli scenari futuri e già visibili all’orizzonte.