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Robinson, rotazioni e consapevolezza: la cura Bucchi per la Dinamo Sassari

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Consapevolezza. È stata questa la parola più utilizzata da coach Piero Bucchi da quando è arrivato in casa Dinamo Sassari, ripetuta anche nel post-partita della sfida contro la Virtus Bologna. Capire di poter giocare con tutti, nonostante i limiti, è la chiave di una Sassari che ha bisogno di tornare presto a vincere ma che dalla sconfitta della Segafredo Arena può uscire con qualche certezza in più.

La gara
L’infortunio iniziale di Hervey ha tolto un’arma importante a una Virtus che sembra dentro a un vortice di infortuni infinito. Ma se Bologna non è mai riuscita a imporsi è perché il Banco di Sardegna ha saputo trovare sicurezze su entrambi i lati del campo: la maggiore pressione sulla palla, nonostante qualche rischio di troppo che ha pesato sulla situazione falli, ha dato i suoi frutti, permettendo alla Dinamo di correre più volte a campo aperto e di avere quell’inerzia positiva che ha reso più semplice una circolazione di palla armoniosa per più parti della gara. Robinson ha fatto subito capire il perché la società sia stata disposta a fare uno sforzo economico per portarlo in biancoblù, poi però sono stati giocatori meno utilizzati in stagione come Massimo Chessa – vista anche l’assenza di Gentile – a dare un contributo fondamentale nei primi due periodi per restare attaccati alle V nere, che a metà secondo periodo avevano toccato il +7. La striscia di Kruslin e i colpi di Bendzius hanno messo le toppe rispetto ai danni causati da una fisicità virtussina che con il passare del tempo è cresciuta, con Jaiteh e Tessitori che hanno fatto la voce grossa sotto le plance. La Dinamo però ha continuato a tirare bene, nonostante qualche problema in più nel far girare l’attacco, è rimasta fredda ed ha accettato il confronto senza arrendersi nei momenti in cui Belinelli ha provato a dare una svolta con la sua esperienza alla partita tra terzo e quarto periodo. Un equilibrio che si è trascinato fino all’overtime, dove gli attacchi hanno cominciato a contare quanto i nervi: Teodosic ha provato a salire in cattedra ma la Dinamo è rimasta lì, fino ai due tentativi di Devecchi e Logan dai 6.75 spentisi entrambi sul primo ferro.

Tra buone novità e problemi cronici

Soprattutto nei primi due quarti è stata una delle migliori Dinamo viste in stagione: per atteggiamento difensivo e per pazienza in attacco, con i palleggi sul posto sostituiti da quelli per attaccare il ferro e tiri forzati trasformatisi in soluzioni con i piedi per terra. Le ottime percentuali dall’arco hanno fatto capire come la partita contro Napoli potrebbe essere stata solo un episodio: la striscia di Kruslin e la precisione ritrovata dell’Airone Bendzius fanno ben sperare e lasciano a David Logan più tempo per recuperare quello smalto un po’perso nelle ultime apparizioni. L’arrivo di Robinson potrebbe cambiare le carte in tavola ma è stato anche l’apporto dei leader storici a consentire ai biancoblù di giocarsela fino alla fine. Un dato che consente di guardare il bicchiere mezzo pieno, nonostante la vittoria manchi da sei giornate. Tuttavia, è vero anche che Sassari continua ad avere difficoltà croniche a rimbalzo e sul lato difensivo: Mekowulu, apparso ancora poco coinvolto a livello offensivo, ha messo in mostra le solite difficoltà in difesa specialmente contro Tessitori, abile nell’utilizzo del proprio corpo e tecnicamente più lucido rispetto al nigeriano. Il centro sassarese però condivide le colpe con i compagni sulle situazioni di pick&roll, soprattutto centrale, in cui la Dinamo continua troppo a subire. La squadra di Bucchi aveva davanti una delle squadre che fa del gioco a due una delle armi più importanti e questo potrebbe essere stato uno stress-test utile per il futuro.

Mercoledì ci sarà la prima occasione per capire se i passi avanti che la Dinamo sembra aver fatto non siano stati solo un’illusione. Contro il Prometey ci sarà il match decisivo per non lasciare la Basketball Champions League. Una partita per continuare a capirsi ma soprattutto per ritrovare una vittoria che serve più di ogni altra cosa.

Matteo Cardia

 

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