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Se il Poz è Mourinho, De Raffaele è Allegri

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Le parole dei protagonisti dopo la gara 7 di finale scudetto vinta dalla Reyer Venezia.

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In una serata in cui la partita di basket più importante dell’anno è stata offuscata dalla Nazionale under 21, un parallelismo tra i due coach protagonisti e il calcio ci è parso calzante. L’ipotesi più plausibile tra gli osservatori sassaresi, per la sfuriata di Pozzecco in sala stampa dopo gara 5, era che in quel modo avesse attirato tutte le attenzioni su di sé, allontanandole dalla brutta prova dei suoi ragazzi. Una Mourinhata insomma, che ebbe il merito di svegliare i suoi e caricare i 5.000 del PalaSerradimigni in gara 6. Il palasport di Sassari, però, rispetto al Taliercio sembra la sala degli specchi di Versailles e nell’infernale “catino” senza impianto di areazione in gara 7 ha stravinto il difensivista De Raffaele, lodato per l’arguzia e l’aplomb toscani: “Ebbene sì, ho preso ad Allegri”, ha commentato.

L’ultimo show del vulcanico Pozzecco non c’è stato, e la sala stampa del Taliercio lo sta ancora aspettando. Il coach triestino, insultato per 40’ senza interruzioni, si è goduto gli ultimi momenti con i suoi “dodici figli”, li ha abbracciati a uno a uno, e portati via dalla premiazione prima che Venezia salisse sul palco dei vincitori. Anche Jack Cooley, quando si è accorto che lo stavano per premiare come miglior rimbalzista, era già sul punto di andarsene. D’altronde il Poz aveva detto chiaramente dopo gara 6: “Comunque vada, abbiamo già vinto”.

Il palcoscenico se lo è preso allora De Raffaele, bravo durante la serie a non gettare benzina sul fuoco e, durante la stagione, a superare critiche e difficoltà incontrati nella stagione. Se la Dinamo di Pozzecco è stata perfetta per 22 partite e non è riuscita ad aggiustare le prime imperfezioni in finale, la Reyer di De Raffaele è stata imperfetta tutto l’anno, ha avuto il tempo di trovare le soluzioni e in finale è cresciuta gradualmente. “Per me questo è un capolavoro – esordisce il coach campione d’Italia – frutto di un lavoro profondo, e di grande coerenza, nonostante le critiche”. In sala stampa si presenta con Marquez Haynes e Stefano Tonut, già tricolori nel 2017 insieme a Bramos e a Stone. “Sono loro l’hardcore di questo gruppo meraviglioso, che oggi ha vinto con una prova difensiva straordinaria, perché sapevamo com’erano andate le altre partite: con la Dinamo sotto i 70 abbiamo sempre vinto”.

La Juve di Allegri non è mai stata schierata in campionato con la stessa formazione, la Reyer di De Raffaele ha cambiato spesso le rotazioni, fino al colpo da maestro: Austin Daye sesto uomo di lusso. “In questo modo si è messo a disposizione della squadra, e ha finalmente espresso il suo talento”. De Raffaele è ormai secondo soltanto a Pianigiani per il numero di scudetti vinti in tempi recenti. Se il successo nel 2017 arrivò a sorpresa, dopo l’eliminazione di Milano da parte di Trento, su questo c’erano più attese. “E infatti – commenta il capitano Marquez Haynes – questa vittoria è più bella della precedente. Non ero sicuro se ce l’avremmo fatta, abbiamo avuto alti e bassi. In questa partita dovevamo trovare il modo per vincerla, non di essere perfetti. E quando c’era bisogno di vincere ogni costo, abbiamo sempre trovato il modo. Con Trento, con Cremona, con Sassari, dopo una sconfitta emozionale come quella di gara 6.”

De Raffaele invita a godersi il momento, “perché i periodi difficili arrivano per tutti, e bisogna restare umili”, e annuncia: “Non farò il bagno nel Canal Grande ma andrò a piedi da Venezia fino alla Basilica di Sant’Antonio a Padova.

Nicola Accardo