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Ilvamaddalena | Foto Alessandro

Serie D | Ilvamaddalena, la retrocessione rende amara un’annata storica

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Fierezza, dignità e cuore. Con queste tre parole si può descrivere la stagione dell’Ilvamaddalena di Aldo Gardini che dopo l’inizio promettente nella prima parte di campionato, complice il grande agonismo ed equilibrio del girone G della Serie D, ha dovuto far fronte a una dolorosa retrocessione.

Stagione

Il verdetto del campo nel derby fratricida contro l’Atletico Uri nei playout è stato fin troppo cinico per l’Ilva che, nonostante il doppio svantaggio maturato all’inizio del primo tempo, è riuscita – come ha sempre fatto durante i momenti difficili della stagione – ad alzare la testa e venir fuori con orgoglio riportando in equilibrio la gara. Per Ansini e compagni quella del Ninetto Martinez è stata una grande prestazione sia sotto l’aspetto tecnico che soprattutto sotto quello mentale ma che, alla fine dei 120′, non è bastata per poter disputare un’altra stagione nella Serie D. Non è facile approcciarsi da neopromossa in un campionato nazionale, in particolare se lo si fa dopo tre decenni e in un girone ostico come il G. E dire che il percorso dell’Ilvamaddalena era iniziato nel migliore dei modi, con una sola sconfitta nelle prime nove partite (contro il Sorrento promosso in Lega Pro), quattro pareggi – tre dei quali contro rivali sicuramente più attrezzate dei biancocelesti (Casertana, Palmese e Paganese) — e quattro vittorie arrivate contro Angri, Portici, Aprilia e Nola. Dal 10° turno però la strada per gli uomini di Gardini si è fatta in salita e nelle 17 giornate successive è arrivata un solo successo, il più atteso di tutto il campionato, nel derby casalingo contro i rivali storici dell’Arzachena. Nel finale Gardini ha dato l’impressione di aver ritrovato la sua vera Ilvamaddalena riuscendo nelle ultime giornate a risalire la china e poter sperare nella salvezza diretta fino all’ultima giornata, ipotesi svanita per la sconfitta nel derby di ritorno contro gli smeraldini di Nappi.

Futuro

Una volta smaltita la rabbia per la retrocessione, a mente fredda gli isolani potranno guardare con orgoglio alla propria stagione. A partire dal grande lavoro di Aldo Gardini e dei suoi ragazzi: forse un’orchestra composta da pochi violini ma con tanta sostanza, che ha seguito il suo direttore fino all’ultimo secondo tirando fuori una grandissima prestazione contro l’Atletico Uri. Senza dimenticare l’apporto del pubblico de La Maddalena che ha sempre sostenuto i suoi giocatori anche nelle trasferte più impegnative. Certo, brucia aver perso la categoria proprio in quella che concorre al primato di migliore prestazione della stagione: un paradosso che, tuttavia, non dovrà cancellare quanto di buono costruito dai biancocelesti. Come non si giudica un libro dalla copertina, non bisognerà poi cadere nell’errore di ricordare un’intera annata solo per il finale poco edificante visto dopo il triplice fischio della finale playout di Uri, dovuto certamente a una delusione cocente. Una brutta scena che non deve oscurare la stagione dei maddalenini, portata avanti con fierezza e dignità, con una piazza che per calore ha ampiamente dimostrato di poter vivere palcoscenici come quelli della Serie D. Chissà, magari prendendo esempio da quel Latte Dolce che, dopo la retrocessione dello scorso anno, in una sola stagione di Eccellenza è stata capace di ritrovarsi, conquistando la promozione diretta contro una concorrente agguerrita come il Budoni. La risalita immediata, come hanno dimostrato i biancocelesti di Sassari, è possibile: alla dirigenza maddalenina, nei prossimi mesi, il compito di stabilire le ambizioni per la prossima stagione.

Andrea Olmeo

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