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Tra permessi e volontà: quel ritardo di Nández a Cagliari

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Parole utili a mascherare altro, a rendere meno amara una realtà che altrimenti darebbe l’idea di una debolezza in un momento nel quale si vorrebbe dimostrare l’esatto opposto.

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Dove e quando
Nella confusione degli ultimi giorni si sono rincorse notizie che hanno gettato ulteriore mistero sul quando e sul come Nahitan Nández riuscirà a unirsi all’Inter. Quando e come e non se, perché l’unica vera certezza è che il centrocampista uruguaiano vuole vestire a tutti i costi la maglia nerazzurra. Una promessa è debito e quella del presidente Giulini al León è ormai storia nota, lasciargli preparare le valigie verso altri lidi più importanti il contenuto. I campioni d’Italia in carica rappresentano proprio quel lido per il salto di qualità, sportivo e soprattutto economico, a tal punto da fare leva proprio sulla promessa per puntare i piedi.

Prese di posizione
Le parole sono importanti gridava Nanni Moretti in Palombella Rossa. La parola delle ultime ore è permesso. Tre giorni ulteriori di vacanza per Nández, l’attesa del suo arrivo in Sardegna ampliata e che potrebbe significare anche altro. Anzi, più che il condizionale classico da calciomercato, in questo caso è meglio abbandonare le incertezze. Il permesso concesso al León va anche oltre la pausa di riflessione mentre si cerca di trovare la quadra del suo trasferimento all’Inter. Nández, infatti, ha un unico desiderio che è quello di prendere un volo verso Milano senza fermarsi prima a Cagliari. Si scrive permesso, si legge presa di posizione ferma. Chiudere la partita con l’Inter e firmare nero su bianco quel contratto già scritto da 3 milioni di euro netti più bonus per quattro stagioni.

Premura e attese 
L’infortunio di Marko Rog potrebbe aver messo il freno alla trattativa, ma Nández la pensa diversamente. Il calciatore ha fretta e con lui Simone Inzaghi che attende in fibrillazione l’arrivo del León ad Appiano Gentile. Resta sempre il nodo di un accordo tra Inter e Cagliari, le parti distanti ma non troppo, a piccoli passi si arriverà comunque alla chiusura. Perché, in fondo, lo vuole il giocatore, a tal punto da ottenere giorni extra con un accordo nemmeno tanto consensuale. Giorni che serviranno per scrivere la parola fine dopo due anni in rossoblù anche a costo di un braccio di ferro per un finale che, volenti o nolenti, fa apparire lontanissimo il bagno di folla al suo arrivo a Elmas nell’agosto del 2019.

Matteo Zizola

Al bar dello sport

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