Walter Zenga in allenamento con il Cagliari

Zenga, quanto piace il Cagliari camaleontico

Walter Zenga alla vigilia della trasferta di Verona fu chiaro: “Non voglio pensare che sarà un Cagliari solo camaleontico”. Una dichiarazione d’intenti che lasciava poco spazio ai dubbi, ma che sia nella gara del Bentegodi che in quella di Ferrara contro la Spal è stata smentita dai fatti. La duttilità di tanti dei giocatori presenti in rosa permette all’uomo ragno di variare l’aspetto della squadra a seconda delle situazioni, sia senza cambi di uomini sia con sostituzioni ad hoc come avvenuto contro la Spal: un’arma che con i cinque cambi a disposizione potrebbe rivelarsi importante da qui alla fine del campionato.

Le ragioni del 3

Non è un mistero, la difesa a 3 presentata sia a Verona che a Ferrara ha lasciato più di qualche dubbio sia in fase difensiva che offensiva. La sensazione costante è stata quella di una squadra dalla classica coperta corta, ma che alle difficoltà di proporre gioco non ha aggiunto solidità nel reparto arretrato. La Spal e il suo attacco dalle polveri bagnate – non per niente il peggiore in Europa – non hanno dato grossi problemi, ma nonostante ciò non sono mancati i pericoli, anche se va sottolineato come la migliore occasione capitata al duo Cerri-Petagna sia arrivata con il Cagliari che era passato alla difesa a 4. Zenga nella sua storia non ha fatto del trio difensivo il suo cavallo di battaglia, anzi, quella della sua versione rossoblù è una novità quasi inaspettata dopo il suo arrivo in panchina, ma che risulta abbastanza logica considerando gli interpreti delle sue squadre precedenti.

Esterni alla Gasp

L’Uomo Ragno ama lasciare libertà agli esterni di difesa, mantenendo comunque sempre tre giocatori in copertura: il compito di supportare i due centrali di difesa quando i terzini si spingono in avanti è stato sempre affidato al regista, in una sorta di doppio ruolo a seconda delle situazioni di gioco. Nella rosa del Cagliari, però, nessuno dei playmaker ha in sé le caratteristiche per svolgere questa mansione atipica, non le ha Cigarini, non le ha Oliva – peraltro ai box – non le ha sicuramente Valter Birsa: ecco che così Zenga, non volendo rinunciare alla doppia spinta sulle corsie laterali, ha optato per una difesa a tre pura. Questo ha permesso ai due esterni di svolgere un ruolo gasperiniano, come si è visto in occasione del cross di Mattiello raccolto sul lato opposto da Pellegrini, la cui conclusione è finita di poco sopra la traversa: un utilizzo combinato dei cosiddetti quinti possibile solo con uno schermo difensivo che non lasci troppo scoperto il reparto.

A ogni schema il suo interprete

Con il punteggio inchiodato sullo 0 a 0 e Lykogiannis e Birsa entrati da qualche minuto al posto di Pellegrini e Ionita, Zenga ha cambiato al 72′ la disposizione tattica del suo Cagliari: dentro Cacciatore per Pisacane e Ragatzu per Mattiello. Non solo un cambio in chiave offensiva, ma anche una modifica che racconta tanto nella scelta degli interpreti. Con il passaggio alla difesa a quattro Zenga ha infatti rinunciato a entrambi i terzini più di spinta della rosa, optando per i due che possono agire anche da terzi assieme ai centrali: così, se con il 3-5-2 (o 3-4-1-2 che dir si voglia) le fasce vedevano spesso avanzare entrambi i cursori, con Cacciatore e Lykogiannis la spinta è diventata alternata anche per la presenza di un regista come Birsa poco propenso alla copertura. Sarà difficile, dunque, vedere una linea a 4 con Mattiello e Pellegrini contemporaneamente in campo, sempre che Zenga non riesca a trovare un playmaker capace di aggiungersi ai centrali di difesa quando necessario.

La scossa di Ragatzu

L’altro aspetto da considerare è stato l’ingresso positivo in partita di Ragatzu, in un ruolo fatto di libertà di svariare sul fronte offensivo tra le linee, spostato prevalentemente sulla destra e pronto a puntare il centro palla al piede. Un’idea di ritorno al passato – il rombo maraniano –  mescolata con il 4-3-3 tipico delle squadre di Zenga e che in futuro potrebbe diventare la normalità una volta che tornerà a disposizione Radja Nainggolan. Inoltre con il centrocampo a tre vengono sfruttate maggiormente le caratteristiche di Rog, cresciuto appena il Cagliari ha cambiato veste tattica: prima scudiero di un Nández meno confusionario del solito, ma pur sempre tatticamente difficile da gestire, poi finalmente liberato da compiti eccessivi di copertura e pronto a far partire i suoi famosi strappi fino all’occasione del gol di Simeone. Il vero perno della duttilità rossoblù dalla cintola in su sembra però essere proprio Nández, la cui indisciplina sembrerebbe essere stata trasformata da Zenga da limite in punto di forza: corsa, capacità di svariare su tutto il fronte offensivo, dinamismo e verticalità che hanno dato brio a una manovra altrimenti compassata e prevedibile.

Sarà curioso vedere cosa deciderà il tecnico rossoblù con il rientro del Ninja a pieno regime, se soprattutto punterà sulle qualità tecniche della rosa più che sul puro dinamismo, continuando a dare maggiore considerazione rispetto al passato firmato Maran a elementi come Birsa e Ragatzu, sacrificando magari un Ionita ottimo dodicesimo, ma apparso in ritardo di condizione e poco propenso al cambio di passo sia atletico che tecnico. La sfida contro il Torino sabato potrebbe dire tanto sul momento del Cagliari: uscire dal tunnel è stato difficile, ma confermarsi lo sarà altrettanto.

Matteo Zizola

AL BAR DELLO SPORT

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