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Diego Godin e Oscar Tabarez | Foto Federacion Uruguay

Cagliari, Godin: “Questa stagione la prendo come un bagno di umiltà”

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Dopo aver raggiunto la salvezza con il Cagliari e chiuso una stagione difficile, Diego Godín è volato alla volta dell’Uruguay per raggiungere la nazionale Celeste in vista delle gare di qualificazione al Mondiale in Qatar del 2022. Successivamente per il difensore uruguaiano partirà l’avvicinamento alla Copa America. Raggiunto dai colleghi di Sport 890, il Faraone appena atterrato a Montevideo ha rilasciato alcune dichiarazioni ritornando anche sul campionato appena concluso.

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Sul primo periodo a Cagliari

All’inizio di questa stagione mi è costato un po’ entrare in forma, avevamo finito tardi con l’Inter, non ho fatto vacanze, non c’è stato precampionato. Poi ho avuto il Covid che ha inciso molto a livello fisico e dopo ho avuto una piccola lesione. La seconda parte dell’anno, da dicembre-gennaio in poi, ho iniziato a trovare il ritmo, mi sono sentito meglio e di fatto ho giocato tutti i minuti“.

Sul miglioramento

La squadra non aveva iniziato bene la prima parte della stagione, poi nella seconda ci siamo risollevati. È stato complicato, ma negli ultimi due-tre mesi abbiamo fatto una rimonta spettacolare e abbiamo raggiunto una salvezza che sembrava impossibile. Sto bene fisicamente e ho un buon ritmo partita“.

Sull’esperienza italiana

Fu un salto enorme il passaggio dall’Atletico Madrid all’Inter, intanto per tipo di calcio. Quello spagnolo è diverso da quello italiano che, non so perché, è molto più difficile e complicato. Inoltre cambiare squadra, spogliatoio, tipo di allenamento, compagni, un sistema di gioco diverso con Conte che giocava a tre, più aggressivo, con molto spazio, diversissimo da ciò che ero abituato con l’Uruguay e l’Atletico. Dopo è arrivato il trasferimento al Cagliari, lottare per non retrocedere, anche se le aspettative a inizio anno erano diverse. Tutta l’angoscia e la pressione che crea essere nella zona bassa di classifica, ma per me comunque è stato un anno di apprendimento. A 35 anni è stato impressionante ritornare a vivere sensazioni che non provavo da tempo, a pretendere ancora di più da me stesso per aiutare la squadra, perché quando sei in basso non basta dare il 70% o l’80%. Quest’anno lo prendo come un bagno di umiltà, ho imparato tantissime cose. Prendo il positivo, provare a dare tutto ciò che posso assieme ai miei compagni”

Su Ibrahimovic

Con Zlatan non è successo nulla, è normale, lui protegge i suoi compagni, nel Milan ci sono tanti giocatori giovani e lui è il più esperto e ha questo ruolo di leader e di protezione. Ma tutto è rimasto in campo”.

Matteo Zizola

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