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Cagliari, Joao Pedro: “Zola è il mio maestro”

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Il numero 10 del Cagliari Joao Pedro ha parlato alla trasmissione Il Cagliari in Diretta di Videolina: ecco alcune delle sue risposte alle domande.

Modulo nuovo con il nuovo allenatore, come va? “Bene, ero molto fiducioso: stiamo trovando le misure giuste a livello tattico, il mister ci chiede tanto, ma stiamo facendo bene. L’allenatore ha cambiato modulo per farmi stare lì dove devo stare: il merito è suo, è stato bravo a leggere che la squadra faceva fatica a trovare le misure giuste, e ha messo a suo agio tutti non solo me. Parliamo non solo di Joao Pedro, ma anche gli altri si stanno trovando meglio”.

Come ti ha cambiato la fascia di capitano? “Cambia tutto, diventi responsabile non solo di te stesso ma di tutta la squadra. L’equilibrio dello spogliatoio passa dal capitano, ho imparato da tutti quelli che lo sono stati, per me è un onore e fa molto piacere. Un capitano può fare ancora gli scherzi? Spero di sì, se no mi fanno fuori (risata, ndr)”.

Quanto ti piace essere al centro del gioco? Tu sei un po’ un tuttocampista, è un modo di giocare che ti diverte? “Sì, mi trovo bene perché posso aiutare sia in fase di sviluppo che di definizione, da trequartista moderno: un ruolo che non è facile, ma mi piace fare”.

A Torino sembravi l’unico che reggeva il passo di fronte quei fenomeni, quando ti sei reso conto di aver superato lo scalino? “Difficile dire il momento giusto, sicuramente l’anno scorso mi sono reso conto di poter fare gol a ogni partita. Quest’anno a inizio stagione ho avuto più convinzione di poter fare bene e avere più continuità nei 90 minuti. La partita con la Juve è stata una prova, volevo fare vedere a me stesso che posso fare quello che penso, e mi sono dato una risposta nonostante il risultato”.

Si diceva sempre che fossi lento, ma colpisce la velocità di pensiero e movimento sul campo, quanto è stato importante il futsal tipico del Brasile prima di passare a 11? “Sì, dai 7 ai 10/11 anni ho fatto calcio a 5: è un gioco molto veloce e devi vedere le cose in anticipo. Ora, giocando ai nostri livelli, se riesci a guadagnare un metro in più fai la differenza”.

Qual è il tuo obiettivo personale per questo campionato? “Continuare con questo ritmo, per aiutare la squadra a fare un campionato importante: vorrei una stagione da leader per trascinare i miei compagni, sarei molto contento se anche gli altri riuscissero a fare bene”.

Domenica arrivano Farias e Rafael oltre che Deiola, come si fa? “Li meniamo (ride ndr). Ci siamo sentiti la settimana scorsa, gli ho detto di portarmi un paio di magliette e basta. L’amicizia con Farias nasce dalle passioni comuni come per il basket: anche a lui piace molto, parliamo molto di NBA e parliamo più di quello che di calcio. Sempre in brasiliano, perché Diego parla male italiano e faccio fatica a parlare in italiano. Ti mancano? Sì, siamo amici, prima eravamo sempre insieme ma fa parte del gioco”.

Com’è possibile che non sia stato convocato dal Brasile, che cosa devi fare di più? “Non lo so, non è semplice, ci vorrà un po’ più di continuità: sembra che ho fatto tanto ma magari è poco, parliamo di una nazionale competitiva con giocatori che giocano in club molto importanti. Hanno vinto la Copa America, ci sono giocatori che è difficile cambiare, devo solo continuare a fare bene. All’inizio sembrava un obiettivo impensabile e lontano, ma ora sarei un bugiardo a dire che non ci penso, con la consapevolezza che però non è semplice. Perché non penso alla nazionale italiana? Sarebbe un grande piacere ma non mi permetterei mai: anche se ho un pezzettino d’Italia nel cuore, sono brasiliano cresciuto in Brasile, ho fatto 50 presenze nelle nazionali giovanili e mi sento brasiliano”.

Quanti gol farai quest’anno? “A me farebbe piacere avvicinare quanto fatto l’anno scorso, specie quando qualcuno dice che ho fatto una stagione per caso e non mi ripeterò: è un grande stimolo, sarebbe bello confermarsi”.

Zola ha parlato benissimo di te a Cagliari: “Ho imparato tanto con lui, era uno di quelli che fin da subito mi ha detto che potevo fare ciò che volevo, ho imparato con lui a calciare in porta: mi ha insegnato tante cose nei minimi dettagli, mi ha aiutato molto all’inizio”.

Un pensiero su Maradona. “È una notizia triste per chi vive di calcio, per chi ama il calcio. Mio papà mi dice sempre che è il giocatore più forte che ha visto giocare: nonostante la rivalità tra Brasile e Argentina era considerato il più forte, è stato unico. Purtroppo non l’ho mai visto giocare, ma ho visto tanti suoi video su Youtube, fa male perché il calcio perde un simbolo, uno dei migliori per tanti della storia, una leggenda”.

Un giorno ti vedrai attaccante puro? “Può darsi, ho imparato un po’: non è semplice, ma mi piace essere vicino alla porta, più mi passano palla più faccio gol e sono contento”.

Lo scherzo in TV a Cragno come nasce? “Nasce molto velocemente: mi avevano cercato per fare lo scherzo, poi abbiamo messo in mezzo anche Pavoletti. Abbiamo puntato sulla persona giusta, sappiamo quanto sia un bravo ragazzo e che avrebbe reagito così. L’idea era portarlo lì, farlo vedere al boss e poi lasciarlo da solo, lasciando la porta aperta per vedere se scappava, ma lui non ci ha fatto neanche arrivare a quel punto. Io ridevo tutto il tempo e non mi hanno più ripreso più per quello, mentre Pavo è un grande attore”.

Ti farebbe piacere avvicinarti a Riva e rimanere a Cagliari per sempre come lui? “Avvicinarmi a lui? Anche facendo 50 gol sarei lontano: sì, vorrei stare qui ma con il calcio non si sa mai. Poi da vecchio sarò insopportabile quindi meglio di no (risata, ndr)”.

Il gol a cui sei più legato: quello con il Milan che segna la tua rinascita? “Sì, sicuramente quello è un gol che mi ha fatto sentire come se fosse iniziato tutto da lì: anche dopo tutto quello che è successo è un gol che amo, faccio fatica a ricordare quella giornata. Mi piace tantissimo anche il gol contro il Bari che ci ha riportato in Serie A, è stato speciale”.

Ti capita di ripensare al periodo buio della squalifica? “Ogni volta che vado a Roma, perché lì andavo a cercare di provare che ero innocente. E anche ogni volta che gioco contro il Milan, perché mi riporta sempre a quei momenti”.

A chi ti ispiri? “Sono in tanti, cerco di rubare delle qualità di tutti i giocatori che mi piacciono, da tutti gli sportivi, ma Ronaldinho è sicuramente il migliore che ho visto giocare”.

Sei fisicamente più grosso, ti ha aiutato? “Ho cambiato un po’ volutamente, perché tra fare la punta e il nuovo modo di fare calcio ho cercato di diventare un po’ più forte fisicamente: sta andando bene, c’è sempre da fare la guerra con i difensori e non mi piace andare a terra”.

Ci sono dei compagni con cui va bene fare la guerra? “Nahitan è fastidioso, è piccolino, è difficile da buttare a terra, da saltare, lo salti e lui torna, è proprio fastidioso, fortunatamente è con noi. Se me l’aspettavo così forte? Ho ancora amici in Uruguay e mi avevano detto fosse fortissimo a livello fisico e di tecnica, ma non me l’aspettavo così tanto come personalità: è trascinante, sembra che giochi a calcio da trent’anni”.

Come va la rivalità interna tra sudamericani? “Sì, ora sono da solo tra i brasiliani, ho preso in giro Nahitan per la nazionale e non gli è piaciuto molto (ride, ndr)”.

Ora tocca a Pavoletti con Simeone a casa? “Lo vedo carico, è pronto, sta lavorando tanto e molto di più di prima: lo conosciamo e sappiamo quanto sia forte e quante volteci ha trascinato in tantissime occasioni, facendo reparto da solo”.

Il compagno che ti manca di più? “Farias, ma vado d’accordo con tutti: ho preso in giro Cigarini finché non l’ho fatto espellere. Ci dispiace quando i compagni vanno via, ad esempio l’altro giorno ho sentito Olsen. L’avevo detto dopo la prima ammonizione che Ciga non avrebbe finito la partita: faceva lanci perfetti, mi rideva in faccia e io rosicavo, ma sapevo che avrebbe preso il secondo cartellino”.

La Redazione

 

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