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Fabio Liverani a bordo campo in Cagliari-Reggina | Foto Gianluca Zuddas

Cagliari, Liverani e i segnali arrivati da Bolzano

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Aspettando il sole. Potrebbe essere la canzone di Neffa la colonna sonora delle giornate di Fabio Liverani e del suo Cagliari dopo il pareggio per 2 a 2 contro il Sudtirol. Una beffa a metà, frutto di un’indecisione difensiva nel finale favorita dalle scelte e da vecchi fantasmi e paure. Non tutto è però da buttare, nonostante la classifica mostri chiaramente le difficoltà di Rog e compagni.

Fatto trenta, fare trentuno

Quel che è stato è già passato, ma è proprio il passato che può dare indicazioni importanti in vista del futuro. Il Pisa prossimo avversario, poi una sosta che potrebbe portare a riflessioni profonde in caso di nuovo passo falso. Le risposte date dalla trasferta di Bolzano, però, non si limitano ai difetti e agli errori. Non solo un primo tempo specchio del Cagliari di questa prima parte di stagione, tra possesso palla sterile, solito errore individuale in difesa, poca presenza nell’area avversaria. Non solo i cambi tardivi e allo stesso tempo discutibili. Il pareggio contro la squadra di Pierpaolo Bisoli, infatti, ha visto almeno per mezz’ora una delle migliori versioni stagionali dei rossoblù di Liverani, seconda forse soltanto al primo tempo contro il Modena. E da quei trenta minuti il tecnico rossoblù dovrà giocoforza ripartire e prendere spunto, senza dimenticare i segnali negativi arrivati dalla prima frazione e, soprattutto, dal quarto d’ora finale. Perché pur se è vero che i cambi a inizio recupero possono aver determinato l’episodio del pareggio di Odogwu, lo è altrettanto che la squadra si era già abbassata prima delle decisioni di Liverani, vittima delle proprie paure e delle proprie fragilità.

Un terzo pieno

Un po’ di tempo è quello che ci vuole, tempo che però passa inesorabile dall’ultima vittoria contro il Brescia. Tre partite, due punti e, andando a ritroso fino alla gara casalinga contro il Bari, il periodo negativo parla di un solo successo nelle ultime sette gare. Troppo poco per una squadra dalle ambizioni diverse rispetto a quanto dica oggi la classifica, i due punti persi a Bolzano una mazzata che però lascia anche intravedere una luce in fondo al tunnel. La personalità mostrata nei primi trenta minuti del secondo tempo contro il Sudtirol, un possesso palla non più fine a se stesso ma più veloce e produttivo, le individualità messe nelle condizioni di esaltare le proprie caratteristiche positive, le occasioni non solo frutto delle palle inattive. Da questi elementi positivi dovrà necessariamente trarre insegnamento Liverani, mettendo da parte nuovi esperimenti e provando a dare continuità a quanto di buono visto contro il Sudtirol. Anche a livello tattico, con quel 4-4-1-1 abbastanza atipico che ha messo in mostra un Nández meno confusionario e un Lapadula più vicino alla porta, aiutato anche dal maggior supporto di Falco e dei centrocampisti votati all’inserimento.

Killer instinct

Cercare nuova luce nella confusione, analizzare gli errori per provare a trasformare il negativo in positivo. Il tentativo di aumentare la densità nella zona centrale della trequarti offensiva non ha dato frutti, il caso ha regnato durante tutto il primo tempo. Le chiavi del centrocampo date a Viola la conferma che il regista ex Benevento, se messo nelle condizioni dai movimenti dei compagni, può essere un fattore determinante nello sviluppo del gioco. L’abbassamento della linea difensiva e del baricentro di tutta la squadra dopo il vantaggio dimostra che, volente o nolente, il Cagliari di Liverani non può pensare a difendere e speculare. L’errore individuale è dietro l’angolo, la fragilità dei singoli e i loro blackout una costante da tenere in considerazione, la soluzione nell’evitare eccessive sollecitazioni per una retroguardia non pienamente affidabile. Il possesso palla sterile può diventare una chiave difensiva più che offensiva, soprattutto quando la difesa fatica tenere il pallino del gioco – anche senza affondare – può allontanare fantasmi e limitare le difficoltà. Provare a segnare un gol in più, piuttosto che difendere il minimo vantaggio, la chiave per lasciare gli avversari lontani dalla propria porta, a costo di rischiare quel gol che, comunque, in un modo o nell’altro può arrivare anche alzando le barricate.

Aspettando il sole, aspettando i tre punti. Non solo per la classifica, ma anche per supportare la scelta di Tommaso Giulini di proseguire senza cambi in panchina. Per Fabio Liverani la gara contro il Pisa, anche a causa della successiva sosta, potrebbe essere davvero quella decisiva. D’altronde è legittimo dare quel tempo che in passato non è stato dato ad esempio a Leonardo Semplici, ma allo stesso modo il tecnico rossoblù difficilmente riceverà lo stesso credito avuto da Eusebio Di Francesco. Una sterzata è necessaria, partendo dal positivo e correggendo il negativo. Facendo sì che i trenta minuti di Bolzano possano diventare il doppio, scacciando paure e i cattivi pensieri che aspettano, braccano e parlano.

Matteo Zizola

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