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Cagliari, Mazzarri e i cambi: la scossa non c’è nemmeno in panchina

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Quando la partita si mette di traverso, l’allenatore comincia a guardarsi alle spalle. Non per qualche assurdo timore ma per trovare in panchina quelle energie che servono per cambiare il corso di una gara iniziata male o da chiudere definitivamente. Si da vita così a quella girandola di cambi che da due stagioni sono diventati cinque: la girandola del Cagliari però, soprattutto sotto la gestione Mazzarri, sembra essersi inceppata.

Impatto nullo

Mazzarri nelle sue otto partite sulla panchina isolana ha utilizzato i cinque cambi a disposizione in tre occasioni, contro Lazio, Empoli e Fiorentina. In due gare su tre è arrivata una pesante sconfitta, nonostante le sostituzioni abbiano significato – soprattutto contro la squadra di Andreazzoli – un completo stravolgimento del piano tattico. Quattro avvicendamenti sono arrivati invece contro Napoli, Venezia e nell’ultima partita giocata contro il Bologna, senza che questi avessero realmente effetto. Nella notte del Dall’Ara, l’ingresso di Farias al 69’ quasi non si è avvertito se non per qualche sporadica azione avvenuta negli ultimi 20’ di gara, così come quello di Pereiro, passato dietro al brasiliano nelle gerarchie e intrappolato nella morsa della confusione al momento del cambio che l’ha portato a giocare cinque minuti in meno rispetto al previsto. Quello del trequartista uruguagio è quasi un caso. Soprattutto dopo Firenze, dove era entrato senza il giusto atteggiamento, le possibilità di vederlo in campo sembrano essere poche, se non in situazioni di emergenza come quelle del Monday-night contro i felsinei. L’unico ingresso in positivo è stato quello di Bellanova, capace subito di mettersi in luce sulla destra e di portare soluzioni alternative alla squadra. Una luce che però si è affievolita presto nel corso della seconda metà di gara, unendosi al buio pesto che ha caratterizzato la prova di tutti i quindici giocatori scesi in campo.

Pochi cambi, più effetti positivi

Il Cagliari sembra trovare le prestazioni migliori quando cambia poco. Nell’unica vittoria raccolta, arrivata contro la Sampdoria, Mazzarri ha optato per sole tre sostituzioni, di cui una forzata a causa dell’infortunio di Dalbert. Nell’altra unica prestazione considerata positiva, nonostante la sconfitta, contro la Roma, i cambi sono stati solamente due. Se è vero che nell’ultimo periodo la squadra ha sofferto anche per le diverse assenze, la scelta di non mandare in campo le alternative per non alterare l’equilibrio dello schieramento lascia intendere che le certezze dell’allenatore toscano siano ancora poche. Un dato aiuta a comprendere al meglio la situazione. Nessun gol dalla panchina nelle otto gare giocate sotto la guida del tecnico ex Torino: solo i rossoblù e la Sampdoria non hanno avuto nessun contributo in fase realizzativa da giocatori entrati a gara in corso. Gli isolani rimangono così privati di una delle armi necessarie per ambire a piani diversi di classifica, un fattore che rende complessa anche la situazione psicologica della squadra. Senza fiducia nelle alternative e senza che queste abbiano un reale impatto, lo scollamento tra titolari e cosiddette riserve rischia di divenire troppo ampio. Un problema che non solo ha conseguenze sul rendimento della partita ma anche nel lavoro settimanale.

Il ritiro, proposto nella serata di ieri dal presidente Giulini, potrebbe essere una nuova opportunità per Mazzarri. Fiducia e conoscenza possono essere utili a tamponare le difficoltà di una squadra che ha bisogno di tutti i suoi componenti per centrare una salvezza complessa ma ancora alla portata.

Matteo Cardia

 

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