agenzia-garau-centotrentuno
grassi-

Cagliari, non chiamatela beffa: le colpe stanno alla base del progetto

Scopri il nostro canale su Telegramle-notizie-di-centotrentuno-su-telegram

Illusioni e realtà. Storytelling e fatti concreti. Poli opposti che si attraggono, contro le leggi della fisica. Il risultato è un corto circuito ripetuto di domenica in domenica, di stagione in stagione, come un incantesimo che s’impossessa di chiunque arrivi a Cagliari.

Tra palco e realtà

Una squadra che non vale la classifica deficitaria. Parola del presidente Tommaso Giulini ogni volta che la barca è in procinto di affondare. Oggi come ieri, inteso come stagioni differenti che tornano uguali a loro stesse. Il calcio però ha un difetto, il campo è sovrano e non mente. E se gli eventi si ripetono, allora la sfortuna o il millantato credito – inteso come promuovere ciò che non si è – diventano colpe pesanti e non alibi. Il Cagliari che si è fatto raggiungere dalla Salernitana può legittimamente guardare agli episodi, ma se questi immancabilmente ti condannano allora recriminare diventa un gioco al massacro. Di se stessi.

Punto di non ritorno

La contestazione pesante dopo la fine della gara contro la Salernitana chiude un cerchio. O, forse, lo apre. Fa esplodere il vaso di Pandora, mette a nudo responsabilità e responsabili. Che sono sì dei giocatori con i loro difetti, o anche un allenatore – l’ennesimo – con cambi nel finale che non sono piaciuti. Ma sono, soprattutto, le alte sfere di una società incapace di guardarsi allo specchio e dire di aver sbagliato. Magari non tutto, ma almeno qualcosa. L’impostazione della rosa, il trovare sempre un colpevole esterno, il parlare tanto e lavorare male. Mazzarri ha sì, ad esempio, dato segnali contrastanti. Prima Pavoletti per Dalbert, tre punte e andiamo a vincere. Poi Lykogiannis e Deiola per Bellanova e Keita, baricentro che arretra e avversario invitato all’assedio senza possibilità di ripartire. Poi però osservando le alternative le scelte diventano quasi obbligate, figlie di quelle di una rosa costruita in modo raffazzonato, con pochi soldi e soprattutto poche idee molto confuse. Il duo Cragno-Nández, sugli scudi a Reggio Emilia e protagonisti negativi sul gol di Bonazzoli. Tutti elementi del destino, un destino però quasi stimolato a essere beffardo.

Anno zero, progetto, ripartenza. Tante parole, come quelle sulla valutazione di una squadra che la classifica e il campo descrivono come ultima. Incapace di vincere, incapace di convincere, incapace di essere forte mentalmente, tatticamente, tecnicamente. Più in basso di così c’è solo da scavare diceva una canzone, e scava e scava anche l’ambiente conosciuto come paziente ha perso la calma. Le parole non mascherano più l’inefficienza, gli allenatori non possono più essere i capri espiatori. Il bagno di umiltà, in alto, non è più rimandabile.

Matteo Zizola

 

Al bar dello sport

25 Commenti
Inline Feedbacks
Vedi tutti i commenti