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Certezze, sorprese e ritardatari: contro Brindisi per capire che Dinamo sarà

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“Prima di soffermarmi sulla Final Eight, vorrei fare un piccolo riassunto del percorso fatto fin oggi, del fatto di aver ottenuto questa qualificazione rispettando gli avversari e il girone nel quale eravamo impegnati, commettendo errori e migliorando sugli aspetti tecnici sul quale ci eravamo soffermati. Sin da subito ho notato dai ragazzi la disponibilità e la dedizione al lavoro, il gruppo gioca e sbaglia assieme”.

Con queste parole Demis Cavina ha iniziato la conferenza stampa che ha anticipato il viaggio verso Bologna per le Final 8 della Supercoppa Discovery+. Si inizia con i quarti di finale e alle 15 di sabato Sassari affronterà Brindisi, entrata di diritto nella fase finale per la terza posizione raggiunta nella regular season dello scorso campionato.

La Dinamo arriva alla partita con le gambe rodate e con meccanismi che a poco a poco stanno entrando meglio in funzione. Diventare una squadra non è semplice e il tempo richiesto è più lungo di quanto si possa prevedere dall’esterno. Le prime trasferte dopo il periodo di preparazione sassarese hanno avuto importanza anche sul gruppo fuori dalla palestra. Un impatto che ha maggior valore per un collettivo che è cambiato tanto durante l’ultima estate. Solo nelle posizioni di ala piccola e ala grande la Dinamo non ha almeno un interprete differente rispetto all’annata scorsa: la squadra è diventata più atletica, amante della transizione, più dedita all’uno vs uno e alla soluzione dal perimetro. Un registro differente rispetto alla Sassari vista nelle ultime due stagioni. Diversità che tuttavia stanno cominciando a diventare funzionali al sistema biancoblù, come si è potuto vedere dalla crescita difensiva nelle due ultime partite di Supercoppa.

Pro e contro

Nel chiudere la conferenza stampa, Cavina ha detto che è presto per tirare le somme sulle prestazioni dei giocatori. Vero, perché molto si vedrà con l’inizio del doppio impegno settimanale tra campionato e Champions League. Tuttavia, alcuni giocatori hanno impressionato più di altri per condizione fisica e non solo. Tyus Battle è stata la sorpresa: se le potenzialità in difesa erano chiare, per via di un fisico e di caratteristiche che gli consentono di marcare dal play all’ala piccola avversaria, in attacco il prodotto di Syracuse è stato continuo, anche nel tiro oltre i 6.75, fondamentale in cui aveva espresso qualche limite durante la stagione scorsa. L’ MVP del girone B non è però rimasto solo perché a Sassari è tornata una certezza e ne sono rimaste delle altre: David Logan ha avuto solo un passaggio a vuoto al tiro nel ritorno contro Cremona, lasciando il segno in tutte le altre partite e non solo dalla lunga distanza. Uscendo dalla panchina, il Professore sembra essere ancora più in grado di accendere il motore della squadra; Burnell e Bendzius si sono confermati. Il primo è cresciuto di colpi con il passare delle partite, giocando la sua migliore gara contro Varese al PalaSerradimigni. Tanta difesa, forte presenza a rimbalzo e un apporto determinante in attacco: quello che serve per una stagione da protagonista a cui è chiamato. Il lituano invece è partito più in sordina nei numeri del tabellino ma rimane cruciale per gli equilibri sassaresi e nei momenti decisivi, come dimostrato al ritorno contro Cremona, quando Spagnolo aveva provato a lanciare la rimonta. Analisi simile va fatta per Stefano Gentile, che nonostante i problemi al tiro ha dimostrato la sua esperienza nella gestione dei ritmi partita e in difesa, con un atteggiamento pari a quello delle bandiere Chessa e Devecchi, anche loro coinvolte seppur con molti meno minuti rispetto alla guardia di Maddaloni.

Chi ancora cerca continuità sono invece Anthony Clemmons e Christian Mekowulu. Il primo ha dimostrato di poter essere determinante grazie alla sua fisicità e al suo talento su ambo i lati del campo nella seconda e nella terza partita disputata, rimanendo però in ombra all’esordio e nell’ultima gara. In alcuni frangenti lo statunitense tiene troppo la palla ferma nelle sue mani, un aspetto che ha finito per sottolineare alcune difficoltà nel mettere in ritmo i compagni. Dall’altra, Mekowulu rimane un giocatore determinante per il sistema di Cavina, non solo in difesa. Nonostante i pochi attacchi costruiti per lui, il centro nigeriano ha dimostrato di poter dare il suo contributo anche sotto le plance avversarie e di correre molto bene il campo. In alcune occasioni però è stato troppo irruento, come dimostrato dalle palle perse e dai falli a referto: visto che le alternative – ora Treier e Borra, in attesa del rientro di Diop – non sono ancora in grado di mantenere pari il livello in campo quando lo sostituiscono, questo potrebbe diventare un problema, soprattutto in partite contro avversarie più profonde in panchina rispetto a quelle già affrontate.

Dopo la soddisfazione per la qualificazione si apre un’altra fase per la Dinamo di Demis Cavina. La Final 8 di Bologna offre il meglio tra sorprese, come Tortona, e certezze come Venezia e le due maggiori pretendenti alla vittoria del campionato, Virtus Bologna e Milano. Già sabato, contro una Brindisi profondamente rinnovata ma molto pericolosa, Sassari potrà cominciare a capire quale sarà il futuro della sua stagione.

Matteo Cardia

 

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