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Gianmarco Pozzecco | Foto Luigi Canu

Dinamo, Pozzecco: “Il roster? Non vorrei cambiare, ma riflessioni vanno fatte”

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La Dinamo Sassari prova a cancellare la disfatta con i Bakken Bears cercando l’impresa al Forum di Milano contro l’Olimpia: Gianmarco Pozzecco ha discusso di alcuni temi all’anti-vigilia della partita.

“La partita di domenica è una sfida estremamente complicata, Milano sta giocando una pallacanestro di altissimo livello. È vero che arriva da due partite infrasettimanali che l’hanno impegnata molto ma sappiamo anche che la positività che avranno dopo i due successi gli darà la possibilità di recuperare le energie. Chiaramente hanno una rosa ampia e sufficientemente adeguata a giocare più partite, capisco che se avessero potuto scegliere avrebbero riposato. Noi arriviamo da una sconfitta che invece ci ha fatto vivere un discorso diverso. Abbiamo più giorni per recuperare, ma arriviamo con una partita negativa alle spalle e partiremo con meno entusiasmo. Quelle con Milano sono partite che negli ultimi anni hanno sempre regalato enormi emozioni e quindi abbiamo il desiderio e la volontà di far si che diventi una partita entusiasmante”.

Sulle difficoltà a rimbalzo palesate nell’ultimo incontro: “Qualsiasi cosa nella pallacanestro si può compensare in due modi: attingendo dal tuo bacino di utenza per risolverla o allargando il roster, la seconda è una soluzione per certi versi semplicistica ed è una scelta che condivido raramente. Credo che durante l’anno la squadra abbia dei periodi in cui fa delle cose meno bene rispetto ad altri momenti,  ma non per questo devi essere così condizionato da andare sul mercato. Le riflessioni vanno fatte però. Ad oggi è capitato che subissimo molto a rimbalzo, ma mai come mercoledì, e sicuramente abbiamo ampiamente dimostrato che possiamo fare meglio. È vero che a livello di fisicità dobbiamo riuscire ad avere la possibilità di arginare situazioni come quelle di mercoledì; ho sempre pensato che avere una squadra fisicamente dotata sia qualcosa che ti dia grandi vantaggi”.

Sulle rotazioni il Poz commenta: “Giochiamo meno degli altri anni e questo potrebbe indurci a pensare che le rotazioni non debbano essere forzatamente allungate. È anche vero che quest’anno Jack Devecchi ha fatto partite eccellenti, così come Kaspar Treier e Luca Gandini che ci hanno aiutato spesso. È vero che a me piacciono le rotazioni corte, ma a essere sinceri noi mercoledì siamo partiti con Kaspar in quintetto quindi l’idea di allungarle c’è. Per quanto riguarda Justin farlo giocare un po’ di più potrebbe aiutarlo, anche se penso che l’aspetto più rilevante per lui sia lavorare su quello psicologico. In generale la valutazione che spesso si fa è solo relativa al risultato della partita e invece un allenatore ha un compito di analisi più ampio e ci sono più aspetti da considerare relativamente non alla singola partita, ma ai giocatori, all’identità e al gruppo. Ad oggi, a causa dell’indisponibilità a lavorare a ranghi completi dall’inizio, siamo ancora costretti a cercare un’identità, anche in questo periodo in cui le partite contano, ma noi dobbiamo tenere conto anche di altri aspetti”

Sull’aspetto psicologico: “Per un giocatore è importante: per esempio Achille due anni fa era bravo, ma nessuno poteva pensare che potesse fare la differenza anche in Eurolega. Questo non per i suoi mezzi che ha sempre avuto, ma per aver assunto la consapevolezza delle sue qualità. Con Justin dovremo lavorare anche in questo senso. Dobbiamo essere consapevoli di quello che è successo”. 

Sulla difesa: “Dobbiamo fare in modo di difendere bene, dobbiamo far perdere confidenza agli avversari. Abbiamo costruito un aspetto in questi anni, quello di andare in contropiede e dare la palla in post basso per non dare agli avversari l’occasione di organizzarsi difensivamente”.

Sulla visita a Bitti: “Ovunque sia andato in Sardegna ho vissuto delle giornate indimenticabili: Castelsardo, Gavoi, Bosa Marina per dirne un paio. In Sardegna ovunque vada riceviamo affetto e un trattamento straordinario, credo sia un aspetto che è un vantaggio più per noi che la viviamo che per chi ha l’occasione di passare del tempo con noi, magari con i loro idoli come i giocatoti. È qualcosa che arricchisce più noi, quando si fa della solidarietà a volte è più gratificato chi la fa di chi la riceve. Poi nel momento in cui entri in quel meccanismo prettamente sardo, perché nelle isole c’è un senso di appartenenza che non c’è altrove, in questo clima di familiarità, è un vantaggio più per noi. In un contesto sociale come quello di Bitti aver ricevuto anche solo un appoggio umano da parte dei giocatori credo sia stato importante. È importante manifestare – ed è il dogma che portano avanti con successo Stefano Sardara e Giuseppe Cuccurese- di aiutarsi a vicenda e fare squadra. La pallacanestro è uno sport che da questo punto di vista insegna, uno sport in cui la collaborazione è indispensabile”.

Una battuta anche sul colorito timeout con bestemmia su cui la Procura Federale sta indagando: “Ci sono degli aspetti del mio carattere che detesto, detestavo delle cose del Gianmarco giocatore e ne detesto altre del Gianmarco allenatore. Quando sono venuto qui abbiamo iniziato un mio percorso di crescita personale, insieme alla società, che ha dato grandi risultati. Ogni tanto commetto degli errori, ne ho commesso uno e sono immensamente dispiaciuto per tutte le persone che mi stanno intorno, per la società, per Stefano, per il Banco di Sardegna e i nostri tifosi. Non succederà più”.

La Redazione

 

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