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Dinamo, Robinson: “Prima di scegliere Sassari ho sentito Logan”

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Dopo l’abbandono di Clemmons e la semi-bocciatura di Tyus Battle, ancora nella rosa ma utilizzato da coach Bucchi alla bisogna, le chiavi della regia della Dinamo Sassari appartengono a Gerald Robinson: l’ex Pesaro, tra le altre, ha concesso una lunga intervista a Dinamo TV durante la sosta forzata causa virus che ha colpito alcuni elementi del roster.

Gli inizi
Da bambino ho provato molti sport football, baseball, ma il basket era quello che mi divertiva di più. A quattordici, quindici anni dovevo prendere una scelta e ho deciso definitivamente di fare pallacanestro.

Il sud e la religione
Il sud degli Stati Uniti è particolare. Un posto dove è nato il movimento dei diritti civili, con persone come Martin Luther King e Rosa Parks che lo hanno guidato e sostenuto. Io non ho vissuto la condizione degli anni cinquanta e sessanta, sono cresciuto con persone diverse. Sono cristiano, non cosi praticamente ma prego sempre prima delle partite per ringraziare per poter giocare a pallacanestro, specialmente ora con la situazione del virus possiamo dare gioia agli altri con il nostro gioco.

Mancata NBA
Mi sono mancate diverse cose: il trattamento di palla, la posizione in campo perché al college non ho giocato tanto da playmaker ed ero undersize. Ci sono diversi fattori, non basta avere talento. È anche una questione di opportunità e ci vuole un pizzico di fortuna. Ho fatto delle buone cose durante le Summer League, ho avuto diverse offerte per training camp quando avevo deciso di tornare in Europa. Poi ci son state altre piccole cose ma penso di non aver perso nulla, a volte è questione di fortuna e opportunità.

NBA o Eurolega?
Non riesco a guardare tanto basket quanto vorrei. Guardo più Eurolega perché rispecchia più il mio basket, l’NBA mi piace più guardarla durante i playoff. Se devo scegliere, scelgo la pallacanestro europea e non solo Euroleague.

Primo anno oversea
Ricordo molto bene il mio esordio in Belgio. Sono fortunato a poterlo raccontare da veterano, il Belgio era il posto ideale: piccolo stato, si potevano visitare città e stati vicini come Lussemburgo, i Paesi Bassi, anche la Germania. Poi avevo quattro americani in squadra ed è stata piacevole crescere insieme in quel periodo di transizione.

Summer League
La summer league come vetrina ti da una opportunità. Bisogna distinguere situazioni e opportunità, si gioca davanti a dirigenti NBA ma anche coach e GM europei che vanno alla summer league appositamente, come mi era capitato prima di firmare in Israele. È una opportunità globale.

L’esperienza in Israele
Tel Aviv è una piccola Miami, è facile adattarsi per uno statunitense. La cultura ebraica è molto familiare, il venerdì le famiglie e i tifosi ti invitano a casa loro. È molto accogliente e il clima aiuta, si può andare al mare per quasi sette, otto mesi.

Riga, prima esperienza importante

Sono molto grato a Riga per l’opportunità che mi hanno dato. La cosa più importante è stata giocare cosí tante competizioni: VTB, Eurocup, la lega lettone. Più partite hanno significato più esperienza, ho costruito la fiducia con il coach e con i compagni che avevo. Si fidavano tutti molto di me, è stata gratificante come esperienza.

Business e passione:
Il basket è un business ma anche il gioco che amiamo. A volte ho preso meno soldi in certi posti, un anno ho firmato un contratto in Iran in cui sapevo che a fine stagione sarei potuto tornare in Europa per i playoffs.

L’esperienza a Montecarlo
Monaco è stata una esperienza personale e di squadra importante. Abbiamo vinto la Leaders cup, la coppa nazionale francese, è vero che abbiamo perso anche la Champions League e due finali di campionato francese ma gli sforzi per arrivare fino a quel punto sono stati tanti e posso dire che quindi è andata bene.

I momenti no:
La vita di un giocatore è questa, devi essere pronto a rispondere alle avversità. A volte sei fortunato e hai il timing giusto. Poi ci sono altri casi particolari come dopo il mio secondo anno a Monaco quando sono stato la prima parte dell’anno a casa e sono rientrato più tardi. È successo anche con il Covid, la pandemia ha cambiato tante cose anche nello sport. Sapevo sarebbe stato difficile tornare ma penso di aver fatto un buon lavoro negli ultimi anni e di essere tornato quello che ero.

Essere rookie:
I ragazzi oggi hanno più opportunità perché possono giocare più competizioni come la Fiba Europe Cup, l’Eurolega, l’Eurocup. Ci sono tante possibilità.

Miglior compagno:
Se devo dire un compagno dico Aaron Craft, chiunque lo abbia conosciuto ne parla come una persona che lavora duro fuori e dentro dal campo, un leader che teneva i ragazzi insieme. Se devo trovare una persona dentro e fuori dal campo dico il suo nome.

Prima di scegliere Sassari:
Prima di scegliere Sassari ho chiamato David Logan per capire quale fosse la situazione. Prima di una decisione devi fare i compiti a casa e informarti, ci eravamo conosciuti in Francia all’All Star Game e avevamo amici in comune.

Se non avesse giocato a pallacanestro:
Avrei giocato a baseball se avessi guardato il lato economico. Mi piace davvero guardare il football americano ma non penso che avrei avuto grandi opportunità quindi al posto del basket avrei scelto il baseball.

Idolo sportivo:
Usain Bolt è lo sportivo che ammiro di più. Nel nostro mondo direi Lebron James ma se penso allo sport in generale dico Bolt, per la sua velocità soprattutto che è anche l’aspetto migliore del mio gioco.

La Redazione

 

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