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La Sardegna non cambia spartito

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Netta vittoria di Solinas e della coalizione di centrodestra alle regionali sarde.

And the winner is Christian Solinas. Notte da Oscar per il centrodestra che si aggiudica la vittoria nelle regionali in Sardegna con il 47,7% dei suffragi staccando di quasi 15 punti il centrosinistra di Massimo Zedda (32,9%) e di oltre 30 punti il M5S guidato da Francesco Desogus, fermo all’11,2%. Una vittoria schiacciante per il “Lìder maximo” sardista che a un anno dalla conquista del seggio al Senato si appresta a sostituire un evanescente Francesco Pigliaru sullo scranno più alto di viale Trento, forte di una maggioranza di 36 consiglieri su 60 in Assemblea regionale grazie al premio previsto dalla legge elettorale sarda.

Fermi al palo i partiti indipendentisti, con l’ex assessore ai Trasporti Paolo Maninchedda (Partito dei Sardi) che totalizza il 3,4%, seguito dal deputato uscente di Unidos Mauro Pili (Sardi Liberi) con il 2,3% e da Andrea Murgia (Progetto Autodeterminatzione) con l’1,8%. Male anche la Sinistra Sarda, con il candidato Vindice Lecis che raccoglie appena lo 0,6% delle preferenze.

Drammatico il dato sull’astensionismo, con un elettore su due che ha preferito disertare i seggi fermando l’affluenza definitiva a quota 53,75. Un risultato superiore al 52,2% delle regionali 2014 ma inferiore al 65,51% delle politiche dello scorso 4 marzo, quando però il dato era stato calcolato senza conteggiare i residenti all’estero, raccolti in una circoscrizione specifica.

Il vento sovranista spazza dunque anche il cielo della Sardegna. Un cielo sul quale ormai da settimane si addensano le minacciose nubi della lotta dei pastori contro i prezzi da miseria del latte ovino. Episodi di protesta si sono registrati anche nella giornata di domenica, con l’assalto armato a un camion cisterna all’altezza di Orune da parte di due uomini a volto coperto. Sarà proprio la vertenza latte il primo banco di prova con cui la nuova giunta di centrodestra sarà chiamata a misurarsi all’indomani del suo insediamento.

Così come gli appuntamenti elettorali che lo hanno preceduto nel corso degli ultimi mesi il voto isolano – ultimo grande test prima di quello in programma in Basilicata il 24 marzo e dell’election day del 26 maggio che accorpa regionali piemontesi, Comunali ed Europee – travalica il mero ambito locale portando con se tutta una serie di inevitabili ricadute sul piano nazionale.

L’affermazione della debuttante Lega – all’esordio assoluto sul palcoscenico delle regionali sarde – come primo partito della coalizione dimostra ancora una volta l’efficacia della strategia (comunicativa e non) di Matteo Salvini, che porta a casa una duplice vittoria imponendosi da un lato come azionista di maggioranza del governo gialloverde e dall’altro quale forza trainante del centrodestra. Una vittoria “mutilata” solo in piccola parte dalla sconfitta dei candidati leghisti alle primarie di coalizione in programma domenica scorsa a Bari e Foggia. Lo straordinario successo di Solinas in Sardegna – che arriva a due settimane da quello dell’azzurro Marsilio in Abruzzo – rafforza l’asse tra il leader del Carroccio e gli alleati-rivali Berlusconi e Meloni, in trepida attesa della caduta dell’esecutivo e del ritorno all’ovile del figliol prodigo Matteo.

Il tonfo del M5S – precipitato dal 42% delle politiche all’11% di domenica in appena 12 mesi, 9 dei quali trascorsi al governo – conferma ancora una volta l’idiosincrasia del Movimento per le elezioni amministrative. Del voto in Sardegna resta ai Cinque Stelle la sola soddisfazione dell’ingresso al primo colpo nell’emiciclo di via Roma. Un bottino decisamente magro se si considera che all’indomani del 4 marzo l’Isola risaltava nella cartina geopolitica dell’Italia post-voto come la Cuba pentastellata del Mediterraneo, il nuovo Eldorado del M5S e del suo astro nascente Mario Puddu, sindaco di Assemini e candidato in pectore alle regionali costretto al passo indietro dopo la condanna per abuso d’ufficio emessa nei suoi confronti dal tribunale di Cagliari. E allo stesso tempo un ottimo alibi per Luigi Di Maio per spingere sull’acceleratore della riforma del Movimento in direzione di una maggior strutturazione territoriale e di un’apertura alle alleanze con le liste civiche a livello locale.

Segnali di vita arrivano invece dal centrosinistra, che per la seconda volta in due settimane festeggia una insperata “non sconfitta” con la conquista del secondo posto rimediata dal sindaco del capoluogo Massimo Zedda, ex giovane promessa della rivoluzione arancione lanciata nel 2011 da Giuliano Pisapia e astro nascente nel nebuloso firmamento nazionale. L’ottimo seppur insufficiente risultato del primo cittadino cagliaritano sembra mostrare la bontà di quel modello allargato di centrosinistra caldeggiata a più riprese da Nicola Zingaretti, che dal voto isolano potrebbe trarre la spinta decisiva per la volata finale nelle primarie del Partito democratico (primo partito nell’Isola con il 13,4% delle preferenze) in programma domenica 3 marzo.

Angelo Ciardullo