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Emerson Ramos Borges | Foto Centotrentuno

Emerson: “Cagliari, fidati di Nicola: per me è la fotocopia di Ranieri”

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Davide Nicola è ormai a un passo dal sostituire Claudio Ranieri sulla panchina del Cagliari in vista della prossima stagione. Per conoscerlo un po’ meglio, abbiamo chiesto di raccontarci la figura dell’attuale tecnico dell’Empoli a chi lo ha conosciuto molto bene nel corso degli anni, sia da calciatore che da allenatore. Parliamo del brasiliano di Nuoro Emerson Ramos Borges, che con Nicola ha condiviso una parte del proprio percorso prima al Lumezzane e poi al Livorno. Con l’ex centrale dell’Olbia abbiamo parlato a 360 gradi dell’ormai prossimo tecnico del Cagliari: dal passaggio dal campo alla panchina al modo di lavorare in partita e negli allenamenti, dall’approccio con i giovani al possibile impatto emotivo del tecnico piemontese su una piazza calda come quella isolana.

Emerson, Davide Nicola è l’allenatore su cui il Cagliari ha puntato tutte le sue attenzioni e tu sei il calciatore che in carriera ha giocato di più con lui. La sua nomina però non sta scaldando troppo i cuori dei tifosi rossoblù.

È normale che sia così: la gente pensa che Nicola sia uno da miracoli salvezza, che con lui ci sarà da soffrire e da giocarsi la salvezza fino all’ultima giornata. Anche Ranieri era una garanzia, eppure il Cagliari è ha lottato per la salvezza fino all’ultima giornata. Secondo me Nicola in Sardegna e con i sardi si troverebbe a meraviglia e, conoscendolo, Cagliari sarebbe l’ambiente giusto per mettere in pratica le sue idee. Lo dico da tempo: per me Nicola è un Ranieri più giovane”.

Proviamo a descrivere umanamente il tecnico torinese: sembra essere un professionista introverso, molto serio e concentrato sul campo. Com’è per te, che lo conosci da tempo?

“A livello umano e morale Nicola è una persona fantastica, che mette il cuore in quello che fa. Ha un’empatia al 200%, cerca sempre di lavorare sulla parte emozionale dei giocatori e di tirare fuori tutto quello che ognuno di loro può dare. Dall’esterno può sembrare uno molto concentrato e molto chiuso, ma non lo è per niente: è uno che scherza, che gioca e sa fare le cose al momento giusto. Io però sono di parte, ho anche un legame forte con la sua famiglia (ride, ndr). L’ho avuto come compagno di squadra prima e come allenatore poi, lui mi ha fatto esordire in Serie A. Se dovesse arrivare lui, il Cagliari farebbe sicuramente un grande acquisto. Se gli verrà messa tra le mani la giusta materia prima e se gli verrà dato tempo per lavorare, allora potrà fare grandi cose in rossoblù”.

Tu hai vissuto il grande salto di Nicola da giocatore ad allenatore, tra Lumezzane e e Livorno. Che Nicola era all’epoca rispetto a oggi?

“Da compagno di squadra lo consideravo un allenatore in campo: era un grandissimo giocatore, intelligente tatticamente. Quando eravamo al Lumezzane e si rientrava in bus dalle trasferte, lui si sedeva sempre vicino a Menichini (tecnico dell’epoca, ndr), ad ascoltare le valutazioni che il tecnico faceva in pullman con il suo staff. Lo potevi vedere con il bloc-notes pronto a segnare tutte le cose che gli interessavano. Si vedeva già che aveva passione e stoffa per fare l’allenatore: come lo è diventato, ha fatto capire subito che era già pronto per farlo. Non ragionava da giocatore ma da allenatore. Molti tecnici di oggi ragionano ancora da giocatori e portano la loro passione da giocatore sul campo, per me sbagliando”.

Hai un aneddoto di quel periodo?

“Mi ricordo una partita giocata a Bassano del Grappa, in sala stampa avevo detto ai giornalisti di segnare il nome di Davide Nicola, che sarebbe arrivato in Serie A. E così è stato. Dopo Lumezzane mi ha portato con sé a Livorno, dove ha trovato una squadra che veniva da una salvezza quasi all’ultima giornata e con un ambiente ancora sotto choc dalla morte di Piermario Morosini. Lui è riuscito a compattare tutta la piazza, senza che ci fosse un giocatore scontento. Anche chi aveva giocato meno era parte del progetto perché lui ha saputo coinvolgere tutti. Tifosi, stampa, erano tutti uniti verso un unico obiettivo che era quello di fare il meglio possibile. Nicola era riuscito a tirare fuori il meglio da ognuno di noi giocatori e quando c’è sintonia e si lavora bene i risultati arrivano sempre”.

La dote migliore di Nicola è dunque l’empatia?

“Lui sul campo è fortissimo, su questo non c’è dubbio. Ha delle idee tecniche da allenatore navigato perché ha studiato, ha giocato a calcio e quindi, mischiando tutte queste componenti qua, lui è un allenatore molto competente. Poi, a volte, non basta avere solo una forte capacità tecnica, devi avere anche qualcosa in più per cercare di trasmettere la tua passione e i tuoi obiettivi alla squadra. Negli ultimi anni Nicola ha sempre preso squadre che si dovevano salvare e, guarda caso, le ha salvate tutte. Questo non è un caso. Viene etichettato come l’uomo dei miracoli, ma non è solo questo. Secondo me Nicola potrebbe essere l’uomo giusto per il Cagliari. Conosco i sardi, la Sardegna e conosco lui: troverà un’ambiente caldo ma allo stesso tempo che non ha più voglia di soffrire”.

La scelta di Nicola da parte del Cagliari può essere in continuità con Ranieri, dal punto di vista dell’approccio con il gruppo e l’ambiente?

“Assolutamente. Io l’ho soprannominato il “Ranieri più giovane” da quando lui ha iniziato a fare l’allenatore. Poi ho conosciuto Ranieri, la sua storia e poi l’ho conosciuto di persona. Per questo posso dire che Nicola è proprio la fotocopia di Ranieri. Lui riesce a farti capire che determinate cose sono più importanti dei valori del denaro e dell’apparenza. L’umiltà e la semplicità di stare bene insieme sono cose che ho imparato da lui. Nicola da giocatore era così, da allenatore ha poi continuato il percorso e tutti gli vogliono bene. Un motivo ci sarà per dire queste cose. Nel calcio non è facile essere voluto bene da tutti. Poi a uno può piacere Nicola come allenatore o può storcere il naso e dire ‘no, a me questo non piace’. Umanamente, però, lo definisco il numero uno. A me ha trasmesso tantissimo, è stato importantissimo nella mia carriera e nella mia crescita come persona”.

Perché, a tuo avviso, Nicola si è creato una fama di aggiustatore piuttosto che di programmatore? In tanti dicono che quando inizia le stagioni, di solito fa male.

“Non penso che faccia male quando inizia una stagione. Sappiamo però che nel calcio non basta essere bravi, bisogna avere altre spinte a livello mediatico e fuori dal campo. A Livorno l’anno della Serie A ha avuto una squadra con poca esperienza, formata da tanti giovani e altri giocatori reduci da infortuni o che non giocavano da alcuni anni. È stato esonerato perché Spinelli (allora presidente del Livorno ndr) aveva poca pazienza con gli allenatori, poi l’ha richiamato ormai era troppo tardi. Io l’avrei tenuto tutto l’anno perché lo meritava: la promozione in Serie A è stata, secondo me, per il 70% merito suo, che ha convinto la tifoseria a spingerci perché lui ha coinvolto l’ambiente nella direzione giusta. Mi ricordo una partita contro lo Spezia persa in casa 1-5: era una partita sentitissima, la più sentita dopo quella con il Pisa. C’erano 15 mila persone allo stadio e non ho sentito un fischio durante tutta la partita. Non c’è mai stata una contestazione perché, ripeto, lui è stato bravo a compattare un ambiente che veniva dalla tragedia di Morosini dell’anno prima”.

Hai parlato prima di giovani. Il presidente del Cagliari, Tommaso Giulini, ha detto che il Cagliari del presente e del futuro si dovrà basare sulla valorizzazione dei giovani. Tu come lo vedi Nicola da questo punto di vista?

“Nicola, con i giovani, è un grande valorizzatore. Quando eravamo a Livorno, avevamo giovani come Duncan, Ceccherini, Benassi: lui gli ha dato spazio e la possibilità di misurarsi con la Serie A, ma anche in B ha fatto esordire tanti ragazzi senza esperienza ricevendo risposte importanti. Devi dargli la materia prima in mano e il tempo di lavorare: sono sicuro al 100% che anche da un giovane lui riesce a tirare fuori il massimo. Nel valore di un giocatore l’85% è la parte mentale e nel calcio moderno fa la differenza, soprattutto in Serie A: la mentalità conta più di tutto e Nicola su quello lavora tantissimo”.

Che Cagliari troverà Nicola?

“Troverà un ambiente non diviso, ma non tutti tra i tifosi saranno convinti della scelta. Allo stesso tempo, però, devono dargli fiducia, farlo lavorare tranquillamente perché un allenatore ha bisogno di lavorare con tranquillità come ha fatto Ranieri, che alcune volte è stato anche criticato ma alla fine ha avuto ragione lui. Quando un allenatore ha ragione, lavora perchè ha degli obiettivi e perché vuole portare fino in fondo quelle che sono le sue idee e la sua mentalità. Dappertutto è così, non solo a Cagliari: Nicola troverà il modo giusto di lavorare e di confrontarsi con i sardi. Conoscendolo, sono sicuro che i sardi troveranno in lui un Ranieri bis”.

In chiusura, qual è, invece, la situazione per quanto riguarda il progetto “Off Season” che si svolgerà il 13 giugno a Nuoro?

“Ho deciso di portare avanti questo progetto per i giocatori che sono fermi dai campionati, per mettersi in movimento e fare dei lavori specifici di forza, di velocità, a livello atletico e anche tecnico. Abbiamo deciso di aggiungere anche i Giovanissimi ad Allievi, Juniores e anche gli adulti. È un servizio adatto a tutti, che dà la possibilità a chi lo vorrà di confrontarsi con metodi diversi, lavorando in maniera professionale. Insieme ad Andrea Paniziutti lavoreremo per gruppi, faremo dei test mirati su ogni atleta e si lavorerà in base a quelle che sono le esigenze del singolo. Purtroppo nel calcio dilettantistico molte metodologie sono sconosciute: non è per presunzione, ma noi dobbiamo fare una cosa diversa da quello che si fa di solito, per vedere se riusciamo a portare i ragazzi a ragionare a un livello professionistico. Sappiamo che non è facile però se uno comincia a ragionare da professionista, inizia a fare cose diverse e magari, se si troverà in una squadra adulta, troverà questo sistema di lavoro, non avrà difficoltà e saprà già come comportarsi. Sappiamo che il calcio di oggi si è evoluto e quindi non basta solo essere bravi tecnicamente ma bisogna essere pronti anche fisicamente”.

Francesco Aresu

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