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La Dinamo riabbraccia Baioni: “Tornare qui è più di un traguardo”

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Si è tenuta questa mattina, alla Club House di Via Nenni, la presentazione del nuovo assistant coach Giacomo Baioni. Quello del nuovo vice-allenatore, che prende il posto di Edoardo Casalone, è un ritorno, dopo una prima esperienza in casa Dinamo durante il periodo sulla panchina biancoblu di Vincenzo Esposito. A presentarlo è stato il general manager Federico Pasquini, che si è dichiarato estremamente soddisfatto del gruppo di lavoro che si sta costruendo. Un gruppo di lavoro che vedrà ancora Gerry Gerosa e Matteo Boccolini nello staff, come confermato nelle battute iniziali dal GM.

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Queste le parole di Baioni:

Arrivare alla Dinamo una prima volta era stato un grande traguardo. Ma tornarci una seconda volta, rivivere le emozioni che la Dinamo può dare è molto più di un traguardo, anche per la presenza di chi mi ha scelto. C’è un ambiente di lavoro eccellente, non è un caso se le persone tornano. E sono contento di arrivare in un momento in cui si spera che il pubblico torni nel palazzetto: poter rivivere al PalaSerradimigni da delle grandi emozioni. Poter poi lavorare con un core italiano, come mi è accaduto nelle due precedenti esperienze, è una cosa molto importante. Ringrazio il mio nuovo capo allenatore, con cui ieri mi sono confrontato: una persona estremamente motivata e chiara. Ringrazio Federico Pasquini, che mi ha portato a Sassari la prima volta e sono contentissimo di poter tornare a lavorare con lui, che sa creare dei gruppi ma che soprattutto ha passione per la pallacanestro. L’ultimo ringraziamento va a Stefano Sardara, con cui ho un rapporto profondo.

Le due esperienze saranno molto diverse, nel mentre ci sono state due tappe molto formative a Venezia e Brescia. Porto un arricchimento importante da Venezia, dove la competizione è alla base di tutto. A Brescia il progetto è stato diverso, il secondo anno è stato fondamentale capire che certi valori sono imprescindibili. Cosa mi è stato chiesto di riportare? Demis Cavina è un allenatore che ha delle certezze, che ha una struttura. L’ha dimostrato quest’anno perché a giocare il secondo lato, era la squadra migliore in Italia, per fare un esempio concreto. Mi è stato chiesto di dire quello che penso in tutti i momenti, liberamente, e questo è stato il fattore che mi ha convinto definitivamente a tornare.

Federico Pasquini non ha rivelato nulla sul mercato ma ha parlato del suo lavoro e di quello che è accaduto nel mondo del basket nelle ultime ventiquattrore.

Secondo me, la cosa più importante, è costruire la squadra migliore per chi deve allenarla. Non ci deve mai essere un’imposizione soprattutto sulle caratteristiche tecniche dei giocatori. Quando ho cominciato a fare questo lavoro avevo già una mente pronta per farlo, grazie agli anni nelle categorie minori dove la mancanza di denaro ti porta ad adattarti alle differenti situazioni. Il mio lavoro è fatto per facilitare quello dell’allenatore. Le caratteristiche tecniche sono decisive ma prima di tutto la ricerca deve essere umana. La mia agenda non si è allungata. Io credo che certi campionati siano molto pericolosi, per la pallacanestro che si fa in Italia, e ne abbiamo avuto prova quest’anno. Guardo anche alle società da cui provengono i giocatori: se si tratta di società piccole ma con una grande organizzazione, questo ti permette di avere un giocatore pronto per un livello più alto. L’esempio di Dyshawn Pierre è quello migliore: veniva da una società con neanche mezzo milione di budget ma quando è arrivato qui era già in grado di comportarsi in una certa maniera.

Sui risultati del Pre-Olimpico e sul mercato:

Secondo me stanno capitando, nelle ultime due settimane, dall’NBA alla Serie B, dov’è chiara come la componente mentale dei giocatori prevale su tutto. Ieri sera c’è stata un’esaltazione di questo, sia per la Repubblica Ceca che per l’Italia. Ieri da una parte c’era una squadra tesa, zavorrata, dall’altra una squadra consapevole, in fiducia, in cui ognuno sapeva di avere un’occasione clamorosa. Ognuno è arrivato nelle condizioni migliori per differenti motivi. Dall’altra c’erano dei nomi bellissimi che in quel momento lì però diventano figurine. Io penso, ad esempio, che la squadra peggiore costruita qui è stata quella post-scudetto, che aveva una grossa mancanza: quella fame che è cruciale per la Dinamo. Dobbiamo per questo essere bravi a valutare tutti gli aspetti. Quando i giocatori capiscono qual è il loro momento danno quel quid in più, che è quello che ha dato alla Virtus di vincere il campionato quest’anno. All’interno di questo sistema devi essere bravo, sveglio e anche fortunato per beccare le persone giuste. L’anno scorso noi l’abbiamo fatto molto bene. Sono molto contento, in ogni caso, per Marco Spissu, Michele Vitali e Achille Polonara perché sono persone realmente legate alla Dinamo. Un nome? Resta Bendzius che scadeva il 30 di giugno.

Matteo Cardia

 

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