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Passetti: “Sistema fallace”

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Il quotidiano La Repubblica sul mondo Cagliari.

Nello speciale dedicato da La Repubblica al Cagliari e al suo ruolo all’interno del contesto (sportivo ma anche culturale ed imprenditoriale) della Sardegna, c’è spazio anche per le importanti considerazioni del Direttore Generale rossoblù, Mario Passetti, in merito alla possibilità per i rossoblù e le pari rango di provare ad avvicinarsi a chi occupa posizioni più alte.

“La possibilità o meno di colmare il gap – dice Passetti – non può dipendere solo dalle nostre attività. Bisogna che il sistema Italia, lacunoso, si preoccupi di creare un valore del calcio e di dividerlo in modo più equo. La Sardegna – continua Passetti – è una terra dimenticata, si parla di noi solo quando comincia a battere il sole a giugno. E’ inverosimile che con il 4% dei tifosi in Italia, come Fiorentina e Lazio, nella distribuzione delle risorse siamo così indietro”.

Inevitabile lo sguardo agli altri paesi. “In Inghilterra – analizza il DG del Cagliari – con una politica interna lungimirante e positiva, la città di Manchester ha potuto trovare investitori e successo. Dall’equità è nata una storia come quella del Leicester, o come potrebbe essere il Leeds futuro. Ci auguriamo – conclude – che con uno scossone e un cambio di rotta sia possibile a tutti competere per la Champions. Purtroppo i nostri grandi club sono più attenti a strutturare la Superlega che a lavorare su un sistema che dia benefici a tutti”.

Spazio anche alle considerazioni, tra gli altri (il presidente di Confindustria Sardegna Scanu, lo scrittore Fois, il giornalista Porrà), del sindaco di Cagliari Massimo Zedda. “Anche negli anni Settanta – dice il primo cittadino, candidato alla carica di presidente regionale – per il Cagliari era difficile vincere, ma i giocatori non vollero andare via. Scelsero una città, una parte, e lo so che oggi il dato economico è prevalente e genera un doppio livello. Quando in campo entrano cuore e passione non ci sono battaglie impossibili, altrimenti il Sudafrica non avrebbe mai vinto i Mondiali di rugby”.