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L’ANALISI | Linea alta e aggressività, è cominiciata la vera era Mazzarri

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Segnali che disegnano una via tracciata soltanto da seguire. L’abitudine al passo indietro dopo quello avanti fermata da una prestazione che conferma i buoni propositi di inizio 2022. La mano dell’allenatore che va oltre il punteggio, evidenziata da alcune situazioni di gioco costanti. È il Cagliari di Walter Mazzarri, non ancora nella sua interezza, non ancora completo di tutte le idee del tecnico rossoblù, ma decisamente sulla buona strada.

Testa alta e sguardo avanti

Un particolare risalta su tutti. Dopo la vittoria di Genova, anche quella contro il Bologna ha ricalcato una disposizione tattica maggiormente propositiva. Non tanto per via del baricentro alto e della spinta degli interni di centrocampo – anche perché il passo indietro di Deiola e Marin rispetto a Marassi è stato evidente – ma soprattutto per un 3-5-2 reale e non solo sulla carta. Il trio difensivo raramente si è trasformato in un quintetto, Bellanova e Lykogiannis – con Dalbert in un secondo momento – hanno dato una spinta decisa all’azione sulle fasce e messo maggiore presenza nell’area avversaria.

A questo si è aggiunto il lavoro dei due esterni della linea a tre di difesa, i cosiddetti braccetti. Altare, spesso chiamato da Mazzarri all’intraprendenza, e Carboni, anche se a volte impreciso, si sono spinti spesso e volentieri verso la trequarti avversaria. La prima grande occasione per il Cagliari è la dimostrazione perfetta del lavoro di Mazzarri nella testa dei suoi giocatori. Il difensore ex Olbia, infatti, crea la superiorità numerica attaccando la metà campo del Bologna, fino a spingersi al limite dell’area emiliana. In questo modo – con la copertura a turno di uno dei centrocampisti centrali – gli uomini di Mihajlovic hanno faticato a trovare le contromisure. Senza contare la pressione alta, logica conseguenza, in caso di palla persa. In più sono fondamentali le posizioni dei due quinti di centrocampo, sulla stessa linea di Pavoletti, e la divisione dello spazio proprio tra il centravanti e Joao Pedro, disposti in linea verticale.

L’evoluzione dell’azione racconta anche un altro dettaglio del Cagliari di Mazzarri formato 2022. Come nelle squadre che attraverso meccanismi perfetti rendono la difesa a tre una tattica più liquida di quella classica – ad esempio con Juric e Gasperini – così i rossoblù passo dopo passo sembrano acquisire alcuni dettami che trasformano un undici di attesa in uno di presenza offensiva con più uomini. La giocata che porta al palo di Bellanova non solo nasce dalla percussione di un centrale di difesa come Altare, ma si chiude con il tiro cross di Lykogiannis – esterno sinistro – chiuso proprio dall’ex Bordeaux – l’esterno opposto. Anche a fine azione, inoltre, la spartizione dello spazio tra Joao Pedro e Pavoletti permette un’occupazione dell’area di rigore totale.

Corner con le mani

Un altro aspetto che ha permesso al Cagliari di raccogliere i dividendi è quello delle rimesse laterali lunghe sul lato corto dell’area del Bologna. Un antipasto già nella prima frazione, quando Grassi si è ritrovato un buon pallone per battere Skorupski.

Altare si prende carico della rimessa, lasciando a Bellanova la marcatura preventiva in difesa. Il vero ago della bilancia è però Joao Pedro che, partendo dal palo più lontano, attraversa l’area del Bologna per andare alla spizzata verso il centro dell’area. Importante anche la scelta di portare Grassi nei sedici metri avversari, alzando così tutto il baricentro della squadra e rendendo la possibile transizione offensiva degli emiliani l’occasione per un recupero alto del pallone.

Il gol del pareggio siglato da Pavoletti nasce appunto da una rimessa laterale lunga di Dalbert. Joao Pedro è nuovamente il fulcro della giocata, fino a portare su di sé ben tre avversari in marcatura. A quel punto Pereiro è libero di raccogliere la seconda palla, Pavoletti è pronto a sfruttare l’assist del compagno e, altro dettaglio non di poco conto, l’area del Bologna è occupata da ben cinque giocatori del Cagliari, più Marin e Carboni a supporto e Dalbert che resta alto dopo aver battuto la rimessa.

Nota dolente

Detto che la firma sulla vittoria è anche quella di Alessio Cragno, la cui parata sull’uno a uno ha evitato un contraccolpo di difficile gestione, il portiere di Fiesole è stato però nuovamente superato da un calcio di punizione diretto intorno ai 20 metri. Pellegrini, Vlahovic, Deulofeu e infine Orsolini nella gara contro il Bologna: quattro reti subite da calcio piazzato. Tolto quello subito contro l’Udinese, gli altri – compreso quello messo in porta dall’attaccante degli emiliani – hanno in Cragno un parziale colpevole.

Parziale perché il Cagliari ha un altro difetto, la tendenza a regalare situazioni pericolose con falli ingenui ed evitabili. Lykogiannis, nello specifico, ha ripetuto l’errore commesso contro la Roma, non riuscendo a controllare la corsa e facendosi beffare dalla frenata dell’avversario davanti a lui. Come allora così contro il Bologna è nel primo contrasto che il greco perde la possibilità di fermare la giocata, per poi trovarsi nella condizione di dover spendere un fallo altrimenti inutile. Ma, come da immagine sopra riportata, Cragno ha le sue colpe. Il portiere ha un difetto di postura iniziale che lo limita sia nella visione del pallone al momento del calcio, sia nello stacco successivo. Non una questione di altezza, ma di partenza. L’estremo difensore rossoblù infatti muove il primo passo alla sua sinistra soltanto una volta che la palla sta sorvolando la testa di Pavoletti in barriera.

La mancanza iniziale poi si riflette sul non riuscire ad arrivare sul pallone di Orsolini. Non angolatissimo, non da distanza ravvicinata, non così potente da essere imprendibile. La sfera termina a pochi centimetri dal guantone sinistro di Cragno che, con un tempo di reazione leggermente migliore avrebbe facilmente smanacciato la punizione dell’attaccante del Bologna. La palla, d’altronde, non è nemmeno a fil di palo e tantomeno sotto il sette alla sinistra del portiere, aspetto che evidenzia l’importanza di una maggiore reattività necessaria sui tiri da quella posizione.

Tre punti fondamentali per la corsa salvezza, ma ancora più importante – come a Genova – è il modo in cui sono stati ottenuti. Non per il gol in pieno recupero, in parte per la seconda rimonta consecutiva, soprattutto per il gioco espresso non solo alla voce grinta e dedizione, ma anche tatticamente e per scelte di giocata. Una macchina, quella rossoblù, ancora perfettibile, ma è proprio la consapevolezza degli ampi margini di miglioramento a dare speranza per il futuro. Rispetto al 2021 è la base di partenza a essere cambiata, ora però arriva la parte più difficile: confermarsi con un calendario tutt’altro che facile.

Matteo Zizola

 

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