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Emiliano Melis: “Benevento-Cagliari? Vorrei si salvassero entrambe”

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In occasione dello scontro salvezza tra Benevento e Cagliari, abbiamo intervistato il doppio ex Emiliano Melis, grande promessa del vivaio rossoblù poi protagonista nelle categorie minori.

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Domenica si giocherà Benevento-Cagliari, match clou sia per i ragazzi di Inzaghi, sia per i rossoblù di Semplici. La salvezza di una delle due squadre passerà soprattutto dalla gara del Ciro Vigorito e per avvicinarci alla sfida di domenica pomeriggio abbiamo avuto il piacere di intervistare Emiliano Melis, ex attaccante di entrambe le squadre, con cui abbiamo parlato anche del movimento calcistico sardo in generale.

Benevento-Cagliari è una sfida fondamentale in chiave salvezza per entrambe: secondo te che partita sarà?
“Sarà una partita importantissima, si tratta di un vero e proprio spareggio salvezza. Il Cagliari arriva molto bene a questa partita dopo un filotto di risultati importanti. Basti pensare a Cagliari-Parma: fino al 90′ si stava sotto per 3-2, poi quei due gol nei minuti di recupero sono stati fondamentali, perché poi sulle ali dell’entusiasmo si è andati a vincere a Udine, poi in casa con la Roma prima dell’ottimo pareggio di Napoli. Ma la partita più importante è quella di Benevento, dove il Cagliari non deve assolutamente perdere: se i rossoblù dovessero vincere ipotecherebbero la salvezza, anche se mancheranno altre gare e bisognerà continuare a stare attenti”.

La stagione del Cagliari non è stata particolarmente rosea: cosa pensi sia successo ai rossoblù? Quali sono stati, secondo te, gli errori commessi in questa annata così negativa?
“Sono stati fatti tanti errori e tante scelte sbagliate, però è anche vero che star lì a ripensarci non ha alcun senso. Ci sarà tempo e modo di fare un’analisi a fine campionato, ma adesso la cosa più importante è mantenere la categoria. Tutti devono mantenere la giusta concentrazione e portare a termine questa stagione che fino a un mese fa sembrava essere irrecuperabile. Con lo slancio delle ultime partite il Cagliari ha messo a segno un filotto positivo e importante, e ora c’è la possibilità di salvare la stagione. Gli errori andranno sicuramente analizzati perché è impensabile che una squadra di valore come il Cagliari, con giocatori di alto livello come Cragno, uno dei portieri della Nazionale, Godin in difesa, Nainggolan e Nandez a centrocampo, in attacco Joao Pedro, Pavoletti e Simeone, sia dovuta entrare nella lotta salvezza”.

Hai vestito entrambe le maglie, che ricordi hai del periodo passato nelle due squadre? Hai qualche aneddoto da raccontarci?
“Per quanto riguarda il Cagliari, stiamo parlando della squadra della mia città anche se sono nato a Selargius, della quale sono tifoso fin da bambino. Ho avuto l’onore di arrivare al Cagliari da ragazzino, facendo tutta la trafila nelle giovanili, partendo dagli esordienti fino a coronare il sogno di esordire in Serie A. Ho giocato nel Cagliari quattro stagioni e mi sono tolto grandi soddisfazioni, giocando in stadi importanti e contro grandi campioni. Ho avuto modo anche di segnare alcuni gol molto importanti, realizzando il mio più grande sogno, ovvero vestire quella maglia. Per questo ho ricordi davvero indelebili e vado tanto orgoglioso della mia esperienza in rossoblù.

Anche di Benevento ho dolcissimi ricordi: ho vestito la maglia giallorossa dopo due anni di inattività a causa di un bruttissimo infortunio alla caviglia. Ho dovuto affrontare tre operazioni chirurgiche ed ero ad un passo dallo smettere di giocare, ma grazie al Benevento ho avuto la possibilità di tornare nel calcio giocato e la dirigenza è stata fantastica con me. Quell’anno riuscimmo a vincere il campionato di Serie C2, salendo in C1: potevamo fare doppietta vincendo la Coppa, ma perdemmo in finale contro il Bassano. È stata comunque un’annata fantastica.  Se devo essere sincero, spero che riescano a salvarsi entrambe perché le ho nel cuore“.

Lasciato il professionismo, hai continuato a giocare con squadre dilettantistiche. Come cambia il calcio da un livello all’altro?
“Ho giocato nel calcio dei professionisti fino ai 30 anni, poi ho continuato nei dilettanti tra Serie D ed Eccellenza. Intorno ai 30 anni ho fatto una scelta di vita, perché stava nascendo la mia prima figlia e avevo bisogno di rientrare a casa anche per cominciare a guardare al mio futuro. Pochi anni dopo ho avviato la mia attività con la scuola calcio Futura a Selargius assieme ad alcuni amici, ma ho proseguito a giocare togliendomi comunque delle belle soddisfazioni. Penso ai tanti anni al Selargius in Serie D fino a sfiorare la Lega Pro, per esempio. Ho avuto la fortuna di giocare in tutte le categorie e posso dire che la differenza è tanta. Quando ho giocato in Serie A a Cagliari, in campo c’erano campioni stratosferici: Zidane, Del Piero, Totti, Baggio, Ronaldo, Nesta, Maldini. Insomma, il top del top. Il calcio italiano in quegli anni era davvero il migliore del mondo. Quello che però non è mai cambiato è stata la passione che nutro per questo sport. Non contava la categoria, la mia passione e il mio amore erano sempre quelli”.

Dando uno sguardo alla Serie C, come valuti il campionato dell’Olbia di Max Canzi?
“Non ho seguito tantissimo il campionato, ma ho visto che ha comunque ottenuto la salvezza. Ci sono giocatori che conosco e mi fa piacere che siano riusciti a mantenere la categoria. La Serie C è un trampolino di lancio per tanti giovani e ci sono tanti giocatori importanti come Pisano, Cocco, Emerson, Ragatzu. La salvezza è stata davvero importante perché avere almeno un’altra squadra sarda tra i professionisti fa bene al movimento”.

Chiusura sulla Serie D, con il girone G dove militano le sarde. Che giudizio dai alla stagione?
“Con il Covid-19 è più complicato riuscire a star dietro al campionato rispetto al passato, nonostante abbia tanti ex compagni e amici che ancora giocano. In generale è stato un campionato strano, perché con la pandemia tante squadre hanno saltato diverse partite e la classifica con i recuperi risultava essere sempre un po’ falsata. Immagino che sia stato complicato anche per i club tenere tutto sotto controllo tra trasferte, tamponi e tutto ciò che c’era di contorno. Mi auguro che le tutte squadre sarde restino in Serie D e che qualcuna riesca a fare il salto di categoria: sarebbe importante per il movimento calcistico isolano e per i nostri giovani. Penso che i ragazzi debbano poter avere uno sbocco importante e poter giocare nei campionati nazionali. La Sardegna purtroppo, rispetto ad altre regioni, paga un po’ una certa disparità nel numero di squadre presenti nei tornei nazionali. A me piacerebbe vedere una Serie D e C un po’ come quella di diversi anni fa, dove c’erano diverse società sarde protagoniste”.

Elena Accardi

Al bar dello sport

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