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Gerald Robinson e Federico Pasquini | Foto Centotrentuno

Mentalità e killer instinct: cosa può dare Robinson alla Dinamo Sassari

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In Germania ho giocato per il 90% da playmaker, ho l’esperienza per dare il meglio in quella posizione”. Tra le parole rilasciate da Gerald Robinson in occasione della sua presentazione, avvenuta martedì alla Club House della Dinamo Sassari, quelle sulla sua posizione in campo sono le più importanti. Parole che spiegano il perché la scelta della società di Sardara sia ricaduta sul suo profilo, nonostante lo sforzo economico richiesto dall’acquisto.

Un problema di ritmo

Prima e dopo la partenza di Clemmons la squadra sassarese soffriva nello spot di uno. E non è stato mai un mistero, sia in campo che nelle statistiche, nonostante la crescita nel dato degli assist di Stefano Gentile, ritornato ad occupare una posizione già vista in tempi però passati. Lo spostamento del nativo di Maddaloni, con l’alternativa David Logan, ha prodotto però uno squilibrio nei compiti offensivi e tolto pericolosità a una Dinamo che già faticava all’interno dei 24’’ a disposizione in attacco. Perché se da una parte Gentile ha risposto positivamente alle richieste dei diversi coach, dall’altra ha dovuto abdicare a quella sua istintività che spesso ha portato a spezzare le partite dei biancoblù. Una sorte simile è toccata al Professore, il giocatore migliore della Dinamo fino a questo momento nella creazione dal pick&roll. Il nativo di Chicago è apparso in difficoltà nella gestione del ritmo di alcuni possessi più delicati, come per esempio accaduto contro Napoli, partita dove però dove erano stati cinque suoi punti di fila a rimettere i sassaresi in gioco nell’ultimo periodo. È stato il ritmo della squadra, appunto, a risentire di più di scelte fatte e problematicità del roster: la Dinamo ha alternato poco lo spartito offensivo, mancando di un giocatore in grado di capire quando accelerare e quando rallentare, quando ragionare e quando lasciare andare la mano verso il canestro nei primi secondi di un’azione. Una questione di letture, che nella produttività della squadra pesano più di quanto ci si possa aspettare, e che nella Dinamo di Cavina ha finito per evidenziare più la staticità che la collaborazione tra i compagni nella maggior parte delle partite giocate.

Più pericolosità

Gerald Robinson è chiamato a risolvere una parte di questi problemi e a dare respiro a giocatori come Logan e soprattutto Gentile. La scelta del giocatore non è stata casuale e darà alternative differenti a coach Piero Bucchi, che ha messo una buona parola sul suo ex giocatore ai tempi di Roma. Le otto partite con la maglia di Chemnitz hanno dato prova della buona forma del giocatore che nelle ultime due stagioni ha vestito anche le maglie di Pesaro e Dijon: 10.6 punti e 6 assist di media a partita, conditi da due exploit a livello di prestazione, prima contro Ludwigsburg – 20 punti – e poi nella sfida con l’Heidelberg – 9 assist. Dati che fanno comprendere come il giocatore possegga una certa bidimensionalità offensiva, essendo in grado sia di creare per sé stesso che per gli altri con facilità. A trentadue anni, Robinson non sorprende per esplosività di gambe ma la sua pericolosità rimane importante: il prodotto della University of Georgia ha sapienza nell’uso del corpo per attaccare il ferro ma anche sensibilità e fiducia nel suo mid-range oltre ché nel tiro dai 6.75 – da dove, nelle ultime due esperienze, ha tirato con più del 45%. Fisicità ed esperienza faranno al caso della Dinamo anche sul lato difensivo: lunghe braccia e intelligenza cestistica, come testimoniato dalle 1.3 palle rubate di media a partita, sono nel bagaglio di un Robinson che soprattutto per mentalità rientra perfettamente nei tratti del giocatore ideale all’idea di basket di Bucchi, che vede nella difesa il punto di partenza per un buon attacco.

La rivoluzione in casa Dinamo sembra arrivata a una conclusione. Occupato lo spazio lasciato vacante dalla partenza di Clemmons sembra solo esserci, ad oggi, il dubbio su Tyus Battle. Le parole in conferenza stampa del GM Federico Pasquini, ma anche quelle del Responsabile scouting della Germani Brescia, Marco di Benedetto, hanno indebolito la pista secondo cui il prodotto di Syracuse sarebbe finito tra le fila della squadra di coach Magro. Sarà difficile però la permanenza in Sardegna di quella che era stata la principale scommessa della breve era Cavina: il mercato in continuo fermento potrebbe dare risposte nei prossimi giorni.

 

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