Nández: “Peñarol e Boca per sempre nel mio cuore”

Nahitan Nández ha rilasciato un’intervista giovedì scorso al giornalista Diego Muñoz di ESPN Uruguay, diversi i temi affrontati dal centrocampista uruguiano del Cagliari, dagli esordi al Peñarol al legame con il Boca Juniors fino al suo hobby principale, la pesca.

GLI ESORDI AL PEÑAROL

“Arrivai al Peñarol a diciassette anni, una volta portato in prima squadra ci fu qualche difficoltà all’inizio, ma poi andò tutto bene. L’ultimo anno fu la mia migliore stagione, con allenatore Leo Ramos, riuscii anche a segnare qualche gol e giocai tutte le partite. Il Peñarol è un’altra delle mie case, mi sono divertito molto e ho tantissimi bei ricordi, il più grande è essere stato il capitano più giovane della storia del club ed è una cosa che mi resterà dentro per sempre. Quando Fossati mi fece entrare in campo per la prima volta (1 marzo 2014, ndr) mi passarono per la mente tante cose che poi uno non ricorda, mettersi a pensare è difficile, e per questo bisogna concentrarsi al massimo nel pensare giorno per giorno e andare avanti sempre. Ho avuto in più la fortuna di giocare con tutti i grandi del Peñarol, con i miei idoli da bambino che guardavo alla televisione e improvvisamente stavo dividendo lo spogliatoio con loro o bevendo il mate assieme, una cosa che in quel momento faticavo a credere e che poi sono diventate della amicizie come con Tony (Antonio Pacheco, un passaggio anche in Italia all’Inter, ndr.) con cui mi sento ancora spesso e ci vediamo anche a Punta del Este”.

L’EPOCA DEL BOCA

“Quando ci penso mi si accappona la pelle (riferendosi al coro dei tifosi del Boca “Uruguagio Uruguagio”, ndr), sono momenti che non mi dimenticherò mai perché giocare alla Bombonera, come ho sempre detto e sempre dirò, fino a oggi è stata la cosa più bella della mia carriera, ho avuto la fortuna di disputare una Coppa America, un Mondiale, ma giocare in quello stadio con quel pubblico trasmette qualcosa che è molto difficile spiegare con le parole. La partita alla Bombonera che racconterò ai miei nipoti sarà il primo, quando al mio debutto Guillermo (Barros Schelotto, ex allenatore degli argentini, ndr) mi mise in campo negli ultimi minuti e El Pipa (Benedetto) mi passò il pallone indietro e segnai contro il Godoy Cruz, un debutto da sogno”.

LA FINALE DI LIBERTADORES CON IL BOCA

“Con il Boca mi sono divertito fino all’ultimo attimo, anche la finale contro il River fu bella. Avevamo superato tutte le fasi della Coppa, anche in gare difficili, e questo ci fece diventare un gruppo meraviglioso che era davvero una delle cose più belle che avevamo in quella squadra. Sono momenti, sia quelli belli che quelli meno belli come quella finale che resteranno per sempre e anche questo è il bello del calcio”.

IL MATE E LA PESCA

“Nella bombilla (la “tazza” dalla quale si beve il mate, ndr) sono incise le cose più importanti della mia vita, il numero 8, la bandiera uruguaiana, Sarah (nome della futura moglie), un pescatore e sopra i nomi dei miei genitori. Il pescatore è non solo per via del periodo a Maldonado, ma soprattutto perché mi piace molto pescare anche qui a Cagliari. Vivo in un’isola e ho la casa di fronte al mare, quando sono libero vado sempre a pesca: come esche uso i gamberetti rossi così come facevo in Argentina o in Uruguay, dove portai con me una volta anche il Pipa Benedetto e Paolo Goltz a Punta del Este”.

Matteo Zizola

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