Scorie nucleari in Sardegna? Si potrebbe…

Si restringe il perimetro delle aree che potrebbero ospitare il deposito nazionale delle scorie nucleari in Italia.

La Sardegna è a pieno titolo tra i territori potenzialmente idonei ad “ospitare” i 95mila metri cubi di rifiuti radioattivi. Questo il verdetto dell’ultimo aggiornamento sui parametri stilati dall’Ispettorato per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (Isin), la neonata agenzia per la vigilanza dell’atomo. Questa, come riporta Wired, ha escluso dalla mappa i territori in zona sismica 2 facenti parte della Penisola. Vista la natura del territorio italiano, questa zona è molto ampia, come si nota dalla parte viola nella mappa sottostante.

Mappa delle aree ad alta pericolosità sismica in Italia (in viola, dati Ingv)

Ora Sogin, la società di Stato incaricata del decommissioning nucleare, dovrà correggere la Cnapi, la carta delle aree potenzialmente idonee a ospitare il deposito nazionale, e depennare quelle in classe sismica 2. Oltre alla possibilità di terremoti, tra i criteri di rischio figurano anche la presenza di vulcani, il rischio di frane o inondazioni, la distanza dalle coste, da parchi naturali, aeroporti, città o aziende pericolose. L’Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, sulla base delle tabelle stilate dalla protezione civile, ha suddiviso il territorio italiano in quattro aree: dal rischio da 1 (altissimo rischio) al rischio 4 (basso rischio). L’ultimo intervento dell’Isin esclude anche le zone di rischio 2 dalla possibilità di accogliere scorie nucleari, mentre in precedenza anche queste sarebbero potute risultare papabili.

Nel 2025 è previsto il rientro in Italia delle scorie nucleari stoccate all’estero, al fine di evitare di spendere ulteriormente. Adesso Sogin dovrà correggere la Cnapi e rispedirla all’Isin, che poi la inoltrerà ai ministeri competenti (Ambiente e Sviluppo economico). A quel punto – scrive Wired -la carta potrebbe essere pubblicata, così da avviare l’iter per scegliere il luogo dove costruire il deposito entro il 2025. Ma secondo indiscrezioni questo non accadrà prima delle elezioni europee del 26 maggio. Il tema è molto delicato presso l’opinione pubblica e nessuno ha intenzione di “sporcarsi” occupandosene in piena campagna elettorale.