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Diego Godin con la maglia dellla Celeste

Pandora Papers, c’è anche Diego Godin nelle liste sui fondi offshore

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C’è pure il nome del numero 2 del Cagliari e capitano della Celeste negli elenchi di personalità coinvolte nello scandalo Pandora Papers, inchiesta sui fondi offshore realizzata dal consorzio giornalistico ICIJ.

Quando nel 2007 passò dal Nacional di Montevideo al Villarreal, l’allora ventunenne Diego Godin non era ancora un pilastro della nazionale uruguaiana e uno dei difensori centrali più conosciuti al mondo. Ma già allora, nel dicembre 2006, si rese “necessaria” la creazione di una società che si occupasse dei suoi diritti di immagine, pratica molto diffusa in Sudamerica e non solo. La sede dell’azienda però, come risulta dall’inchiesta “Pandora Papers”, realizzata dal consorzio giornalistico internazionale ICIJ (lo stesso dei “Panama Papers” e “Luanda Leaks”), non era una qualunque città spagnola, nazione dove il futuro Faraone si sarebbe trasferito, bensì un noto paradiso fiscale come le Isole Vergini Britanniche. La Rumbrick Overseas Limited, operativa dal 2006 al 2016, aveva come beneficiarie la sorella di Godin, Lucia e la cugina, Marcela Helbling: quest’ultima ha dichiarato al settimanale uruguaiano Busqueda – partner di ICIJ – che il calciatore “ha dichiarato prontamente alle autorità fiscali della Spagna, paese di residenza fiscale in quegli anni, sia l’esistenza delle società che il reddito che queste società hanno ottenuto in relazione ai diritti di immagine”. Inoltre, lo stesso Godin avrebbe “pagato a titolo le tasse che questi redditi hanno generato, come se quei redditi fossero stati ricevuti direttamente da lui e non dalla società”.

La creazione di questa tipologia di società sarebbe comune anche ad altri calciatori sudamericani come Luis Suarez e Angel Di Maria, anch’essi presenti nella lista di personalità coinvolte nei Pandora Papers. L’uso dell’offshore in nazioni a bassa tassazione per ricevere il pagamento dei diritti di immagine ha poi portato a sanzioni da parte dell’erario spagnolo, una volta rilevate le irregolarità. I colleghi di Busqueda hanno chiesto alla Helbling il perché della necessità di creare una struttura di società per azioni se il calciatore “pagava personalmente” le tasse, ma la risposta data dall’entourage di Godín è stata: “La struttura è stata creata perché era la prassi, che spesso la chiedevano i club europei”. Dai documenti giunti in possesso di ICIJ, risulta il contratto di cessione dei diritti di immagine da Godin a Rumbrick Overseas, firmato nel dicembre 2006 e valido per 15 anni. Diritti validi per lo sfruttamento dell’immagine “in tutto il mondo di Godín come individuo”. Esclusi dall’incarico, invece, “lo sfruttamento economico delle calzature e dell’abbigliamento sportivo” e lo “sfruttamento economico dell’immagine collettiva del giocatore come membro di una qualsiasi squadra di calcio o della nazionale uruguaiana”. Nel 2013, come rivela ancora Busqueda, la struttura creata attorno ai diritti d’immagine di Godín è diventata ancora più complessa. Con il consenso del calciatore, Rumbrick Overseas ha firmato un nuovo contratto di trasferimento dei diritti di immagine con Plausus UK Limited, società domiciliata nel Vineyards Business Centre di Londra. La stessa Plausus UK, che ha contrattato per “il 75,5% delle cifre nette ricevute da future operazioni di trasferimento dei diritti di immagine, sia a enti sportivi che ad altre società commerciali”, ha poi avuto come direttore Santiago Baraibar, già dirigente del Nacional. La parola fine alla vicenda viene scritta nel luglio 2016, quando la famiglia Godin chiese all’ufficio legale panamense Algogal (acronimo costituito dalle iniziali dei soci, Alemán, Cordero, Galindo e Lee, lo stesso contattato per la firma del primo contratto nel dicembre 2006) di chiudere la società.

La Redazione

 

 

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