Pavoletti: “Lavoro per farmi trovare pronto”

L’attaccante del Cagliari Leonardo Pavoletti e il centrocampista della Primavera Abel Kanyamuna hanno partecipato all’incontro con gli studenti nell’ambito dell’International Job Meeting 2020.

I due rossoblu hanno parlato dal palco della Sala Pasolini del Padiglione Congressi della Fiera per discutere del tema: “Sfide da vincere nello sport e nella vita”. Il centravanti livornese ha parlato del suo percorso riabilitativo e della situazione del Cagliari: “Il ginocchio funziona, mi devo solo togliere qualche paura mentale legata all’infortunio, quindi un mesetto massimo un mesetto e mezzo e sarò con la squadra. Una buona notizia dunque. La sfida all’Inter? Un piccolo calo lo abbiamo avuto ma è normale in una stagione ma vedendo i ragazzi a Milano e come si allenano e sono tranquillo perché so che siamo sulla strada giusta”

Poi i due giocatori parlano delle origini: “Livorno è la Napoli del centro Italia per il calore e la passione per il calcio- dice Pavoletti-. Ma per me non è stato così perché non sono cresciuto nel Livorno ma nell’Armando Picchi la seconda squadra della città allora in Serie D e da lì anno dopo anno scalando ogni gradino sono arrivato in alto. Mi hanno aiutato i miei genitori, specie mio padre perché chi ha fatto sport sa come relazionarsi anche nella vita. Reagire dopo una sconfitta e non arrendersi. Da piccolo facevo tennis come mio padre, con lui non gioco più però vogliamo aprire un campo di paddle a Livorno. Il calcio è un mestiere ma non fraintendetemi, il calcio è bello ma quando arrivi a certi livelli hai tante pressioni e devi fare tanti sacrifici. È un lavoro che ogni giorno devi avere nuovi obiettivi, se io non faccio gol per esempio da qui a due anni nessuna squadra mi vuole più. I fratelli Lucarelli? Loro a Livorno sono dei miti e io li tifavo ma ho sempre cercato la mia strada giusta. Un momento complicato della mia carriera? Io a 21-22 anni mi ritrovo a Castellammare di Stabia, non giocavo, non andavo d’accordo con l’allenatore, ero lontano da casa, dalla mia compagna è ho avuto paura di lasciare il calcio ma dentro di me ho sentito la voglia di dare tutto per diventare un calciatore, e per fortuna l’anno dopo andai a Lanciano, feci 16 gol e salimmo di categoria. Da lì capì che questa era la strada. Dopo Lanciano ho capito il metodo: sacrificio, riposo e forza di volontà. E poi bisogna sempre sfruttare le proprie carte. La famiglia è importante, poi ognuno vive le distrazioni a proprio modo. Il mio gol più bello? A Firenze due anni fa, il gol salvezza del Cagliari. Non più bello ma sicuramente più importante. La Nazionale? È la maglia che batte tutte, l’anno scorso esordio e gol, io ci spero sempre. Lavoro per farmi trovare pronto per il futuro”. 

Lo zambiano della Primavera racconta: “Io vengo da Lusaka, la capitale dello Zambia. Il calcio per me è sempre stato una passione la prima volta che ho saputo di venire qui in Italia ho iniziato a capire che dopo i sacrifici le cose belle stavano arrivando. Il passaggio da Lusaka a Cagliari all’inizio è stato difficile perché in quel periodo quando sono arrivato in Sardegna papà stava male e io ho pensato di rinunciare ma mio padre mi ha convinto e mi ha detto di andare e non mollare. Qui ho trovato solo gente che mi ha voluto bene. Io in nazionale sono stato a 14 anni, con l’Under 17 ed ero il più giovane. Per me è una chiamata importante e sono sempre pronto a rappresentare lo Zambia. Che giocatore sono? Mi dicono che assomiglio a Kanté, che dà l’anima in campo e voglio sempre vincere”.

Un momento dell’incontro della FieraProsegue Pavoletti: “I migliori ora in Italia? Immobile per me è fortissimo, segna e gioca per la squadra. Per me è il miglior attaccante italiano. Poi ovviamente c’è cristiano, Ibrahimovic che purtroppo abbiamo visto da poco da vicino e Dybala. A me piacciono però molto i ragazzi con cui ho giocato perché preferisco il rapporto umano a quello calcistico, uno su tutti Perin, poi Tonelli, Mertens, Barella che reputo un amico. Seguo sempre di più i ragazzi che conosco rispetto alle squadre. Il calcio italiano ha pagato un po’ il processo di rinnovamento dato che qui siamo un po’ lenti a cambiare: settori giovanili, stadi di proprietà e così via. E spero a breve di vedere il nuovo stadio anche qui a Cagliari. I migliori giovani in Italia? Per me Pellegrini, anche se ha già più presenze di me in Nazionale. In Italia siamo troppo bacchettoni il primo ragazzo che sbaglia lo tagliamo fuori e dico a discapito mio dobbiamo avere più coraggio e far giocare i ragazzi. Balotelli? Lui è un caso a se ma è un dispiacere vedere un talento come lui che non riesce ad essere al livello che potrebbe essere. Penso che un esempio per tutti è Scirea. Magari i ragazzi qui lo sanno, sempre nella vita si incontra uno più bravo di te però se sai fare i sacrifici e ti sai impegnare puoi fare meglio di loro perché spesso la testa più del talento. E di testa, almeno quello, io me ne intendo (scherzo). Il rapporto con i tifosi a Cagliari? Molto caldo però ovviamente siamo sempre tutti un po’ umorali. A volte c’è poca oggettività. Ci vorrebbe più occhio critico. Ho mai preso qualche fischio? Certo, da attaccante se non fai gol arrivano i fischi. Segreto dell’Atalanta? Ha creduto nel progetto giovani molto prima di altri. Gasperini? Io lo avuto e ha un suo modo di giocare, è una pressione uomo contro uomo a tutto campo. Gli allenamenti con lui sono super duri, al limite del vomito, però nella sofferenza ti abitua a trovare le energie mentali in più. Infatti spesso le sue squadre hanno uno strapotere fisico”. 

Kanyamuna aggiunge: “Ogni volta che sbagli impari, quindi meglio sbagliare ora che stiamo crescendo. Il mio momento più bello e dell’anno scorso quando mi hanno chiamato in Primavera per la partita contro il Torino valida per i playoff. Alla fine non siamo andati ai playoff però è stata la partita più importante della mia vita. E al momento siamo secondi però. Offerta dall’estero? Il mio sogno è di esordire in Serie A con la maglia del Cagliari. I miei idoli? Modric e nel Cagliari Nainggolan”.

Conclude Pavoletti: “Cagliari in zona Europa? Credo sia stato fatto una squadra giusta, abbiamo Radja che è un campione ma è anche quello che ci tiene di più alla squadra, godiamoci questo anno. Il gol all’Inter? Una soddisfazione per lui. Comunque il rendimento di quest’anno è figlio di un progetto partito da almeno due anni con uno zoccolo duro che è ancora presente nello spogliatoio. L’infortunio? Ci sono giorni difficile in cui hai paura di non farcela. Devi fidarti dei professionisti, da un crociato si torna forti. Nel mio carattere poi ogni sfida la prendo di petto e mi metto con la mentalità giusta per affrontarla nel migliore dei modi. Mi hanno aiutato tutti: famiglia, compagni, amici e anche la società. Quando stavo in Austria e a Milano mi sono accorto di quanto la gente tiene a me. Nel mio futuro? Il Cagliari in questo infortunio mi sta spingendo verso un nuovo lavoro: il modello. Ormai mi prendono solo per questo. Ormai sono il giullare della società (scherzo). Vorrei continuare a fare il calciatore ancora per qualche anno. I giovani che arrivano cosa devono fare? Salire sulla sedia e cantare così per gioco. Sono scaramantico? Sono uno abitudinario se faccio la settimana standard mi sento più forte altri riti strani no”.

dagli inviati Roberto Pinna e Francesco Aresu

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