Pozzecco: “Con Jerrells abbiamo commesso un errore”

Il coach della Dinamo Sassari Gianmarco Pozzecco ha parlato in diretta alla pagina “A Better Basketball”: ecco alcune delle sue dichiarazioni.

Sul modo di allenare: “Durante questa sosta ho avuto modo di fare delle riunioni con altri allenatori, sono convinto che in questi giorni mi sono strutturato anche con questi incontri. Sono estremamente contento per aver usufruito di questo periodo in questa maniera e penso abbia capito la direzione dove vorrei andare dopo anni di praticantato: a Zagabria ho avuto l’opportunità di avere una certa serenità vivendo da assistente e non da head coach e questo mi ha fatto sì che abbia avuto un grande miglioramento. Dove e come allenerò? Ho intrapreso il mio percorso che non so dove mi porterà, ma questo percorso è bellissimo. Quando giocavo ho sempre pensato che se mai avessi allenato avrei dovuto farlo per come avrei voluto essere allenato nel periodo in cui giocavo. Ho preso tanto da tutti gli allenatori che ho avuto, Repesa, Rusconi  e Charlie Recalcati il migliore allenatore che io abbia mai avuto e una delle persone più belle che io abbia conosciuto insieme a Pillastrini. Il rapporto coi giocatori? Io do un enorme peso a quello che i miei ragazzi mi dicono e questo non è così scontato. Questo è il mio modo di vivere le cose, lo prendo come un attestato di stima dei miei giocatori”.

Il Poz svela poi la sua formula magica sulla squadra ideale: “Secondo me la squadra di quest’anno aveva un pizzico di talento in meno rispetto a quella dell’anno scorso, ma tra novembre e dicembre siamo riusciti a giocare una pallacanestro migliore della stagione precedente. La costruzione della squadra ti permette di giocare un certo tipo di basket e c’è la necessità di tre cose. Cambiare il meno possibile, perché se hai una certa continuità diventa un valore inestimabile per via del miglioramento dell’abitudine di giocare insieme, e poi per mantenere gli stranieri perché la pallacanestro americana è diversa su qualche aspetto da quella europea. Bellissimo tutto in NBA, ma se uno deve vedere una partita di pallacanestro per me quello non è il modello. Infine non posso non avere un giocatore che sappia giocare in post basso, per rimbalzi e transizione offensiva. Se Pozzecco allenatore prenderebbe il Pozzecco giocatore? Ora come ora non lo prenderei, non ne vale la pena stare attaccato alle lune di quello là; ora il bacino dove pescare un buon giocatore è più ampio rispetto al passato. Ai miei tempi, senza passare per presuntuoso, c’erano pochi giocatori in Europa che potessero mettermi in difficoltà: in NBA giocavano una decina di giocatori FIBA, ora sono oltre un centinaio”.  

Da giocatore ha un piccolo rimpianto: “Preparai una Summer League in maniera meticolosa, arrivai a Salt Lake City e pensavo di poter giocare senza problemi con i Toronto Raptors. Giocai bene la prima partita, ma ho avuto un problema alla schiena: stavamo per firmare, dovevo solo dire che io avrei potuto giocare quell’anno lì, ma mi dissero che sarei stato in corsa per il ruolo di terzo playmaker con Arroyo. Ho rifiutato perché avevo una bella vita a Varese e un buon contratto”.

In conclusione una domanda sulla Dinamo Sassari di quest’anno: “Jerrells? Ho commesso un errore. Vedendo giocare con grande padronanza Spissu le finali Scudetto ho pensato che solo mettendolo in quintetto sarebbe cresciuto ancora: Jamie Smith ci aveva fatto una proposta economica esagerata e quindi siamo andati nella direzione di cercare qualcuno che potesse anche giocare con Marco e non solo sostituirlo. Mi hanno proposto Jerrells che è un giocatore che ha un modo di giocare più americano,completamente diverso rispetto a quello che facciamo e l’abbiamo preso. Abbiamo preso un giocatore decisamente diverso dagli altri pensando fosse utile e secondo me è stato un danno per entrambi: la squadra giocava peggio con lui e Curtis se ne accorgeva e ne risentiva. Tu prendi un giocatore per come intende lui la pallacanestro, non lo puoi cambiare: detto questo Jerrells è un ragazzo d’oro”. 

 

 

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