Gianmarco Pozzecco | Foto Luigi Canu

Pozzecco: “Difficile per tutti giocare ogni due giorni”

Giocare ogni due giorni “partite delicate” ad agosto e settembre dopo cinque mesi di lockdown: è questo che disturba principalmente un amareggiato coach Gianmarco Pozzecco al termine della partita fra la sua Dinamo Sassari e l’Happy Casa Brindisi, prima gara del girone di ritorno di Supercoppa italiana.

“Continuo a ripetere le stesse cose, siamo in una bolla e i giocatori fanno grandi sacrifici e si è visto anche in campo. Non è facile giocare dopo due giorni per noi, per gli altri, per chiunque. Chiaramente noi con quattro giocatori in meno facciamo fatica perché devo spremere quelli che ci sono”, ha detto il Poz, sottolineando il contributo di capitan Jack Devecchi. “Dopo sei mesi che non giochi giocare quattro partite in dieci giorni è dura. Non mi piace come scusante ma la verità è questa. Io ho un’idea ben precisa che non ho ancora espresso ma prima o poi esprimerò visto che siamo in un paese libero”, ha aggiunto l’allenatore sassarese che rincara la dose. “Questa mia negatività viene da innumerevoli aspetti. Ho giocato a pallacanestro per una vita. Noi non siamo l’Nba dove ci sono miliardi di dollari per creare situazioni in cui siamo totalmente protetti. Siamo in una condizione per cui per prendere certe decisioni devono essere coinvolti anche gli allenatori”, ha detto il Poz con tono evidentemente critico.

Sulla partita l’analisi del Poz è abbastanza chiara. “È stata la stessa identica di due giorni fa, con finale analogo ma il finale invertito. Brindisi poteva vincerla l’altra volta, potevamo vincerla noi. Uno a uno mi sembra il risultato più giusto”. Mentre il tono cambia quando annuncia che Justin Tillman, oggi visto a referto, probabilmente non si vedrà in campo neanche per le prossime partite. “Justin non è in grado di giocare perché è da cinque mesi fermo. L’averlo visto in panchina è un po’ falso come ottimismo: Justin Tillman probabilmente non giocherà tutta la Supercoppa o forse alcuni scampoli. Ma non conosce neanche il gioco, non mi va di schierare i giocatori tanto per farlo. Non abbiamo tempo per allenarli”, ha spiegato il Poz. “Noi abbiamo costruito la squadra con una chiara e precisa fisionomia. Oggi non possiamo sfruttare le nostre caratteristiche. Io spero che Justin sia quel giocatore che mette in difficoltà la squadra avversaria come oggi Krubally oggi ha messo in difficoltà noi. Non abbiamo la possibilità di essere enormi: loro hanno messo Gaspardo da tre, ma se ci fosse Justin potremmo giocare con Bendzius da tre, Justin da quattro e Miro da cinque. Non abbiamo il cambio del cinque e quando Miro esce dobbiamo sopperire a questa mancanza. Le rotazioni sui piccoli sono cortissime”, ha continuato, spiegando che la sua amarezza dipende anche dal rapporto “padre-figlio” instaurato con la squadra. “Se tu vedi tuo figlio in una canoa in mezzo al mare che si dà da fare sei orgoglioso di tuo figlio che ha le palle, ma se lo vedessi navigare in acque serene saresti più tranquillo. Io vivo questa sofferenza, perché credo che ai miei giocatori stiamo credendo forse tanto, ma più probabilmente troppo”.
Infine, il Poz ha parlato di come questa situazione anomala stia “viziando” i suoi giocatori. “Penso che tutto ciò che stiamo facendo adesso mi darà un vantaggio forse sulla tenuta di certi giocatori però è anche vero che i giocatori dovrò farli giocare meno. Lo dico da ex giocatore, sul minutaggio sto viziando i miei giocatori: ora giocano tanto e si divertono. Ma durante l’anno dovrò farli giocare meno e questo mi disturba. A queste cose nessuno pensa perché magari la gente non ha mai giocato ma per quanto riguarda la squadra, società e club, Federico (Pasquini) e Stefano (Sardara) siamo totalmente allineati e vedo il bicchiere totalmente pieno”, ha concluso l’allenatore della Dinamo.

Lello Stelletti

 

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