Pozzecco: “Stop alla Serie A? Presa la soluzione più logica”

L’allenatore della Dinamo Sassari Gianmarco Pozzecco ha parlato sui social della società biancoblù all’indomani della decisione presa da FIP e Legabasket sull’interruzione definitiva della stagione di Serie A. 

Il tecnico ha commentato il periodo in casa e la sospensione del campionato: “La quarantena la sto vivendo con ansia per la situazione nel mondo, però per quanto mi riguarda mi pesa poco: non sono mai uscito da quando siamo tornati da Burgos. Sono dispiaciuto di aver azzeccato questo pronostico del blocco del campionato: in cuor mio speravo in una soluzione diversa. Quello che mi aveva spinto a dire quelle cose, era il senso di responsabilità per i miei ragazzi. Li vedevo vivere una sofferenza incredibile e sono giunto alla conclusione che quel decreto delle porte chiuse era un controsenso; il nostro è uno sport di contatto, mi sono espresso in quella direzione lì e oggi la logica ha detto che era giusto prendere la posizione in quel senso. Io ora spero in un cambiamento in determinate cose: ero un po’ pessimista per la risoluzione del problema, penso che riusciremmo a tornare vivere normalmente solo con una cura definitiva o un vaccino. Negli ultimi giorni però mi sono reso conto di vedere un po’ la luce e sono più sereno. Questa reclusione forzata ci porterà a un cambiamento univoco per quanto riguarda i social per me: oggi ne abusiamo, mi auguro che questo periodo ci porti appena potremmo ad uscire di casa senza avere in mano sempre il telefono e riscoprire quelle cose che ci rendono migliori”.

Il Poz ha poi annunciato la conclusione della sua autobiografia e ha aperto la scatola dei ricordi: “Ricordo più bello? Sono più legato alle persone che ai ricordi della mia carriera: quando vinci solidifichi il rapporto umano, Meneghin, Basile, Soragna, De Pol sono alcune delle persone con cui ho condiviso bei momenti. Sono i rapporti umani a rimanere. Giocatori più forti contro cui ho giocato? L’israeliano Oded Katash e David Rivers”. 

Sulla sua esperienza di allenatore ha commentato: “Devi essere bravo a mantenere le distanze tra confidenza e presunzione: è questo che fa la differenza a motivare i giocatori, spesso dico a Marco Spissu che non si rende conto di quanto è forte. Lui all’inizio era un po’ diffidente, pensava lo prendessi in giro… Io devo fidarmi dei ragazzi, il giocatore forte e inaffidabile è scarso mentre quello affidabile e scarso è forte. Ora da allenatore vivo le partite con più ansia rispetto a quando giocavo. I falli tecnici? Ogni tanto un allenatore decide di prenderlo, ma non è sempre il mio caso: secondo me perché il coach è direttamente coinvolto cinque volte nelle proteste rispetto al singolo giocatore. Non mi giustifico, ma poi quando giochi hai la possibilità di interagire con l’arbitro da allenatore no, urli e richiami l’attenzione. Su questo aspetto devo ancora migliorare. Le 22 partite di fila vinte l’anno scorso rimangono qualcosa di straordinario: avere una costanza simile in uno sport come la pallacanestro dove non esiste il pareggio è qualcosa di incredibile. Ho sempre pensato che se fossi andato a Sassari ad allenare non avrei potuto fare male: non mi sono sbagliato, qua c’è un equilibrio e una condivisione unica. La Dinamo dell’anno prossimo? Non so, viviamo un periodo difficile da programmare. Prima bisogna pensare ai conti, riuscire a pensare alla prossima stagione è ancora prematuro. Ma ho le idee precise sulla direzione della scelta dei giocatori: ho sempre corteggiato Miro Bilan per esempio perché è un giocatore fenomenale e una persona meravigliosa. Lo abbiamo constatato qui a Sassari. La direzione è quella ovvero “Niente teste di cazzo”. 

Poi una battuta sulla mancata assegnazione dello Scudetto alla Virtus Bologna: “Ho letto con grande soddisfazione quello che ha detto Djordjevic ovvero che non avrebbero festeggiato il titolo, ma sarebbe stato un giusto riconoscimento per il lavoro fatto: sono d’accordo con lui, probabilmente avremmo fatto altrettanto. Alla fine di questo campionato anomalo era prima in classifica e questo gli va riconosciuto. Perché il calcio prova ad andare avanti? Semplice perché guadagna dagli introiti televisivi cifre astronomiche, quindi se riescono a continuare anche a porte chiuse il vantaggio sarebbe enorme. Purtroppo nel mondo della pallacanestro non è lo stesso ed è questa la differenza”.  

 

 

 

 

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