Pozzecco: “The Last Dance? Io come Rodman”

Il coach della Dinamo Sassari Gianmarco Pozzecco ha parlato a Eurosport: ecco alcune delle sue dichiarazioni.

Sulla ripartenza del basket italiano: “Ad oggi nessuno è in grado di dare la riposta più giusta, nessuno può sapere quando ripartirà il prossimo campionato: non sappiamo come si evolverà il virus, non sappiamo nemmeno cosa può succedere tra due o tre giorni. Le prese di posizione aggressive mi sembrano inutili, ma queste rispetto a qualsiasi informazione che ognuno possa dare. Il giochino di oggi è quello che qualcuno dice una cosa e subito qualcun altro deve dire il contrario. Penso che tutti quanti stiano cercando una soluzione che possa fare felici tutti, ai giocatori che non vedono l’ora di tornare in campo per fare quello che hanno scelto da piccoli. Tutto però deve andare di pari passo con la sanità, ci sono talmente tanti fattori da prendere in considerazione che un individuo da solo fa fatica ed è necessario ci siano più persone competenti per valutare la soluzione che a oggi possa essere più logica”.

Sugli italiani e il possibile progetto Club Italia a Cremona: “Continuo a pensare che meritino rispetto e considerazione, sono allenatore della Nazionale sperimentale anche per questo motivo, perché sono uno dei pochi a pensarla così. Possono regalare emozioni e performance a grandi livelli al pari degli americani. In Italia soffriamo un po’ il fatto che per noi gli americani siano troppo più bravi e fisicamente migliori rispetto a noi, rispetto ad altre nazioni come la Croazia dove ho allenato dove sono considerati alla pari dei giocatori locali. Oggi non è più come un tempo dove gli stranieri erano molto più forti rispetto ai giocatori del Paese. Io penso che il Club Italia potrebbe essere una delle squadre più temibili del campionato”.

Sull’esultanza dei muscoli e la famosa storia della carta di credito: “Gliela diedi dopo quella vittoria a Milano, ma sbagliai l’ordine dei numeri del pin. Mi chiamò Spissu la notte per dirmelo ma ero troppo stanco per rispondere. Pagò Pierre di tasca e poi saldai cash qualche giorno dopo. Feci quell’esultanza imitando i miei giocatori, Polonara per primo: é un gesto di cui ora mi vergogno, ma allo stesso tempo lo giustifico. Sto cercando di eliminare alcuni aspetti dal mio lavoro come questo gesto, anche se è utile per trasmettere qualcosa ai miei ragazzi e goda un po’ nel farlo”.

Sul documentario The Last Dance sulla leggenda dei Chicago Bulls: “A un evento feci scoprire a Scottie Pippen e Ralph Green l’Havana e Cola, lo gradirono molto ed entrammo in confidenza. A fine serata, aiutato dall’alcool, mi esibii anche in una piroetta sulle scale con tanto di standing ovation per il mio gesto (ride ndr). The Last Dance su di me? Tre stagioni, quella di Varese e quelle di Capo d’Orlando: ci sono alcuni punti in comune, ecco io sono Rodman, Meneghin Jordan e De Pol Pippen. Dico Rodman perché é il mio idolo e mi assomigliava caratterialmente, non certo come giocatore. Altro paragone è Phil Jackson come Charlie Recalcati, sono stati capaci di gestire giocatori come me e Rodman: rimango ancora dell’idea che giocatori possano e debbano sgarrare ogni tanto, la cosa che conta di più è quanto il gruppo accetti questo. A Capo d’Orlando nel mio anno da allenatore ci avrebbero ripreso ma molte delle scene sarebbero state censurate, eravamo dei folli”.

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