Zedda: “Futuro ancora incerto”

Il sindaco di Cagliari parla dopo le elezioni regionali che hanno premiato Solinas.

Massimo Zedda non ha dubbi. Il verdetto delle elezioni regionali è stato positivo. In una lunga intervista a L’Unione Sarda, il sindaco di Cagliari commenta i dati delle urne, che hanno premiato Christian Solinas davanti al leader del centrosinistra, con il Movimento 5 Stelle (candidato Francesco Desogus) grande sconfitto.

“Dalle Politiche abbiamo recuperato 14 punti, di più non si poteva”, dice Zedda, che alla domanda sul perché si sia messo in gioco nonostante la probabile sconfitta risponde così: “Saremmo finiti ancora peggio. Qualcuno sarebbe andato con Autodeterminatzione, altri con Maninchedda. Un’aggregazione a sinistra, il PD da solo. Non solo avremmo detto addio al centrosinistra, ma avremmo perso nello stesso giorno la Regione e Cagliari. Perché il centrodestra avrebbe vinto anche in città. Sarebbero venuti a urlare “dimissioni, dimissioni” sotto queste finestre”. 

E’ un Zedda categorico anche sull’ipotesi di dimettersi da sindaco, come vorrebbe e ha invocato Matteo Salvini. “Dopo aver vinto a Cagliari? Ma può un ministro ragionare così? Sarebbe stato un obbligo se avessi perso, ma ho vinto. E certo non decide lui. Ma poi: ci passa mai al suo ministero? È sempre in giro”. La questione sul futuro di Palazzo Bacaredda è però cruciale. Non ho ancora deciso, valuterò insieme alla mia maggioranza in Comune, e poi coi candidati delle mie liste, che riunirò la prossima settimana. L’ottica è sempre quella collettiva: non c’è un uomo solo al comando. Le persone devono essere coinvolte sempre, anche su queste decisioni. Non solo per cercare voti. Io candidato alle Politiche? Il punto non è la mia carriera politica, ma decidere se sia meglio continuare il mandato da sindaco o guidare l’opposizione in Consiglio. Non userò mai la città e il consenso dei cagliaritani per fare opposizione al governatore. Sarebbe una caduta di stile istituzionale che nuocerebbe alla città. Se resterò sindaco mi confronterò col presidente Solinas come si fa tra istituzioni, nell’interesse dei cagliaritani”.

Il politico cagliaritano, sempre più volto di punta del centrosinistra sardo ed italiano (in attesa delle primarie del PD previste per domenica), dichiara di aver voluto dare, candidandosi, “un esempio in tempi segnati dalla viltà. Se avessi detto di no e avessimo perso, magari anche peggio, mi sarei sentito un vile. Pensavo ad un distacco inferiore – ammette Zedda – La nostra percentuale è più o meno quella attesa. Forse si sono spostati più voti del previsto dal M5S al centrodestra. L’11% della Lega sicuramente è merito di Salvini, eppure – dice – credo che sia al di sotto delle loro aspettative”.

Spazio anche ad altri argomenti. Il giudizio sulla Giunta Pigliaru: “Su una parte del lavoro non c’era molto entusiasmo, su alcuni Assessorati avevo espresso parere positivo: la Cultura, sia con Firino che con Dessena; l’Urbanistica di Erriu, il Turismo di Barbara Argiolas”. Niente proclami (“Potevo promettere miracoli, ma amo essere serio”) e puntura per Solinas: “Tutti dicevano che era il candidato invisibile, era sparito, non partecipava ai confronti. Per carità, una tecnica legittima. Ma non puoi pensare che nessuno lo sottolinei. Spero che faccia un buon lavoro. Vedremo le dichiarazioni programmatiche, poi se farà cose buone non ci metteremo contro. Non penso che ogni cosa proposta dagli avversari sia sempre indigeribile. Ecco, magari non riprenda a parlare di flotta sarda”. 

“Tutti mi stanno riconoscendo che mi sono messo al servizio della causa per una missione impossibile. E che la sconfitta non è colpa mia”, precisa Zedda, che spera di riuscire a far crescere il progetto di “una scuola politica per avvicinare i giovani, volevamo portare in Consiglio qualche ventenne, con la terza lista civica”.

La chiusura è per l’auspicio di un ritorno alla logica di coalizione di centrosinistra e non di PD che corre da solo. Ma Zedda precisa che “non tutte le colpe sono del PD”, perché “in Sardegna ha sostenuto ancora una volta un candidato non suo dando una mano alle liste civiche e rinunciando magari a una percentuale più alta. Io nel PD? Sono alleato, garantisce stabilità alla maggioranza comunale, ha voluto la mia candidatura. Ma se non ci sono entrato quando era fortissimo…”