Zola: “Cagliari, lo Scudetto del ’70 mi ha fatto crescere”

I due grandi numeri 10 “made in Sardinia” della storia rossoblù sono stati ospiti di Sky Sport in occasione del Centenario del Cagliari.

Zola: “Orgoglioso di aver chiuso la carriera al Cagliari”

“Sono arrivato a Cagliari nel momento giusto – ha raccontato Magic Box ai microfoni di Sky Sport – presi questa decisione dopo aver acquisito esperienza e conoscenza altrove, potendo così mettere a disposizione della mia terra quelle capacità frutto di un’intera carriera. Fin dall’inizio avevo pensato di fare un percorso del genere e sono rimasto estremamente contento della mia esperienza. È stata una delle più belle della mia vita, ne vado orgoglioso. Il mio gol di testa alla Juventus? Non meritavamo di perdere quella gara, avevamo fatto una buona partita senza mai mollare. Io ho intuito il cross di Brambilla e sono partito in anticipo su Zebina, saltando una frazione di secondo prima rispetto a lui. Sono stato anche fortunato, perché ho impattato la palla così bene da rendere impossibile l’intervento a Buffon”. Poi i ricordi dello scudetto del 1970: “Avevo 4 anni, quindi vivevo ancora di riflesso attraverso la passione di mio padre, che si è avvicinato proprio in quegli anni al calcio. E’ lì che ha mi ha attaccato la passione per questo sport. Sono cresciuto con quello scudetto. Senza quella grandissima vittoria probabilmente mio padre non si sarebbe mai appassionato e io avrei fatto altro nella mia vita”.

Matteoli: “Io, Pirlo ante litteram”

C’è anche Gianfranco Matteoli fra i sardi che hanno scritto la storia del Cagliari, con il picco emozionale della cavalcata in Coppa Uefa nella stagione 1993-94: “Arrivammo stanchi a fine stagione, perché nel corso dell’anno ci concentrammo sull’Europa per poi trovarci in cattive acque in campionato. Spendemmo tanto in una partita contro la Reggiana e a San Siro non fummo al top”. Matteoli indossò la maglia rossoblù a fine carriera, dal 1990 al 1994, arrivando a Cagliari dopo lo scudetto dei record vinto dall’Inter: “Ogni periodo ha i suoi calciatori, io sono stato il primo Pirlo, nel senso che grazie all’intuizione di Trapattoni iniziai a giocare davanti alla difesa, il che mi portò a fare molto bene”. 

AL BAR DELLO SPORT

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