Scusa, Nicolò

Ultimo Tango a Cagliari | Racconti, emozioni e deliri in rossoblù. Di Andrea Valentini

Ti devo delle scuse, Barellino.
Lo dico subito, a caldo: non ho gioito per il tuo primo gol azzurro.

Lo so, lo so, che delusione.
Hai sempre dato tutto per la maglia, nel bene e nel male, sia in occasione delle (tante) buone prestazioni che durante le giornate storte.
Per uno che segue i suoi colori anche in trasferta, uno così sentimentale da creare Ultimo Tango a Cagliari per condividere i suoi deliri da tifoso con il resto del popolo rossoblù, dovrebbe bastare ed avanzare.
Quantomeno per stringere un pugnetto, dai.
Gridare, sommessamente: “gol!”.

Oh, ma ci credi che proprio niente?
Zero virgola zero.
Attento, Nico, non perché non ti voglia bene…anzi!
Solo che io non riesco a guardare i fiori senza pensare a quando appassiranno.
Quindi, mi sono girato verso un collega (peraltro romanista, chissà che presto non gioisca lui per le tue prodezze), ho bevuto un perplesso sorso di bourbon e vi ho annegato un ironico: “che bello, ha segnato Barella, chissà adesso quanto costa”.

Ti chiedo scusa.
Per dirla con un noto poeta contemporaneo, pensavo solo “ai soldi, soldi, soldi…”.
Che poi, nemmeno fossero i miei.
Insomma, ci stiamo finalmente rassegnando al fatto che NON sarai la bandiera del Cagliari che verrà.
Sai? Mi ricordo di quando iniziasti a stupire tutti, l’anno della tranquilla salvezza da neopromossi.
Mi sorprendevo a sperare che diventassi fortemanontroppo.
Come Conti, come Agostini, come Dessena prima che Coly lo mutilasse.
Un ottimo interprete del ruolo, magari nel giro della Nazionale, ma ancora troppo poco per una Grande Squadra.
Capisci a che punto sono stato stolto?
Avrei sacrificato una parte del tuo limpido talento pur di avere un cagliaritano nel cuore del nostro centrocampo, con la fascia da capitano al braccio.
Scusami davvero, mi vergogno per aver ragionato in modo così provinciale.
Scusaci tutti, poiché non siamo abbastanza grandi da permetterti di restare a casa per costruire la tua carriera.

Continuerò (continueremo) a volerti bene, anche se o quando vestirai qualche maglia che useremmo volentieri come carta igienica.
Non lascerai Cagliari per fama e soldi: lo farai palesemente perché la squadra non è cresciuta con te, e deve lasciarti andare.
Ti dirò di più, sono convinto che ti farai trovare pronto.
Dimostri di esserlo già sul campo, ben al di là di un gol stupido con beffarda deviazione, e lo sei altrettanto al microfono.
Dedichi il gol a tutta la tua città, così da poterti lasciar scappare che “il tuo futuro è incerto”.
Non commetti le stesse leggerezze di chi ti ha preceduto, non dichiari apertamente di volertene andare, con quel visetto furbo da discoletto del quartiere che ti ritrovi.
Ed è giusto così, Nico, è giusto che spicchi il volo e che seguiti a volerci bene anche mentre demolisci i nostri onesti mestieranti del centrocampo, gente con la metà del tuo talento.

Scusami se non ho gioito come quando segni vestito di rosso e blu.
Io ci tengo alla Nazionale, ma stavolta ho visto solo crescere la plusvalenza.
Che caduta imperdonabile, per uno che si definisce romantico…ma vabbè, perdonami.

Tuo, Andrea

Andrea Valentini